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Daniele Vessella: computer e mente, i miei strumenti di creazione

Daniele Vessella, sceneggiatore classe 1982, approda in casa Disney nel 2003 e da lì inizia il suo sogno. Daniele benvenuto su CartoonMag, cosa puoi dirci dei tuoi esordi in casa Disney?

Vi ringrazio per l’invito 🙂 Dunque, il mio esordio in casa Disney è stata un’emozione unica, quando mi scrisse Ezio Sisto definendomi ”disneyano doc” non credevo ai miei occhi…invece era tutto vero! Ma all’inizio desideravo diventare un disegnatore Disney, poi però Massimo Vincenti, sceneggiatore e direttore della Scuola Romana dei Fumetti, mi sconsigliò quella strada e, valutando qualche mio scritto, mi suggerì di puntare sulla sceneggiatura. Accettai il consiglio di Massimo storcendo un po’ il naso: io volevo diventare un disegnatore e non sapevo neanche cosa fosse una sceneggiatura, ma mi bastava entrare nel mondo dei fumetti e in quello Disney… in un modo o nell’altro. Durante i corsi di sceneggiatura, mi appassionai subito nell’essere il direttore d‘orchestra di una storia, appesi la matita al chiodo, e appena finita la Scuola raggiunsi il mio obbiettivo: su tre soggetti inviati, la Disney me ne approvò uno e fu l’apoteosi della gioia.

Come nasce la collaborazione con Lady Doll?

Lady Doll nasce dal mio desiderio di raccontare il disagio di una persona che tutti (o quasi) reputano diversa dagli altri. La storia parla di Gaja, una bimba sfigurata in volto e per questo allontanata da tutti. Trova sostegno e rifugio nelle sue bambole che sembrano risponderle, e le considera le sue vere amiche. Se il mondo ti rifiuta perché incapace di guardare Oltre l’apparenza, te ne crei uno alternativo dove stai bene e non vuoi più uscire da lì perché hai paura di soffrire, di nuovo. Questo è quello che succede a Gaja… Trovata la giusta disegnatrice, cercammo un colorista per questo progetto. Dopo vari tentativi andati male, pensai di andare sul sicuro e chiedere a Barbara Canepa. Sapevo che ama le bambole, visto che trovai la sua mail su un forum di Dollfie. Con molta faccia tosta, tentai. Barbara non accettò di colorare le tavole di Lady Doll, ma girò il progetto ad Audrey Alwett (l’attuale editor di Lady Doll) e da lì è nato tutto. Alla fine i colori sono toccati a Bea, come tutta la parte grafica… Il secondo ed ultimo volume dovrebbe uscire in Francia a Ottobre.

Qual è il tuo rapporto con la musica? Raccontaci della tua storia sui Beatles?

La musica è essenziale per me, la metto soprattutto quando scrivo e può esserci di tutto come sottofondo, perché tanto non la sento, ma è come se le note si fondano con le mie idee aiutandomi a creare… Non conoscevo la storia dei Beatles, ma quando ti commissionano un qualcosa di storico, devi studiare quella parte e riscriverla fedelmente, se non puoi uscire da quel seminato. Così è stato per la mia storia sui Beatles, per fortuna mi hanno assegnato la parte che reputo più interessante ed è stato più semplice…

In the new Garfield ti approcci al genere fantasy, è un genere che ti piace?

Il fantasy è il mio genere preferito, perché le regole non sono dettate dalla realtà, ma le creo io e posso stravolgerle, dando sempre una spiegazione logica di fondo. Purtroppo però, il fantasy è in declino… spero che torni presto in voga nel mercato, visto che adesso sono costretto a scrivere sceneggiature non proprio sulle mie corde.

Ti vediamo impegnato nella sceneggiatura di 18 tavole che raccontano la vita del Santo di Assisi, San Francesco. Che effetto fa rapportarsi con questo tipo di storie e come ti muoverai in questo senso?

Beh… non cambia molto raccontare la vita di San Francesco o quella di Federico II. Entrambe sono storie storiche e le affronto come ogni altro lavoro. Certo, non è il massimo scrivere sceneggiature a sfondo religioso o storico, dove non posso inventarmi nulla, ma è un modo per arricchirmi. La prendo così, altrimenti diventa tutto più noioso e pesante. Al momento non sono nella condizione di rifiutare alcun tipo di lavoro, quindi se mi commissioneranno altre storie di Santi… le scriverò.

Come ti organizzi quando devi scrivere una sceneggiatura? Quali sono i tuoi strumenti del mestiere?

Passo direttamente dal soggetto alla sceneggiatura, mi faccio guidare dall’istinto, senza redigere scalette o cose simili, se non sono costretto dagli editor. Mi viene naturale scomporre il soggetto già in tavole, e lo faccio sin dai tempi della Scuola. Un procedimento inusuale, lo so, ma considero una perdita di tempo scrivere cose che agli editor normalmente non servono e mi sono adattato. Di solito, scrivo solo di mattina, ma se sono oberato di lavoro sto al computer tutto il giorno. Ecco, il computer, è uno dei miei strumenti del mestiere… l’altro è la mente…

Che rapporto hai con il web e la tecnologia?

Oh… internet è il mio secondo amore, dopo i fumetti. Il web è una risorsa infinita, dove trovo disegnatori (su facebook, blog, deviantart), spunti per le storie e colmo le mie lacune quando tratto sceneggiature storiche. E grazie alla rete, noi fumettisti ci conosciamo un po’ tutti. Per la tecnologia non sono patito, ma ho un buon rapporto, anche se a volte non capisco il motivo di certi avvisi se fino a due minuti prima funzionava tutto perfettamente… Credo abbia vita propria, in quei momenti…

Prossimi impegni lavorativi?

Eh… sto aspettando risposte sia dalla Francia che dalla Disney. Dovrei avere una storia su San Paolo o Sant Agostino, ma non mi hanno comunicato ancora nulla. Ho in ballo una storia erotica per la EFedizioni.


Vuoi ringraziare o salutare qualcuno?

Ringrazio voi per l’intervista e tutti coloro che mi aiutano a crescere come sceneggiatore.

Veronica Lisotti: Google +

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