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Andrea Longhi: nel disegno amo sperimentare

CartoonMag presenta Andrea Longhi, giovane disegnatore eclettico  che si definisce un po’ “Dr. Jekyll e Mr.Hyde: Dr Jekyll quando fa gli sketch romantici in giro per il mondo, Mr Hyde quando produce illustrazioni fantasy horror.

Andrea come si è avvicinato al disegno?

Mi è sempre piaciuto disegnare, penso sia stato lo spirito di emulazione visto che mio padre dipinge per diletto. In quarta superiore ero un po’ in crisi perchè non sapevo cosa fare dopo, l’università non mi attirava ma, casualmente, ho visto un articolo di giornale che parlava della scuola del fumetto di Milano. Alla fine delle superiori già facevo qualche fumettino e illustrazioni, soprattutto roba fantasy e horror. Ero convinto di continuare in quella direzione, ovviamente non sarebbe stato così, conoscevo molto poco del fumetto.

Quali sono i suoi generi di fumetto preferiti? Anche manga se li legge…

Ho avuto varie fasi: da ragazzino ho cominciato con Spawn e Berserk, i due capisaldi dai 14 ai 18 anni, poi ho cominciato a guardare un po’ di fumetto francese. Non mi sono mai piaciute le serie e la maggior parte del mercato francofono punta a fare volumi unici o serie da 3 volumi, decisamente più gestibili. Questa mia passione si è amplificata al terzo anno della scuola del fumetto, quando con un manipolo di valorosi irriducibili, abbiamo affittato un camper per andare al festival di Angouleme. Una volta lì mi son reso conto che prima avevo visto solo la punta dell’iceberg. Era il 2002, nei dieci anni successivi ho letto soprattutto  fumetti francesi e roba indipendente americana, in particolare della Fantagraphic books. In Italia alcuni titoli sono tradotti da Coconino.

Quali sono le tecniche e gli strumenti che utilizza quando disegna?

Sono passato dal fumetto, manga e americano a quello francese, per tornare all’americano di nicchia, senza mai perdere di vista i grandi come Toppi Battaglia e Breccia. Ho lavorato sia con sistemi tradizionali che digitali, specie nel campo dell’illustrazione. Non seguendo un’unica direzione sperimento di tutto. Ciò che mi da più soddisfazione è l’acrilico e l’acquerello, però la parola chiave per me è “sperimentazione”. Sperimentare per me significa provare cose come: cambiare carta, o usare una carta in maniera “impropria”, provare a mescolare tecniche, testare i vari additivi da pittura… credo che la mia caratteristica sia la perenne ricerca per il gusto della ricerca stessa.

Da cosa trae ispirazione per le sue opere?

Avendo gusti molto variegati le fonti non possono che essere molteplici, se avete degli amici musicisti che magari suonano un genere preciso, ad esempio il rock con buona probabilità loro ascolteranno anche blues, country, punk… se ascoltassero solo rock diventerebbero la brutta copia di roba già ascoltata. Più fonti si hanno meglio è, ecco perchè mi piace leggere fumetti molto diversi tra loro, con stili completamente differenti. Poi cinema e letteratura sono altre fonti importanti, ed infine le esperienze personali.

Cosa può raccontarci di Freak City?

E’ stato il primo progetto a cui ho preso parte assieme ad un gruppo di ragazzi tra Treviso e Padova. Eravamo acerbi ma con la voglia di fare cose nostre senza scimmiottare nessuno. Se hai notato a Lucca, o comunque nelle ultime fiere,  si sono creati molti gruppi di autori più o meno noti che si fanno le loro pubblicazioni. Le aree “self” stanno spuntando come funghi! Noi avevamo lo stesso spirito, anche se il libro in realtà è stato pubblicato da un editore, ma il concetto era lo stesso: “mettiamoci assieme e cerchiamo di fare quello che ci piace”, concetto banale ma essendo un lavoro che si basa sulla passione… lo ritengo fondamentale.

Quali difficoltà incontrano i giovani illustratori nel self production in Italia?

Gli editori non sono infiniti, ancor meno gli scaffali nelle fumetterie – librerie.  Sterminato invece è il popolo dei fumettari, adesso che ci sono un sacco di scuole sparse in tutt’Italia non ne parliamo! Molti se la prendono con gli editori che preferiscono andare sul sicuro comprando diritti all’estero, anche se qualcosina sta cambiando. Il vero problema credo sia la distribuzione: se pensi che le fumetterie non hanno il diritto di resa (cioè sono costretti a comprare il materiale che espongono), quindi a loro converrà avere titoli che la gente conosce. Ultimamente nelle librerie stanno comparendo timidamente degli spazi dedicati ai fumetti (comunque ancora troppo pochi, basta farsi un giro all’estero per vedere che il fumetto non è ghettizzato come da noi). C’è da dire che i fumettari hanno molte più idee e alle volte troppo “fuori dagli schemi”.

Da qualche anno con le tipografie digitali i prezzi sono scesi e sono comparse autoproduzioni molto belle che per motivi di distribuzione si possono trovare solo alle fiere. Quindi per rispondere alla tua domanda: la difficoltà è che quasi sicuramente le autoproduzioni non vengono distribuite, l’unica è la vendita diretta al pubblico. Grazie ai social network però riescono a farsi una gran pubblicità e spesso fidelizzano i lettori. Purtroppo per ora lo vedo come un fenomeno da fiera, già andare in pari con le spese è un successo. Ma tanto se sono lì in fiera, al freddo, con una boccia di vino che fanno le dediche sui loro albi autoprodotti non è certo perchè son convinti di fare i soldi, son lì perchè credono in quello che fanno. Comunque sono assolutamente favorevole alle autoproduzioni, credo siano un campanello d’allarme…la gente vuole cambiare, stiamo a vedere come reagirà il mercato, sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli editori.

Cosa ne pensa dei web comics? La tecnologia può essere un valido supporto per i nuovi disegnatori? E, secondo lei, rappresenta il futuro del fumetto?

Sono un modo fantastico per farsi conoscere però credo che abbiano dei limiti.  Il linguaggio del fumetto si è sviluppato tenendo presente che il lettore si trova davanti agli occhi due pagine quindi il colpo di scena solitamente si tiene per il cambio pagina (un ottimo esempio è Tin Tin). Con lo schermo il gioco cambia, specie se il web comic si sviluppa in verticale. Se però pensiamo alle origini del fumetto: una striscia al giorno sui quotidiani, beh trovo che si avvicini molto, anzi, cambia il supporto ma il concetto è uguale, che poi funzioni, soprattutto col passaparola, è un dato di fatto. Pensa a Zeroccalcare o Makkox, hanno raggiunto molta gente che solitamente non legge fumetti, ciò fa riflettere … Detto questo…ma quanto è bello avere un vero libro di carta in mano? Magari stravaccati sul divano. I webcomic non sono predisposti per lo svacco…

Al momento a cosa sta lavorando?

Un libro un pò particolare: non è un fumetto, ma ci sono inserti a fumetto, ci sono schizzi di viaggio, ma non è un carnet di viaggio, insomma posso dirti quello che non è, ma non quello che è. Non mi viene in mente nulla che gli possa assomigliare.. E un libro scritto, ma non è “solo” un libro scritto, è il racconto del mio viaggio in Cina, un mese speso tra Hong Kong e Pechino passando con un pullman da una città all’altra. Vi racconterò com’è la Cina vera, quella che non si vede nelle riviste patinate e in tv.

C’è gente molto più brava di me a raccontare storie fantastiche, orrorifiche, di fantascienza… io ho voglia di raccontare la realtà che alle volte è molto più interessante e incredibile. Il racconto di viaggio con schizzi e appunti sta tornando di moda ma molti la vedono come una cosa “furba” che richiede poca fatica per riempire pagine. Non sono d’accordo, e se fatto con cinismo al tavolino la gente se ne accorge… Ho fatto una fatica incredibile a trovare un editore interessato al progetto, per fortuna nella banda Bao ci sono degli ottimi “giocatori d’azzardo” ed hanno voluto rischiare.

Non è nuovo alle tematiche dei viaggi, penso ai 5 blogger ad Angouleme

Per arrivare a parlare dei 5 blogger devo fare qualche passo indietro: nel 2006-2007 ho cominciato a disegnare per strada per migliorare la mia prospettiva.  Da qui mi si è aperto un mondo con lo Sketchcrawl (http://www.sketchcrawl.com) e Urban Sketchers http://www.urbansketchers.org. Ho scoperto che all’estero ci sono festival specializzati nei disegni di viaggio! Poi nel 2009 il primo concorso di carnet di viaggio in Italia, al Go Slow di Monza. Per parteciparvi sono saltato su un treno con Daniele Rudoni e siamo scesi in Germania, da lì con le biciclette siamo entrati in Francia e abbiamo attraversato l’Alsazia.  Vinsi il primo premio e preso dall’entusiasmo ne feci un’autoproduzione che portai a Lucca 2009.  Da lì il raccontare viaggi è diventato il mio chiodo fisso! Ed eccomi tirato dentro il progetto dei 5 Blogger: 5 persone del mondo del fumetto che raccontano ognuno a modo suo un viaggio-luogo-manifestazione.

Le immagini fantasy-horror sono di proprietà di Asterion Press mentre gli schizzi sono di mia proprietà dell’autore Andrea Longhi.

httpv://youtu.be/wFAvvFsj2OQ

 

Info:

Facebook 

Sketchcrawl, artworks and so on

Blog 

Devian Art

 

Intervista di Veronica Lisotti

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