(???? , kosupure?) è la contrazione delle parole inglesi costume (“costume”) e play (“interpretare/recitare”), che descrivono accuratamente l’hobby di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito. il personaggio rappresentato da un viene spesso scelto tra quelli individuabili nei manga e negli anime giapponesi, ma non è raro che il campo di scelta si estenda ai tokusatsu, ai videogiochi alle band musicali, particolarmente di artisti J-Pop e J-Rock (musica pop e rock giapponese), ai giochi di ruolo, ai film e telefilm e ai libri di qualunque genere e persino alla pubblicità.Oltre a travestirsi in occasione di manifestazioni pubbliche come i convegni sugli anime, non è inusuale per gli adolescenti giapponesi radunarsi assieme ad amici con la stessa passione solo per fare del cosplay.”

Citare Wikipedia può servire per ricavare una definizione quasi “accademica” del cosplay.
Nella realtà, col tempo, il significato del termine è andato a identificare un vero e proprio modo di vivere la propria passione.
La mia avventura in questo mondo comincia nel 2002.
15 anni appena compiuti, una passione per manga e anime che condividevo con “pochi” e una madre che, con santa pazienza,  aveva deciso di prendere l’autobus Napoli-Roma con me per portarmi nella capitale, per la mia primissima fiera del , il Romics.
Avevo già sentito parlare di cosplay ma mi resi conto solo allora di cosa realmente fosse.
Mi ritrovai tra moltissimi ragazzi che, spinti dall’ “amore” verso i propri eroi; si industriavano non solo per riprodurre fedelmente gli abiti (fronteggiando con la creatività la scarsità di materiali e l’inesperienza di allora) ma, sopratutto, nell’interpretare quei personaggi.

È passato un bel po’di tempo da quel primo incontro, sono entrata io stessa a far parte di quello che molti definiscono “il colorato popolo dei cosplayer” e anno dopo anno ho assistito a una miriade di cambiamenti.
L’introduzione di premi ghiotti nelle gare, come il rappresentare l’Italia nelle competizioni estere ha avuto diversi risultati.
Se da un lato i cosplayer sono stati spinti ad acquisire una sempre maggiore abilità nella riproduzione di abiti, armi, armature e nel cimentarsi in esibizioni che rasentano spesso la spettacolarità teatrale, l’altro faccia della medaglia ci mette a confronto con un mondo che in alcuni casi perde un po’della sua magia e passione, sacrificate in nome della competizione.
Fortunatamente è solo una piccola parte di questo mondo, che nei fatti è sempre vivissimo grazie alla passione di chi lo vive.

Ed è con gli occhi di chi prova sempre la gioia e il divertimento dell’inizio che voglio accompagnarvi, nei prossimi appuntamenti, a scoprire le mille facce del cosplay.

Nunzia Oluha Passaro per cartoonMag


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