Ascolta con webReader

Davide De Cubellis, benvenuto a cartoonMag. Da anni illustratore ti occupi del , di pubblicità, di cinema e famoso copertinista di John Doe, come ha avuto inizio questa collaborazione?

Bentrovati a voi. Quando s’è presentata l’occasione di riprendere in mano la testata, mi ha telefonato Roberto Recchioni e mi ha detto: «Ricomincia John Doe e Massimo Carnevale non farà più le copertine. Io e Lorenzo abbiamo pensato a te. Ti va di fare le prove?» Io risposi di sì, cercando un equilibrio precario fra emozione e fifa, perché sono estremamente scrupoloso. Per convincermi senza Se e senza Ma, aggiunse un rassicurante: «Puoi farle come ti pare!» E credo che questa formula avrebbe funzionato con chiunque, per alleggerire il peso di quell’importante eredità.

Dopo Massimo Carnevale il testimone è passato a te, quali sono le differenze tra le tue copertine e le sue? Come definiresti il tuo stile?

Paragonare i nostri lavori ha poco senso. Abbiamo età, esperienze e forse anche approcci differenti. Mi verrebbe da dire che una bellissima donna non ha necessariamente bisogno di sembrare affascinante, al contrario di quella ragazza che si sente un po’ bruttina e cerca un modo per farsi piacere. Eccomi.
Riguardo alle mie copertine, in Aurea ho avuto piena fiducia, il che mi ha permesso di realizzare spesso illustrazioni complesse, rispetto alla difficoltà di interpretazione a cui il lettore medio di fumetto popolare è abituato. L’idea di educazione all’immagine in questo paese è pressoché inesistente e l’editore-imprenditore lo sa. Le illustrazioni attraverso cui si cerca di catturare i lettori sono quasi sempre evocative, rappresentano una scena e raramente raccontano una storia, hanno un registro metonimico e mai metaforico, un’impostazione compositiva e cromatica essenziale e non è mai richiesto un doppio livello di lettura. Tanta saggezza produce prudenza e aborrisce il rischio. L’argomento richiederebbe ore.


Come mai la scelta di mettere in copertina Sasha Grey (Marina Ann Hantzis) ex porno attrice americana?

Parliamo de “L’uomo che amava le donne”, di titolo Truffaut-iano, ovvero l’albo che avrebbe visto John calarsi nel genere e, in ogni senso, nel mondo porno. Come un Ron English che reinterpreta immagini di moderne e contemporanee icone Pop, da Marilyn Monroe all’Obama-Lincoln, abbiamo pensato di affiancare John a un’indiscutibile icona del genere, in una rappresentazione che secondo lo stesse regole fa il verso al fotografo concettualmente Porno per eccellenza: Terry Richardson. In questo caso la scelta forte di Roberto, mia l’interpretazione. Ripetendo il gesto degli iperrealisti, che di fatto seguono la Pop Art, qui la provocazione sta anche nel raggiungere col un risultato il più possibile vicino alla realtà fotografica.

John viene presentato come un Dio, ha influito la tua passione ed interesse verso la religione?

Confesso di essermi interessato agli studi biblici per qualche anno…  Il personaggio non ha minimamente sfiorato quello che penso riguardo all’argomento.
Di contro qualche volta mi sono divertito a rappresentare il nostro protagonista in allegorie che richiamassero al sacro.


Cinema e fumetto, un connubio che ti vede attivo su questo fronte assieme a Paolo Morales, cosa puoi dirci a riguardo?

La collaborazione con Paolo su Martin Mystère va avanti dal 2003. Ci è capitato di lavorare insieme anche nel Cinema. E’ stato lui stesso dai tempi della scuola ad avermi trasmesso la passione per lo storyboard. Dopo di che grammatica e sintassi delle inquadrature, uso tipico e variazioni, tecniche di ripresa, ottiche, figure retoriche trasposte nel linguaggio cinematografico sono diventati da sé strumenti necessari, per accompagnare il regista nella pre visualizzazione di una scena. Mentre Paolo ha lavorato molto più col Cinema, io mi sono specializzato negli shootingboards (l’equivalente dello storyboard in pubblicità). Fino a poco tempo fa era impossibile non incrociare, in uno spazio pubblicitario, uno spot a cui non avessi partecipato. Poi è arrivata la crisi.

Tu e il web: hai da poco aperto il tuo blog Decu fine art, una sorta di vetrine verso la Fine Art Print, come nasce questa idea?

L’idea è semplice, ma ha tante sfaccettature. Un aspetto è questo: io -artista digitale- come faccio a proporre un mio originale e soddisfare te –collezionista- se non lavoro con tecniche tradizionali?  Stampo il mio file con una tecnica avanzatissima, utilizzando carta e pigmenti di qualità eccelsa, e ti garantisco che quello è il mio originale. Non esisteranno altre copie, perché “brucio” il file. Ma i tempi non sono così maturi e il collezionista tradizionale ancora non è pronto per considerare il valore di quel pezzo quanto quello di un “originale analogico”.

Allora sfrutto il vantaggio del digitale, che è la riproducibilità e quindi anche la possibilità di abbassare i prezzi, e produco una tantum un’edizione limitata, pregiata, come avviene nella Fotografia o, nello specifico, come avviene nella fusione a stampo, dove fino a otto esemplari si considera l’opera originale. Le mie giclèe sono numerate e accompagnate da un certificato di garanzia Hahnemühle, con un bollino ologrammatico recante un codice unico, che ha il suo gemello sul retro della stessa giclée. La Fine Art Print occupa una posizione solida nel mercato dell’Arte, ma non in tutti i settori. Molti collezionisti del fumetto, abituati al tradizionale, stanno già aprendosi alla Fine Art Print, perché permette di entrare in contatto con artisti altrimenti interdetti.

Collabori come docente allo IED, di cosa ti occupi?

Insegno ai master di Scrittura Cine-Radio-TV e Scrittura Pubblicitaria. Il mio compito è quello di indurre i ragazzi ad allineare la parola all’immagine, ragionare per immagini e attraverso una sintassi di esse costruire i propri scritti. Si parte da Morgensten; si passa per l’inquadratura e tutto quello cui prima ho fatto cenno, parlando di pre visualizzazione; si finisce con l’analisi di tantissime sequenze cinematografiche.

Quali consigli daresti ai giovani che voglio intraprendere il tuo lavoro?

Nessuno, perché i consigli vanno cuciti sul singolo.

In questo periodo di cosa ti occupi?

A cavallo fra due albi per Bonelli e in procinto di produrre l’ultima copertina di John Doe. Nel frattempo mi lascio distrarre dagli altri lavoretti: quelli pubblicitari, quelli scolastici… in realtà ho bisogno di diversificare, perché non riesco a mantenere la concentrazione su un unico lavoro, nonostante la sempre più chiara percezione che un unico lavoro renderebbe la vita meno stressante.

Vuoi salutare o ringraziare qualcuno?

Tutti gli altri animali della foresta.

Info:

http://decubellis.blogspot.com/
http://www.flickr.com/photos/decubellis/
http://www.illustratori.it/DavideDeCubellis/

Veronica Lisotti: Google+