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Fabiano Ambu ospiti di CartoonMag, è un piacere Fabiano averti con noi. Grafico, illustratore, fumettista la tua carriera nel mondo del fumetto inizia con L’insonne di Giuseppe di Bernardo e poi…? Cosa ricordi di questa esperienza?

Il piacere è mio, grazie dell’invito. Dopo l’Insonne c’è stato Nemrod di Andrea Aromatico e Fabio Celoni, Il Massacro del Circeo con Leonardo Valenti per arrivare a Dampyr serie della Sergio Bonelli editore di Mauro Boselli e Maurizio Colombo. L’ultima esperienza fumettistica che ho fatto è come creatore grafico e copertinista di Law, nuova miniserie Star Comics Edizioni creata da Davide Caci e Giorgio Salati.

La prima esperienza con l’Insonne è stata dura ed emozionante, non avevo mai lavorato su un numero di tavole che superasse le classiche tre di prova ed è stato fondamentale per capire i ritmi di lavoro e le mie capacità sul lungo termine. E’ stata dura perchè in quel periodo ero costretto a dividermi tra il lavoro che facevo come tecnico teatrale e il disegnatore di fumetti. E’ stata un’esperienza fondamentale che mi ha dato delle basi solide per crescere e questo lo devo anche alla guida di Giuseppe Di Bernardo, non potevo capitare in mani migliori. Successivamente ho avuto altrettanta fortuna a collaborare con tutti gli autori che ho nominato e che hanno contribuito a farmi crescere come professionista, ma le persone che hanno capito prima di tutti le mie potenzialità sono Mauro Boselli e Giuseppe Calzolari direttore della scuola di fumetto.

Nel tuo blog racconti come nasce la tua tavola: puoi raccontarlo anche ai lettori di cartoonMag?

Una mia tavola nasce da un primo studio, una sorta di storyboard che faccio in un quaderno per sketch, successivamente imbastisco la tavola a matita e poi sulla stessa passo all’inchiostrazione. Tutti questi passaggi richiedono almeno due/tre giorni di lavoro per ottenere la tavola finita, ma ritengo che la validità di un fumetto si valuti dalla qualità e non dal tempo di realizzazione.

Nel 2012 rappresenti la Sardegna come artista alla Biennale d’arte di Venezia con l’opera 2012, cosa hai provato? In Sardegna ci sono valide scuole di fumetto?

Quando ho ricevuto la comunicazione dal responsabile della Biennale sarda Antonio Bisaccia di essere stato selezionato, per i miei meriti ottenuti lavorando nel campo dell’arte, sono rimasto sorpreso. In passato l’Arte non ha mai visto di buon occhio il fumetto come linguaggio degno di attenzione, invece mi è stato comunicato che la mia chiamata era dovuta per i meriti ottenuti nell’Accademia di Belle Arti di Sassari (in cui mi sono diplomato) e quelli nel campo professionale ottenuti con i fumetti.

Sono stato convocato come fumettista, l’unico in Sardegna e non so quanti ce ne siano stati per tutta l’Italia. La mia illustrazione è presente nel catalogo tra gli artisti sardi, senza alcuna ghettizzazione e questo è un merito che sento di dover attribuire ad Antonio Bisaccia, aggiungo che quando si ottiene un riconoscimento per merito (cosa rara in questo paese) si gioisce due volte.


Come nasce l’idea di Metro-…?

L’idea delle Storie Metropolitane e successivamente Claudio Re è nata con il mio trasferimento a Milano. Questi racconti “En Plein Air” nascono durante il periodo di lavoro teatrale, facevo il tecnico teatrale per la Compagnia della Rancia ed ero costretto a fare delle tournée che duravano parecchi mesi. Non potendo disegnare tavole a fumetti definitive e curate ho pensato di applicare il concetto di sketchbook al fumetto, invece di realizzare disegni singoli ho pensato di raccontare tramite il fumetto. Ho disegnato questi racconti con due penne una nera e una rossa, senza ripensamenti e correzioni, volevo che il risultato fosse più istinto che pensiero. Le Storie Metropolitane sono racconti autoconclusivi ambientati e disegnati nella metropolitana di Milano, dalla fermata che va da piazzale Loreto ad Assago.

Ho deciso di raccogliere queste storie in due autoproduzioni che porto in giro per le fiere del fumetto nello stand Artists Alley, in caso qualcuno fosse interessato può contattarmi tramite il sito. L’autoproduzione è un ottimo metodo per sperimentare e portare ai lettori dei fumetti che non avrebbero spazio nel mercato editoriale.

Tu e Dampyr, cosa ti colpisce di questa serie?

Dampyr è una serie che seguo come lettore dal primo numero, chiaramente essendo disegnatore mi sono avvicinato proprio per via della presenza di disegni ed atmosfere originali e di alto livello qualitativo. Autori come Majo, Bocci, Rossi, Andreucci, Dotti etc. (mi scusino se non cito proprio tutti) ora colleghi mi hanno spinto a provare su questa serie. Nella vita non ho mai scelto la strada facile, mi piacciono le sfide che, malgrado comportino grandi sacrifici, danno forti emozioni una volta raggiunto l’obbiettivo. Dampyr è una grande sfida, è un personaggio complesso da disegnare e richiede una grande attenzione al particolare.

Quello che mi rende più fiero è essere riuscito ad entrare su Dampyr perchè l’ho scelto, ho dovuto adattarmi alla serie assimilandone le atmosfere. Io ho un profondo legame con Dampyr, mi auguro che continui a lungo e finché la qualità richiesta è così alta sarò felice di continuare questa sfida, il gioco facile mi annoia e rende la vita monotona. Ricordo le prime visite in redazione quando Mauro Boselli mi diceva che gli piaceva il mio disegno ma che non era adatto alle pubblicazioni Bonelli. Ancora oggi credo che quel sistema meritocratico sia la scelta per un prodotto vincente, credo che l’attenzione alla qualità è percepita dai lettori e noi come autori dobbiamo meritare questa fiducia dando sempre il meglio di noi stessi nel lavoro che realizziamo. Se Mauro Boselli porterà avanti questa forma di meritocrazia Dampyr avrà lunga vita e prosperità!

Assieme a Marco Santucci e Alessandro Bocci hai creato l’Artists Alley un pò all’americana, cosa puoi dirci?

L’idea nasce dall’incontro tra me e Marco durante una fiera a Milano, avevamo entrambi la stessa idea su come si dovesse cercare di mostrare ai lettori quanto lavoro si nasconde dietro la realizzazione di un albo e quanto valore può avere un’opera unica ed originale, che sia una tavola, un’illustrazione o uno scketch. Marco aveva già il suo stand e girava le fiere del fumetto, devo dire che mi ha insegnato parecchio per quanto riguarda la promozione del mio lavoro, così si è deciso di creare un gruppo di disegnatori per realizzare uno stand e proporre tavole,illustrazioni originali e prodotti più autoriali.

Marco contattò Alessandro che fu subito entusiasta dell’idea, il suo consenso non ebbe ripensamenti, io invece contattai altri autori, nessuno accettò, qualcuno cambiò idea all’ultimo momento, in effetti c’erano delle spese da sostenere e dei rischi, col senno di poi è stato meglio così, tre è il numero perfetto e quando ci vediamo ci divertiamo parecchio. E’ bello ora andare alle fiere e vedere che sono nate altre realtà di gruppi di autori, con intenti a volte simili a volte diversi ma tutti con la voglia di mostrare quale passione e lavoro cela il fumetto. Qualche errore di percorso con l’Artists Alley è stato fatto ma oramai siamo un trio allegro e pieni di brio.


Che rapporto hai col digitale? Ti avvali di programmi al computer o utilizzi matita e gomma?

Ho un sano rapporto con il digitale è un mezzo come un altro, sono certo che non farà scomparire la carta come qualcuno teme o spera e nemmeno che sia uno strumento del maligno eh eh. Mi avvalgo eccome di software digitali, ho una tavoletta per disegnare, una stampante, uno scanner e persino un tablet per comprendere come si evolveranno i linguaggi della comunicazione, ci mancherebbe che non utilizzassi questi mezzi, siamo nel 2012 dopotutto.

Utilizzo matita e gomma, adoro sbagliare e poter comprendere dagli errori e la gomma solo quando si è certi di doverla usare. Ai miei studenti insegno a non usare la gomma, l’impossibilità di tornare indietro sui propri segni aiuta ad avere un disegno più sicuro, motivo per cui sconsiglio il digitale a chi inizia. La matita poi è istinto, gravità, peso, suono, imperfezione non potrei farne a meno, qualcuno riderà per queste cose che dico, qualcuno mi dice che sono anche vecchio, ma il tempo ha ragione su tutto. Per ora mi godo tutti gli strumenti che posso utilizzare, vedremo i cavalli all’arrivo, sempre meglio di chi attende il cadavere sulla riva del fiume.

Ogni mezzo capace di poter esprimere se stessi è legittimo e da utilizzare, se invece diventa espediente per far prima, per avere le manine pulite o prendere scorciatoie la soluzione non è lo strumento, perché i fumetti si fanno con la testa e non con le mani…o i piedi eh eh

Il web, per chi svolge il tuo lavoro, che ruolo ha?

Il web è indispensabile per chi fa della comunicazione il suo mestiere e il fumetto è comunicazione. Nella mia vita ha un ruolo molto importante, mi permette di promuovere il mio lavoro, mantenere contatti e amicizie a distanza, lavorare ovunque senza limiti di spazio e tempo ed è un ottimo sfogo alla mia indole critica e polemica.


Cosa manca oggi in Italia al fumetto?

Manca l’amor proprio, la capacità di portare avanti una tradizione forte e innovativa. Forse il problema più grande del mondo del fumetto è il sentirsi sempre figli di un dio minore, malgrado il fumetto sia al massimo dello splendore. Il cinema, la pubblicità, la letteratura e l’Arte in generale guarda al fumetto, forse gli unici inconsapevoli di questa potenzialità comunicativa siamo proprio noi autori. Il fumetto è Arte popolare è capace di comunicare a tutti i livelli della società. Penso che in Italia al fumetto manchi proprio la consapevolezza.


A cosa stai lavorando in questo periodo?

In questo periodo sto lavorando ad un nuovo numero di Dampyr, alle cover della miniserie Law, all’allestimento del mio nuovo studio con un collettivo di varie figure artistiche, all’Artists Alley e ad un progetto che prende forma grazie alla collaborazione con un giovane sceneggiatore esordiente Claudio Zen, sperando che non si arrenda al traguardo, in tal caso ne parlerò malissimo nella prossima intervista eh eh.


Vuoi ringraziare o salutare qualcuno?

Ringrazio voi per l’invito e le persone che in tutto questo periodo dal primo disegno ad ora sostengono il mio lavoro e la mia persona. Naturalmente la mamma e la fidanzata in primis!


Grazie mille alla prossima!

Fabiano Ambu ha gentilmente regalato un saluto ai lettori di cartoonMag, splendido!

Veronica Lisotti: Google+