Alessandro Fusco, con la scrittura esploro mondi lontani
Alessandro Fusco, chirurgo del dettaglio e delle contraddizioni della vita, è scrittore esordiente di romanzi fantasy, racconti thriller, fiabe e poesie. Lavora per Edizioni il Ciliegio e partecipa a diversi concorsi nazionali di narrativa e poesia. Alessandro benvenuto a CartoonMag, cosa puoi dirci di te?
Mi chiamo Alessandro Fusco, sono nato nell’alto Piemonte 38 anni fa e sono, da qualche tempo, esordiente nel campo letterario. Negli ultimi anni ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della poesia, scrivendo diversi componimenti di genere autobiografico, vincendo alcuni riconoscimenti in Italia e in Svizzera e auto producendo una prima raccolta. La mia prima passione è però per la narrativa, in particolare per l’epica, il romanzo gotico e tutto ciò che concerne il fantastico. In quest’ottica, da circa dieci anni, sono al lavoro nella creazione di un mondo immaginario, chiamato Ferhaven, in cui ho ambientato la mia saga d’esordio, che s’intitola “Il Sole di Alur”.
Cosa rappresenta per te scrivere?
In un certo qual modo, all’inizio, posso dire che abbia pesato anche la componente della “fuga”. Venendo dal mondo dei giochi di ruolo e vedendomi bene come “lupo solitario” ho cercato spesso in passato, a occhi aperti o chiusi, di esplorare dimensioni e mondi lontani dal contingente, dal reale e soprattutto dal contemporaneo. Questo spiega altrettanto le mie passioni per la storia, le leggende, la mitologia e l’esoterismo. Scrivere il primo libro della saga non è stato altro che la realizzazione più tangibile di tale processo. Ma in questo, ne sono certo, la mia esperienza non è poi tanto dissimile da quella di molti altri appassionati del genere fantasy, uomini e donne.
Quanto tempo della giornata dedichi a questa tua passione?
Non mi sono mai imposto delle regole, benché ultimamente tenda a farlo. In pratica, facendo un altro mestiere per vivere, posso dedicare alla scrittura solo il tempo che avanza e cioè la sera e i fine settimana. È anche vero che, per scrivere il primo romanzo e molto altro ancora, ho approfittato di tanti anni spesi alla ricerca di me stesso, soprattutto gli ultimi, più che un lauto guadagno: insomma, non sono proprio il miglior partito da sposare.
Quali sono i punti di riferimento che utilizzi nelle tue opere? Hai dei maestri a cui ti ispiri?
Domanda di rito, mi sembra giusto. Beh, oltre a esser tacciato di seguire Tolkien (quasi scontato dati i miei gusti fantasy), sono sempre stato affascinato dai personaggi di Eddings e, di recente, da quelli di Martin, più ancora che dalle loro ambientazioni. In realtà, per questioni di studio e passioni letterarie, mi sento per molti aspetti più vicino ai racconti gotici, a Lovecraft e ad alcuni classici del XIX secolo, come Le Fanu, Gautier e Conan Doyle. La mia scrittura, lo ammetto, non è delle più spigliate, moderne, ma credo (o spero) che proprio in questo, per paradosso, stia la mia originalità rispetto a molti colleghi. Un giorno un suonatore di cornamusa disse una cosa che mi colpì molto: “Avete presente quando una cosa è talmente vecchia, ma talmente vecchia, da risultare praticamente nuova?”
Il genere fantasy in Italia non riceve la stessa attenzione rispetto all’America o all’Inghilterra, come mai secondo te?
Anche questa è una giusta affermazione/domanda, e anche di gran voga. Già, è da generazioni che si attende un “boom” del fantasy nostrano, ma ciò non è mai avvenuto veramente. Per quanto ci siano autori come la Troisi che iniziano a esportare, è proprio sul mercato interno di partenza, io credo, che la lotta sembra sempre quella contro i mulini a vento. Non nascondo che anche nel mio caso e nel mio piccolo, come tanti, l’oblio del numero copie, della ristampa e soprattutto della scarsa distribuzione possano pesare in negativo sull’intero progetto legato ai miei scritti. Ma mai demordere. L’errore, lo sostengo sempre, non è sbagliare o perdere, ma darsela a gambe. Sono del parere che, se anche una sola persona leggesse il mio libro e lo apprezzasse, avrei già ottenuto uno splendido successo personale. In ogni caso il discorso sul fantasy in Italia potrebbe essere molto lungo; io credo fermamente che una gran mano la potrebbero dare gli e-books, se solo non fossero così boicottati da tante, troppe case editrici (grandi o piccole).
TI interessi anche del genere thriller con risvolti psicologici, cosa puoi dirci a riguardo?
Dunque, in effetti non si tratta del genere di letture che prediligo, ma, sta di fatto, che durante il corso di Scrittura Creativa che ho seguito a Milano (tenuto da Stefano Massaron, autore per Einaudi), ho iniziato a cimentarmi proprio in questo tipo di storie; tanto che, uno dopo l’altro, ho concluso diversi racconti che vorrei far confluire in una raccolta, idealmente intitolata “Racconti d’Oblio”. Si tratta di storie ben lontane dal lieto fine, segnate da figure dissolute o perdute, spesso vittime di una qualche femme fatale terribile!. Spero davvero che questi racconti possano vedere la luce in librerie, un giorno, così come l’ultimo che ho scritto, Monochrome, passare almeno la prima selezione del Premio “La Giara”, indetto dalla Rai, a cui è iscritto per quest’anno.
Parlaci di Ferhaven. Il sole di Alur?
Ferhaven è il nome che diedi, una decina di anni or sono, al mondo immaginario nel quale, all’inizio, pensavo di ambientare una campagna di gioco del famoso Dungeons & Dragons. La parola di per sé è una storpiatura di Fairy Haven, o ancora Far Heaven. La cosa però non ebbe inizialmente seguito, salvo poi diventare lo spunto per un nuovo gioco di ruolo di mia invenzione. Ad oggi, dopo anni trascorsi con gli amici a sceneggiare, in veste di narratore, molte e molte avventure, mi trovo per le mani una mole di materiale (geografico, storico, culturale, ecc.) non indifferente. Quello stesso materiale, a suo tempo, servì per porre le basi della prima saga, “Il Sole di Alur” appunto, che avevo dapprima chiamato “L’Eletto di Alur”.
Alur è il nome di un territorio molto vasto del primo continente immaginato di Ferhaven, Le Terre Antiche, abitato per lo più dal popolo Alur, un insieme di nazioni di uomini non dissimile dall’Europa feudale (cosa che tradisce sin dal principio il mio grande amore per il Medioevo). “La Sesta Regola”, primo dei cinque libri che comporranno la saga, pubblicata da quest’anno da Edizioni Il Ciliegio, da il via a una storia “di fede e di acciaio”, come recita il bellissimo book-trailer che ho fatto realizzare per l’esordio del libro; ma esso è anche una fiaba, nel senso più puro e classico del termine, dove in effetti, come ormai è dovuto, bene e male sono però piuttosto confusi, a eccezione del solo protagonista, il giovane adolescente Térion, che, almeno nella prima parte della saga, rappresenta un po’ il punto fermo dell’osservatore. L’intenzione, comunque, è quella di proporre una storia che, capitolo dopo capitolo, maturi, cresca insieme al personaggio (in realtà ai personaggi, dato che Térion non è il solo ragazzino protagonista). In parole semplice, è la storia di un bambino che diviene uomo e poi… il resto non posso dirlo, come potrai immaginare
Nella tua raccolta di poesie, D’amore e di Follia, c’è una forte componente romantica. Hai scelto di esprimere in questo modo le tue emozioni? Esistono ancora i sentimenti nella società odierna?
La prima risposta da dare è per forza un “sì”. Sono sempre stato, per lo meno da adolescente fino a pochi anni fa, un perdente romantico. Il mito di Leopardi, sebbene non fosse quello a cui mi appellavo ai tempi delle scuole, delle prime “scottate” amorose, è infine il solo a cui possa far combaciare la mia giovinezza. Il frutto di un certo modo, strenuamente assoluto (e direi ingenuo) di provare passione per l’amore, forse prima ancora che per una donna in particolare, sono proprio i miei versi, sui quali non avrei mai scommesso un penny.
Eppure, per rispondere anche alla tua seconda domanda, sta di fatto che sono piaciuti a svariate persone e giurie, tanto da permettermi di farmi conoscere in diversi circoli culturali locali e in rete. L’umanità non può vivere senza sentimento, senza cuore, e questa mi pare una cosa persino scontata da dire; ma non può altresì vivere senza la poesia d’amore, sia essa canzone, verso, o musica soltanto. In fin dei conti, ricambiato o meno, l’uomo e la donna sono un’eccezionale rappresentazione dell’infinitezza che la loro stessa tensione sentimentale esprime e che nulla al mondo può annientare o annichilire, anche a costo di perdere qualunque altra cosa, o la ragione. Rido della vita di chi è cinico, bieco esistenzialista, o soltanto edonista: la loro è solo una fuga, un’autodifesa, ben più triste di quella nella fantasia.
Qualche autore che possa incoraggiare i giovani ad avvicinarsi alla lettura?
Intendi se c’è qualche scrittore “must” da leggere che possa convincere un perditempo a passare qualche ora in più sui libri? Non credo esista una formula o un buon consiglio in questo senso, così come non consiglierei mai, per esempio, di leggere per forza Tolkien a chi vuole avvicinarsi al fantasy, solo perché è sacrosanto. No, io credo che ognuno possa trovare il proprio percorso e, come me, scoprire anche tardi il piacere della lettura, a prescindere dai generi e dai grandi autori. Il mio consiglio sincero? Iniziare come ai tempi in cui si compravano gli album di musica Metal, in base alla copertina o al titolo: lasciarsi andare e trovare a caso il capo del filo, sapendo che per ciascuno possono esserci grandi sorprese all’altro capo. In poche parole, lasciarsi condurre dal Caso, ma in ogni caso incamminarsi, come direbbe il mio mago Beldimion!.
Info: Sito ufficiale: www.specchionero.net/
Fanpage su facebook: https://www.facebook.com/pages/Alessandro-Fusco-autore/114690361963460
Book-trailer
Prossime uscite:
Il Sole di Alur I, La Sesta Regola, esordirà sul mercato a cominciare dal Salone Internazionale del Libro di Torino (dal 10 al 14 maggio), 1 – F45 E, Pandino Fantasy Books, domenica 27 maggio ore 15:00 (Sala delle Norne, Castello Visconteo di Pandino – CR).
San Giorgio di Mantova Fantasy, sabato 9 giugno ore 17:45 (Centro Culturale di San Giorgio di Mantova – MN)
Pagine al Sole – fiera della microeditoria, sabato 23 giugno ore 15:00 (presso Villa Annoni, Cuggiono – MI)
Veronica Lisotti: Google+














