È impossibile non aprire questo editoriale senza pensare a Sergio. Solo ieri ho saputo della sua  scomparsa. Solo ieri mi sono trovato in lacrime da solo nel mio ufficio pensando a lui, a come era, alla volte in cui siamo siamo stati insieme, a pranzo a Milano o alla fiera del Libro di Bologna, a Lucca, ad Angouleme. Mi sono ricordato di un evento a Rimini, millenni fa, cui partecipammo assieme, alle cose che mi ha detto. Alla stima che sentivo in lui per me e per Panini, e a quella mia e del nostro staff ogni volta in cui avevamo la fortuna di collaborare. E negli anni, pur facendo tipi di fumetto sostanzialmente diversi, abbiamo collaborato tante volte, inizialmente con i Classici del Fumetto Serie 1 e 2, la prime grandi operazioni in compagine sul fumetto in Italia. Poi con l’opera sui 100 anni del fumetto italiano con RCS, e quindi con la gestione dei diritti internazionali della Sergio Bonelli Editore, iniziata a fine 2009. E infine con il progetto del CD di Tex che avete visto annunciato in queste pagine e che è andato in stampa proprio ieri.
Due mondi diversi di fumetto, ma sempre comunicazione per immagini, sempre arte, sempre narrazione, immaginario, fumetto. Questo ci accomunava, questo ci ha fatto incontrare. E sono quegli incontri che ti segnano per la vita, quelle persone che toccano il tuo mondo e che rimangono scolpite nel cuore e nella memoria. Perché Sergio era un Signore, un uomo vero, un giusto che faceva sempre la cosa giusta. E si ricordava di te, e ogni volta faceva le domande che ti fanno capire che conosceva il mondo, dei fumetti e non solo, e si parlava di America e di Brasile (ah, il suo Brasile), di autori e di storie, di Francia e Spagna. E io ero mostruosamente grato e intimorito e come al solito con le figure paterne avevo il mio bel daffare interiore ma alla fine accettavo la sua aura, perché era paterna ma senza giudizio, ferma ma comprensiva, leggera e mai invadente.
E adesso che non c’è più, continuo a non controllare le lacrime e me lo immagino vivo e sorridente in giro per i luoghi e le città che amava, presentissimo e distaccato, nel presente, sempre. So long. Forever.
Marco M. Lupoi
da Anteprima 242
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