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Dario Splendido, fumettista e illustratore con noi a CartoonMag, intanto grazie per avere accettato il nostro invito.
Come nasce la carriera professionale di Dario Splendido?

La mia “carriera”, se così vogliamo chiamarla, nasce tra i banchi di scuola. Le mie passioni, fin da ragazzino, erano quelle della lettura e del . Nel ho trovato un ottimo mezzo di espressione. Tutto il resto è venuto da solo.

Cosa rappresenta per te il fumetto?

Il fumetto è un amore che non ti tradisce e non ti giudica. Con lui, puoi sempre essere te stesso. La mia visione di fumetto è quella di un riparo dalle “intemperie della realtà”. Mi piace rifugiarmi tra le pagine che disegno, quando ho voglia di andare in posti che non esistono. Ciò non toglie, che mi ispiro a tutto quello che mi circonda, quando scrivo e disegno.

Cosa puoi dirci del progetto Mostri? ?

Il progetto “MOSTRI?”, è una graphic novel a episodi che narra le vicende di creature tanto grottesche quanto assurde, che compiono azioni alienanti e scellerate (si va dall’omicidio al cannibalismo). Il tipo di impronta è tragicomica. Ma la vera tragedia della storia è che tutte queste vicende, potrebbero essere compiute da comuni essere umani. Da qui viene la domanda nel titolo. Chi sono i veri mostri?

Canti anche nel gruppo NEUROTICC.O.L, di cui realizzi le copertine dei cd, come nasce questa passione?

Questa passione nasce sempre dal desiderio di esprimere una vena “artistica”. Un gruppo di amici si chiude in una cantina per suonare e comporre pezzi. Dopo dieci anni, firma il suo primo contratto discografico e registra il suo primo album. I NEUROTICC.O.L, sono un progetto desiderato e curato profondamente. La mia parte, nelle grafiche del gruppo, sta solo nel concept art. Ho preferito non sviluppare manualmente le grafiche. In futuro si vedrà.

In Mazzo di Carne, Retrospettiva di un paese in putrefazione, presenti dieci carte con volti popolari e non dell’Italia.
Come nasce questa idea e quale è la tua posizione riguardo la situazione dell’Italia in questo periodo?

Ho sempre seguito con interesse, le vicende politiche e sociali di questo Paese e, da un po’ di tempo, avevo voglia di unire due generi che mi piacciono e che, apparentemente, non coincidono: la satira ed il dark. L’idea di base, è stata quella di comprimere tutte le mie impressioni in un mazzo di carte, estraniandomi dal concetto di parte e sfruttando la gerarchia che lo stesso mezzo mi offriva. Questo lavoro è affrontato in maniera diversa, sia come tecnica che come approccio. Sono partito dalle categorie che più mi sembravano impunite ed ho cominciato a “sputare veleno”. Il tutto vuole assumere un tono assolutamente provocatorio e beffardo. È un lavoro istintivo, che ha l’intento di stupire (anche in negativo se necessario). È sperimentale anche nelle singole descrizioni di ogni carta. L’intento è quello di far trovare al lettore, una propria interpretazione, che non coincida necessariamente con la mia. Una delle parti più divertenti è stata quella delle foto ai modelli, che sono tutti amici, genitori, sorelle e conoscenti.

Le tue opere tendono al tenebroso, è un aggettivo in cui ti ci rivedi? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Tenebroso rende l’idea, credo. A volte, se mi fermo a guardare i miei lavori, mi chiedo come mai siano così cupi. La risposta è che, probabilmente, rinchiudo nella “mia arte” tutte le miei inquietudini. Questa cosa, mi aiuta a vivere la mia vita con serenità. E’ terapeutico.

Ti interessi anche del sociale, penso all’opera Teatrino Imperiale sul disagio giovanile, cosa puoi raccontarci?

“Teatrino Imperiale”, nasce per “L’eco della Riviera”, un quotidiano ligure che mi ha visto nella mia prima esperienza da vignettista. Tutte le vicende rappresentate nel “Teatrino Imperiale”, avevano aspetti autobiografici e satirici, se vogliamo. I protagonisti erano due burattini annoiati, che escogitavano espedienti per rifuggire il tedio che si affronta normalmente, in una città bigotta e di provincia (come quella dove sono nato). Il risultato finale è sempre quello di partenza: la noia.

Il futuro del fumetto, bit o carta?

La risposta è semplice: BIT! Però, per fare , bisogna partire dalla carta. Altrimenti, quello che fai davanti allo schermo non ha nè valore nè potenza. Il caro Maestro Moebius, lo ha insegnato molto bene.

Al momento a cosa stai lavorando?

Al momento ho in ballo un paio di progetti, dei quali ho scritto soggetto e sceneggiatura. Uno è un fantascientifico in stile 1984 di Orwell, l’altro è un pulp che vede come personaggi dei pesci. Non dico altro. Nei prossimi mesi, posterò le anteprime sul mio blog e la mia Fan Page di Facebook, in attesa di pubblicare il lavoro (in un modo o nell’altro.)

Vuoi ringraziare o salutare qualcuno?

Voglio ringraziare te per le tue domande. Voglio salutare tutti coloro che leggeranno questa intervista.

 

Veronica Lisotti: Google+