Adriano de Vincentiis: Io e il fumetto, un amore a prima vista
CartoonMag ospita il grande artista italiano Adriano de Vincentiis, benvenuto. Adriano cosa rappresenta per te il fumetto e quando avvenne il vostro incontro?
Ciao cartoonMag, mi sono imbattuto col fumetto molto tempo fa, quando ero adolescente, grazie a dei numeri da edicola di Skorpio e Lanciostory che vagavano per casa mia, per mia grande fortuna o destino dentro questi piccoli contenitori fatti di pagine stampate su carta da due soldi c’erano i più grandi fumettisti internazionali. Fu amore a prima vista, scoprii un mondo nuovo ed eccitante, ricordo che la mia mente e il mio cuore si illuminarono perché capii in un flash che c’era un modo unico, eccitante e riservato a pochi per mettere a pieno frutto la passione per il disegno che coltivavo già da tempo, ma che non sapevo come esprimere al meglio. Ricordo che mi sentii molto felice, ero eccitato e ingordo, portavo i fumetti in classe e li leggevo durante le lezioni e li facevo vedere a tutti, iniziai a comprare tutto quello che potevo e subito iniziai a progettare le mie tavole a fumetti, senza mai aver il minimo dubbio che quella sarebbe stata la mia strada. Amore a prima vista che non è mai scemato in tutti i questi anni, anzi, si è solo rafforzato.
Il fumetto per me è un caleidoscopio vorticoso dentro il quale si esprimono mondi dentro mondi, una pagina a fumetti è come uno specchio in frantumi, ogni pezzo un lago che riflette un diverso punto di vista su questo mondo che a suo tempo è un mondo a se stante. Il fumetto è un frattale di visioni, dentro al quale il disegnatore può perdersi e vivere e allo stesso tempo mettere in pratica la passione per il disegno che, incanalata all’interno delle infinite capacità interdisciplinari che richiede il fumetto, cresce e si affina, come una grande scuola di arti marziali.
La tua prima opera Koshka, inedita in Italia, una storia di fantascienza con una protagonista femminile, ideata da Stefano di Marino, cosa puoi raccontarci di quel progetto?
Koshka fu il mio primo fumetto professionale in assoluto, l’ho iniziato a 19 anni, è stato un grande sogno. Mi sono buttato dentro la storia e nella passione per la fantascienza con tutto me stesso. Non prendo mai nulla alla leggera, specialmente se si tratta del mio lavoro, ma allora ero giovane e indisciplinato eppure il mio primo fumetto era già la mia ragione di vita. Gli dedicai tutto quello che avevo a disposizione. Posso raccontarti che fu un lavoro durissimo ma allo stesso eccitante come pochi, ho scoperto sulla mia pelle cosa significa dare tutto per un fumetto e sono rimasto attaccato a questo mondo perché quell’esperienza fu davvero unica.
Dopo Koshka, Oscar Chichoni ti inviò a Los Angeles e da lì iniziasti a lavorare per il cinema, di cosa ti sei occupato negli otto anni in cui ti sei allontanato dal mondo del fumetto?
Mi occupai di design per il cinema e per l’animazione, sia per progetti con grosse produzioni che per progetti sperimentali, non ho mai disegnato storyboards, per fortuna, perché è un lavoro molto noioso, al contrario ho disegnato tutto il resto che richiede fantasia ed immaginazione. La cosa più bella è stata che questa esperienza mi ha poi portato ad Hong Kong a lavorare per il cinema cinese d’azione e di animazione, molto più eccitante ed autentico di quello di Hollywood.
La decisione di volare in Francia da cosa nasce?
Non è stata una vera a propria decisione, più un percorso del destino. In Francia si può lavorare nel fumetto senza sentirsi ghettizzati, si evita di essere identificati solo ed esclusivamente con tex o dylan dog, come succede qui in italia quando si rivela a qualcuno che si è fumettisti. In francia essere un autore di fumetti è un altra cosa, si è considerati, come dovrebbe essere, dei grandi artisti e professionisti in un campo di tutto rispetto sia dagli appassionati che dai profani.
Sophia, una donna che affronta la vita e si trova a dover fare i conti col mistero. E’ stata definita un’opera erotica, esoterica, polizesca… ma per te che tipo di opera è?
Per me è stata un opera ed un percorso sull’invisibile e sul mistero dell’erotica femmina.
La figura femminile è un soggetto che riprendi spesso, della stessa Sophia hai realizzato anche un artbook, cosa rappresenta per te la donna e cosa significa il fumetto erotico per te?
La definizione Donna è già una definizione che ha a che fare con il sociale, con i ruoli, io preferisco sempre chiamarla, se devo, Femmina. La femmina o meglio il femmineo, è erotismo pensante, l’essere o figura femminile per me è così interessante e attraente perché racchiude una forza ed una carica che sono proprie solo dell’erotico e del sensuale, sono energia, potenza creatrice. Quando la matita corre sul foglio per rappresentare una femmina mi sento connesso con una forza ben superiore e più esotica di quando sto rappresentando un uomo, in virtù del fatto che credo che ogni essere dovrebbe far quello che gli piace, voglio sempre rappresentare il mondo del femmineo, perchè sento che mi da gioia.
Il fumetto erotico per me è un mezzo per esprimere la forza dirompente ed illuminate del mistero dell’erotico stesso, che dovrebbe essere un percorso di mistero e trasporto, di desiderio e di abbandono. Nella mia mente è impossibile scindere l’erotico dal mistero e il mistero dalla vita.
Raccontaci della mostra che hai tenuto a Parigi in cui hai presentato una trentina di splendide illustrazioni inedite, ti ritieni soddisfatto di questo progetto?
E’ stata una scommessa, come sempre, ma è andata benissimo. Ho esposto in una delle gallerie dedicate all’arte del fumetto più importanti sul territorio francese ed è stato un enorme successo. Ho lavorato in maniera febbrile e come sempre ho cercato di dare il massimo, per fortuna la Francia e i francesi sanno ricompensare in maniera del tutto istintiva un buon lavoro fatto con passione e dedizione, e così è stato. Oltre ad esporre tantissime tavole originali del mio ultimo libro uscito in Francia ho realizzato, come dicevi, in maniera spontanea, più di trenta illustrazioni anche su grandi formati dedicate alle eroine e agli autori del fumetto che più mi hanno influenzato, un modo sincero per divertirmi, sorprendermi e per omaggiare molti tra coloro che prima di me hanno reso possibile la mia carriera.
Nuova eroina in una nuova epoca, sto parlando di Succubes per Soleil, cosa puoi dirci a riguardo?
Ho avuto dei problemi familiari molto seri negli ultimi mesi che purtroppo hanno fatto ritardare notevolmente l’inizio dei lavori su questo nuovo libro che sto riprendendo proprio in questi giorni. Succubes è una serie che si muove all’interno delle epoche storiche e che narra la forza dominante delle figure femminili dentro la storia, unite dal filo conduttore di una setta esoterica fatta solo di donne che si chiama le figlie di Lilith. Ho scelto un’epoca che mi affascina molto per questo nuovo episodio e sono molto eccitato, ha a che fare con la bellezza e l’autenticità del mondo indigeno, altro non posso dire perché sto appena iniziando…
Tra i tuoi strumenti del mestieri trova spazio anche il digitale?
Molto poco, a volte dipingo, o meglio, coloro i miei disegni in maniera digitale ma sono un tradizionalista e lavoro sempre con matite, carta, inchiostri, gomme, taglierino, colla. Non mi piacciono molto le cose che non si possono toccare: il mondo di pixels e schermi è effimero, mi sfugge, non mi affascina come le cose vere e autentiche di sempre.
Non sono un esperto del colore perché amo talmente tanto il disegno puro e le matite e amo vedere i colori quando non ci sono. Il mondo del colore oggi spesso si limita ad una identificazione semplicistica dei toni, in modo che chi guarda sia aiutato a riconoscere il colore ma non a vederlo. Il colore per me è un mondo invece che va suggerito, mi piacciono i colori poco convenzionali e un poco assurdi.
A cosa lavori in questo periodo?
Come dicevamo sto riprendendo un nuovo libro per la collana Succubes con l’editore Francese Soleil, nel frattempo ho tantissimi altri progetti, di cui uno molto eccitante che tengo segreto.
Vuoi ringraziare o salutare qualcuno?
Si, ringrazio me stesso. Grazie Adriano.
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