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Spider-Man: Homecoming – Recensione

L’amichevole eroe di quartiere esordisce nel’Marvel Cinematic Universe. Ecco la nostra recensione di Spider-Man: Homecoming

  • Data di uscita: 6 Luglio 2017
  • Titolo originaleSpider-Man: Homecoming
  • Paese: USA
  • Genere: Avventura, Azione, fantastico
  • RegiaJon Watts
  • Sceneggiatura: Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna, Erik Sommers
  • Produzione: Columbia Pictures, Marvel Studios, Pascal Pictures
  • DistribuzioneSony Pictures
  • Cast: Tom Holland, Michael Keaton, Marisa Tomei e Robert Downey Jr
  • Durata: 133 minuti

Grande nelle ambizioni, ristretto nel budget, ma perfettamente bilanciato in ciò che vuole raccontare. L’esordio cinematografico di Spider-Man (il secondo se si considera il cameo in Captain America: Civil War) nel MCU porta una ventata d’aria fresca a questi giganteschi appuntamenti televisivi sul grande schermo dei Marvel Studios.

Nessuna minaccia globale o invasioni aliene, e nessun colpo di stato, Spider-Man: Homecoming viaggia sulla medesima onda dei Defenders di Netflix, in particolare con Daredevil: piccole storie calate in un contesto più grande, che va oltre la portata dei loro protagonisti. E per quanto possa sembrare un parallelismo forzato quello di accomunare il Diavolo di Hell’s Kitchen all’Amichevole Ragno del Queens, questi due personaggi rappresentano in un certo senso la faccia della stessa medaglia.

Con l’eccezione che Peter Parker è un quindicenne alle prese con una nemesi contro cui tutti si sono confrontati a quell’età, l’adolescenza.

Ed è proprio questo il focus della pellicola diretta da Jon Watts: una storia non sulle origini, ma sulle responsabilità che comporta indossare una maschera, bilanciando i propri doveri tra la criminalità e la sfera privata, ma anche di entrare a tutti i costi nel mondo degli adulti. Tom Holland incarna perfettamente quello spirito del Peter gioviale, ma sfigato, dandogli una carica unica capace di differenziarlo ancora una volta da coloro che l’hanno preceduto nel costume, ma allo stesso tempo anche da tutti gli altri eroi presenti nel MCU. Il personaggio guadagna inoltre personalità proprio grazie alla location scolastica, finalmente approfondita degnamente ed integrata nelle sue vicende.

Come dicevamo in apertura è un racconto più piccolo, un teen drama scolastico a tutti gli effetti nel quale Watts rielabora i cliché del genere riprendendo però gli elementi cardini del cinefumetto moderno. Saltano dunque le origini, si suggerisce qualcosa relativo al possibile Zio Ben per qualche secondo, ma poi la pellicola cerca di fare tabula rasa delle precedenti incarnazioni, strizzando in diverse occasioni l’occhio allo Spider-Man di Raimi, coscienziosa però di non poter reggere un confronto.

Ma Spider-Man: Homecoming è soprattutto una pellicola di contrasti generazionali, e colui che avvalora queste qualità è l’Avvoltoio di Michael Keaton, portabandiera della classe borghese. Inizialmente onesto imprenditore, e poi vile criminale per una “nobile” causa che, con un breve discorso tipicamente fumettoso, ma purtroppo tanto attuale, cerca di giustificare le proprie azioni. Nonostante venga relegato al ruolo di villain per movimentare soprattutto l’azione del film, gli sceneggiatori hanno cercato di creare una nemesi dal background più solido, e quando lo vediamo negli insospettabili panni di Adrian Toomes emerge una figura capace di inquietare anche senza indossare l’armatura alata.

In tutto ciò non mancano comunque dei piccoli difetti, che consistono per lo più nel poco approfondimento dato ai personaggi secondari.

Da questo punto di vista si tratta di un film molto spidercentrico nel quale il protagonista ruba inevitabilmente la scena a tutti, mettendo quasi in secondo piani molti dei suoi interessanti comprimari. E per la prima volta ci sentiamo in dovere di tirare in ballo gli easter egg, qui meno velati del solito e più diretti proprio per generare gag di assoluta comicità. Su tutte quelle relative a Captain America, utilizzato nelle scuole come simbolo patriottico nonostante sia diventato a tutti gli effetti un ricercato internazionale dopo gli avvenimenti di Civil War.

Commento finale

Spider-Man: Homecoming è una piccola ventata d’aria fresca che riconferma il talento della Marvel nel saper manipolare i tanti sottogeneri del cinema, creando dei mix cinematografici divertenti e capaci di differenziarsi fino ad ottenere una propria identità.

Quella a cui assistiamo è tutto sommato la storia del piccolo eroe desideroso di diventare qualcosa di più, desideroso di evadere dal sistema in cui rinchiuso, ma alla fine il Peter Parker di Tom Holland non è altro che “la rappresentazione springsteeniana della classe operaia”. Non è Iron Man, non ha bisogno di essere un Captain America, è solo l’amichevole Spider-Man di quartiere. E a noi sinceramente piace così.

Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming
80

VOTO

8/10

    Pros

    • Ottima gestione dei tempi, che alterna buona comicità e ottima azione
    • Tom Holland è un Peter Parker pienamente convincente
    • Michael Keaton è un sorpresa...

    Cons

    • ...ma forse poteva dare ancora di più
    • Molti dei comprimari sono appena approfonditi

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