Parte, o meglio, riparte il Project Mira e lo facciamo presentando nuovamente il primo capitolo di “N -- A -- N -- O” arricchito con una video/sigla iniziale ed una finale. Ma prima di guardare il video vorrei ringraziare Giorgia Cosplay, che nel video ha interpretato la nostra mascotte/guerriera Mira. Un altro ringraziamento va alla mitica doppiatrice Emanuela (Nami, Bulma) Pacotto per aver introdotto il video della Opening. Un grazie va anche al duo Hugin & Munin (Thore e Manu De Matteo) che hanno scritto, suonato e cantato il pezzo “I’m” che ora è la colonna sonora del Project Mira. Il pezzo “I’m” nella sua interezza lo potrete scaricare a breve sul nostro sito della musica all’interno della compilation “Mag-Music compilation vol. 3 Eros & Thanatos“.
Il Project Mira è anche un esperimento, il personaggio Mira verrà catapultato in più situazioni, collegate, in qualche modo fra loro. Il progetto comprende infatti anche un RPG, creato da Gianluca Naccarato e un prossimo spin-off “I racconti delle Torri” tratto da “N -- A -- N -- O“.
Il mio intento è quello di presentare in maniera leggermente differente e divertente un personaggio creato dal nulla che è diventato la mascotte ufficiale del Mag-Network.
Angelo Di Pino
Tutto il Project Mira corre sulle pagine del Blog www.projectmira.wordpress.com
“N A N O”
t e c h n o l o g yQuella città non le era mai sembrata tanto complicata e vorticosa con i suoi innumerevoli intrecci di vie, l’aria salmastra si faceva sentire sempre di più e l’ avvolgeva da ogni punto della città, quell’aria e quell’odore che tanto rassicuravano Mira.
Un innaturale silenzio accentuava i rumori della corsa e il fiatone, perfino il respiro affannato rumoreggiava in quei vicoli.
Gli occhi di Mira ruotavano velocemente intorno, anche a causa del passo veloce della mamma che la teneva in braccio, per tenere il ritmo della corsa, lei era piccola non avrebbe mai potuto sostenere il suo passo da adulta. La mamma però sembrava spaventata, aveva il fiatone eppure ogni tanto le volgeva uno sguardo di interessamento, sembrava chiederle con gli occhi:”tutto bene piccola mia?” Allora lei, la sua piccola Mira si tranquillizzava e si lasciava trasportare dalle sue braccia come in una potente ninna nanna.
”Ancora un po’ Mira e siamo arrivate, nessuno potrà più farti del male, te lo giuro!” I capelli rossi della donna erano scarmigliati dalla corsa, il viso stanco e provato metteva in evidenza ancor più i segni di sofferenze passate, ma ciò nonostante era ancora una bella donna.
Intanto si ritrovarono quasi senza accorgersene dall’ anonimato dei vicoli ad una immensa e illuminata piazza, percorsa da una miriade di volti, di voci, di risa, di parole confuse che trasformava il tutto in uno stimolante caos di gente intenta ad arrivare puntuale a lavoro, camminando a passo svelto verso i mezzi pubblici, concentrati in più punti, ai confini dell’immensa piazza.
Sullo sfondo si stagliava una enorme fontana che troneggiava al centro della piazza, questa raffigurava la sagoma di un uomo proteso ad afferrare uno strano oggetto esagonale, il getto d’acqua che ne scaturiva rassicurava e rilassava, alle spalle della fontana la stazione, la loro meta…la loro salvezza!
La donna si guardava intorno, quanta vita c’era in quella piazza pensava: un centro direzionale efficiente e rumoroso e oltre, dopo la stazione che cercavano di raggiungere si trovava la prima di tre immense torri ancora in costruzione; un progetto che avrebbe portato all’isola artificiale nuova linfa vitale, anche se queste significavano il lento disfacimento dei vecchi edifici della città, tutta la popolazione sarebbe stata assorbita nel tempo dalle tre torri. Tutto ciò anche grazie al notevole contributo della nanotecnologia di cui l’isola era già un punto nevralgico al mondo sullo studio delle nano macchine.
Quella costruzione di vetro e acciaio insieme alle altre due avrebbe sovrastato la città come un potente guardiano vigile e sempre attento.
La donna si fermò qualche istante per riprendere fiato, posò giù la sua piccola Mira, le si inginocchiò sistemandole il vestitino e rimboccandole il cappotto, osservò con una strana riverenza il ciondolo che la piccola portava al collo, aveva la forma che ricordava due balloon separati al centro da un ellisse, sembrava enorme e pesante addosso alla sua bambina che però lo portava tranquillamente.
La donna si rialzò, un ultimo sguardo furtivo intorno a se ed era pronta a ripartire, di fronte, distante circa 400 metri la stazione, la loro meta. Ricominciò il cammino frenetico, ormai mancava davvero poco, quando la donna si sentì improvvisamente strattonare da Mira, sulle prime cercò di non darle retta, ormai erano quasi arrivate non aveva senso fermarsi proprio in quel momento, ma Mira insisteva e tirava, tirava.
“Tesoro lo so che sei stanca, ti prego ancora un po’ di sforzo e poi ci riposeremo sul treno, ti piace il treno no?” Ma Mira non l’ascoltava, aveva lo sguardo fisso davanti a lei verso un punto preciso, i suoi occhi guardavano altri occhi che la scrutavano con molta attenzione, occhi neri, vitrei. Seguendo lo sguardo di Mira, la donna vide anche lei l’austera figura ritta dinanzi a loro, un uomo alto con un cappotto lungo e scuro era fermo, immobile tra la fontana e la stazione e le osservava.
“Mira, cara dobbiamo tornare indietro, mi sa di aver dimenticato una cosa importante…dai ti port…”la donna si voltò verso la bambina e quasi urlò nel ritrovarsi alle spalle un’altra sinistra figura, era una donna alta, con i capelli raccolti e fasciata anche lei in un lungo cappotto blu scuro.
La donna rimase impietrita, il sangue le si gelò nelle vene, tentò di indietreggiare ma si accorse che l’uomo nella piazza velocemente le aveva raggiunte, erano in trappola.
L’altra donna posò una mano sulla testa di Mira che non si mosse, la bambina continuava a fissare la madre in preda al terrore.
“Chi siete?…Vi prego lasciateci andare, voi, voi non sapete cosa state facendo, non sapete chi sia mio marito in realtà e quello di cui è capace!”
“Invece sappiamo tutto signora, per questo siamo venuti a riprendere Mira! Con noi sarà al sicuro!” L’uomo misterioso calò le sue parole come una scure tagliente per la donna che decise istintivamente di reagire, non poteva assolutamente permettere che prendessero la sua piccola Mira, glielo avevo promesso e le promesse di una madre vanno mantenute. Diede un improvviso spintone all’uomo accanto a se cercando di farsi spazio per scappare ma c’era ancora l’altra donna che afferrò subito Mira per una mano iniziando a tirarla con dolce fermezza, l’uomo intanto tratteneva la donna per un braccio serrando il pugno fino a farle male, lei provò ugualmente a colpirlo con l’altro braccio ma ottenne solo un sonoro schiaffo che per qualche secondo la stordì completamente.
Mira, dinnanzi a quella scena, cercò di liberarsi a sua volta dalla stretta dell’altra donna, in quegli istanti confusi i passanti erano incuriositi dalla situazione, si fermavano, rallentavano ma nessuno faceva nulla per intervenire, eppure c’era una bambina evidentemente in pericolo.
Mira si agitava, voleva liberarsi e correre dalla madre, l’uomo a quel punto vide il ciondolo al collo della bambina fuoriuscire dal cappotto e ne fu come ipnotizzato, per i primi secondi quasi non riusciva a credere che la bambina avesse quel ciondolo, poi ne fu come rapito, quasi imbambolato, corse verso Mira, l’uomo lanciò uno sguardo sfuggente alla donna che tratteneva la bimba, quell’istante bastò per capire quanto fosse contraria al gesto che stava per fare, poi lo rivolse nuovamente al ciondolo, doveva averlo assolutamente, tese la mano verso il collo della piccola pronto a strapparglielo, se fosse stato necessario, era attratto come calamita, erano due poli opposti che si attraggono irrefrenabilmente.
La mamma di Mira intanto si era liberata e ripresa dalla lotta contro l’uomo che l’aveva schiaffeggiata, corse subito verso la piccola che aveva di nuovo la stessa espressione di pochi minuti prima, quando aveva cominciato a fissare l’uomo nella piazza, lo stesso uomo che in quell’istante aveva raggiunto il suo collo, stava toccando il ciondolo e quello bastò per scatenare qualcosa che nessuno avrebbe mai osato immaginare: quel che accadde fu repentino, pochi secondi e tutto intorno cambiò.
Una energia gargantuesca investì tutta la piazza con una serie di onde, tutto sobbalzava come durante un terremoto, un suono roboante e sordo circondò tutto il quartiere e la piazza compresi: tutte le persone per le strade, e nei vicoli nelle vicinanze come pedine di una enorme scacchiera iniziarono a cadere, chi nelle case, chi semplicemente a passeggio o lavoratori sulle impalcature… morti in pochi minuti. La piccola Mira osservava la miriade di corpi attorno a se completamente avvolti da sudari di sangue, anche il corpo di sua madre e quelli dell’uomo e la donna che avevano cercato di raèirle erano nelle stesse condizioni, corpi massacrati, carni straziate, gli occhi della piccola erano quelli di un bambino che non è pienamente consapevole di quello che gli accade intorno, uno stato d’animo sospeso tra l’incredulità e lo smarrimento, i suoi pensieri furono distolti da un’ombra scura che la raggiunse sovrastandola, Mira alzò lo sguardo e vide un fumo grigiastro immenso raccolto su di sea centinaia di metri di altezza, quel fumo era striato di rosso, quando le caddero sul viso alcune gocce, erano macchie di sangue che come una lieve pioggia le imbrattarono il volto.
Storia di: Angelo Di Pino
in collaborazione con: Gianluca Naccarato e Alessandro ( Tamla ) Piccione
scritto da: Giuseppe Ino
il disegno all’interno del 1° capitolo è di: Alessandro Miracolo
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