Luca Maresca: disegnare è continua ricerca

Luca Maresca giovane disegnatore e artista salernitano di talento sbarca a CartoonMag, grazie Luca per avere accettato questa intervista. Per cominciare può parlaci dei suoi esordi nell’ambito dei fumetti e cosa rappresenta per lei il disegno.

Il mio esordio è stato nel 2006, quando ero ancora studente alla Scuola Italiana di Comix a Napoli, serviva un disegnatore per un fumetto chiamato “Inside” della Cut-Up comics e mi ritrovai a fare le mie prime quaranta tavole di fila per poi passarle al mio maestro Pako Massimo per farle inchiostrare.

Non saprei dire cosa significhi esattamente per me il disegno. Disegnare è una continua ricerca, nel senso più ampio del termine.  Disegnare mi rilassa, mi fa innervosire, mi fa pensare, mi fa sfogare, mi fa stancare, mi fa immaginare, mi fa studiare e conoscere nuove cose, insomma è un mix di sentimenti e di eventi che si ripercuotono su quello che disegni in quel momento, a volte è meglio non disegnare affatto e andare a farsi una bevuta con degli amici. Ma da che ho memoria ho sempre disegnato, le matite e i pennarelli mi hanno accompagnato ovunque.

 

 

Ha dei fumetti, cartoon, manga e personaggi che preferisce?

La mia stanza/studio è strapieno di fumetti, action figures, dvd, e gadget da vero nerd! Non so davvero più come organizzare gli spazi, a volte mi ritrovo a “giocare” a tetris per tonnellate di fumetti per fare in modo che le mensole non mi caschino addosso per via del peso da sostenere. Ultimamente mi sono dovuto dare una calmata, tento di seguire solo i lavori di chi più mi interessano, o quelli che credo possano essermi utili da “studiare”. Di manga ne ho pochi, mi basta la serie di Akira che è un capolavoro, dubito si possa fare di meglio. Per i cartoon vale lo stesso discorso, pochi ma buoni, tutto il resto sono albi americani, italiani e francesi. Di personaggi che amo poi c’è ne sono tanti, forse troppi. Da Dylan a Blacksad, da Batman a John Doe o da Tex a Spiderman e perchè no…anche Paperinik!

E’ uno dei fondatori di Drawers 2.0, ci parli di questo progetto, in cui oltretutto presentate stili eterogenei.

L’idea dei Drawers (il “2.0” lo abbiamo abbandonato per la strada) è nata un pò per gioco. Principalmente dalla necessità di tre disegnatori esordienti (io, Andrea del Campo e Fabrizio Galliccia) con una manciata di pubblicazioni sulle spalle, di essere presenti alle varie fiere di fumetto e far girare un po’ i nostri nomi, accogliendo critiche, consigli e complimenti, buttarci nella mischia insomma. L’idea l’abbiamo presa dall’Octava Legio (il fun club di Gabriele Dell’Otto) che a turni ospitava vari disegnatori, tra i quali noi, quindi da li poi abbiamo cercato di formare un gruppo di disegnatori e unirci sotto un unico nome rappresentativo. Non so esattamente quante fiere abbiamo fatto, ma durante questi ultimi anni la formazione dei Drawers è cambiata numerose volte, da pochi elementi siamo arrivati ad esserne dodici, dagli stili più disparati, è stato davvero fantastico essere fianco a fianco con tante teste differenti, sicuramente un arricchimento umano e professionale incredibile. Oggi il gruppo dei Drawers è composto da sei disegnatori che da esordienti sono diventati professionisti (Luca Maresca, Andrea Del Campo, Fabrizio Galliccia, Enrico Galli, Eleonora Dea Nanni e Pasquale Qualano), oltre ad essere sei amici/colleghi, siamo una bella e forte identità.

 

Come nasce la collaborazione con Andrea Cavaletto per la creazione di Dibbuk. Quali sono le differenze del “tuo” Dibbuk rispetto a quello di Stefano Santarelli?

Con Andrea avevo già collaborato prima di realizzare il mio primo numero di John Doe, era una storia breve, di poche tavole, ma ci fu molta sintonia. E così dopo il mio primo JD mi propose di collaborare nuovamente insieme, per uno splatter con un mostro poi…non potevo non accettare! Sia io che Andrea avevamo pochi spunti su cui basarci, la storia non era mai stata scritta e il demone (Dibbuk è un demone della cultura ebraica) era stato disegnato in maniera veloce e abbozzata con una caratterizzazione troppo poco horror per essere presentata ai giorni nostri. Così ho iniziato a lavorare al remake del personaggio e Andrea alla stesura della sceneggiatura, entrambi avendo carta bianca e tutto il supporto da parte di Stefano Santarelli. E’ stato molto divertente e rilassante lavorare al Dibbuk.

 

Com è stata la sua esperienza su John Doe?

Senz’altro bellissima, una specie di piccolo trofeo che portavo a casa. John Doe è stato il primo fumetto che mi ha spinto a fare questo mestiere. Il primo che mi abbia rapito totalmente, per certi versi più di Dylan Dog, che era quasi come se ci fosse sempre stato. John Doe era nuovo, arrogante e con lui ho iniziato a conoscere indirettamente Recchioni e Bartoli, e rimasi colpito perchè su una rivista di fumetto c’era la possibilità di fare le tavole di prova, con tanto di sceneggiatura. Fu in quel periodo che mi iscrissi alla scuola di fumetto. Su John Doe mi sono fatto le ossa e nottate in bianco per rispettare le deadline, a volte è stato davvero massacrante, ma allo stesso tempo soddisfacente e gratificante, una sorta di prova del fuoco per capire se sarebbe stato davvero questo il mestiere che avrei voluto fare.


Cosa ha provato entrando alla Bonelli?

Eh, un’altra fortissima emozione, e un’ immensa soddisfazione, Bonelli è l’emblema del fumetto italiano per eccellenza. E’ un punto d’arrivo e un nuovo punto di partenza, e credo anche una grande responsabilità nei confronti di tanti lettori, autori e colleghi. Quando Roberto Recchioni mi ha telefonando dicendo “…sei un’autore Bonelli, complimenti” credo di aver farfugliato qualche parola e frase sgrammaticata data l’emozione!

 

E’ anche insegnante, quali sono i percorsi a livello didattico che consiglia?

Solitamente si parte sempre dalle stesse cose, strutture, anatomia ecc ecc, il percorso poi è legato ai progressi di ogni singolo allievo, ma le basi sono le stesse per chiunque voglia iniziare a disegnare. L’importante oltre l’esercitarsi è l’essere curiosi, apprendere e divorare quanti più fumetti è possibile, ma anche e sopratutto è importante non avere fretta, molti ragazzi credono di poter diventare fumettisti o illustratori con qualche disegno postato su facebook che riceve molteplici “mi piace” dai loro amici, ahimè il percorso è un tantino più complesso.

Quali sono i processi che segue per la creazione di una tavola?

Leggo la sceneggiatura e contemporaneamente butto giù un layout, che a chiamarlo layout ci vuole coraggio, diciamo qualcosa di più simile a un geroglifico che a un layout, sulla stessa pagina, poi lo sviluppo su altri fogli volanti (che puntualmente perdo), ricopio la brutta su un nuovo foglio e la invio la tavola a matita aspettando l’ approvazione. Poi passo all’inchiostrazione talvolta in maniera classica, fatta a mano con pennarelli e pennini, talvolta direttamente in digitale con la Cintiq. Altre volte, in caso di scene più complesse, disegno diversi elementi o le vignette su vari fogli, dopodichè monto tutto in digitale e passo a inchiostrare.

 

Come valuta i fumetti sul web? Ritiene che la tecnologia sia un valido mezzo per promuovere questo prodotto?

Non sono contrario ai fumetti in digitale, molti li leggo sul mio iPad, ma li preferisco avere sempre in cartaceo! La carta è qualcosa di meno effimero del web.  Ovviamente per la promozione Internet è senza dubbio il modo migliore di divulgazione, basti pensare al boom avuto da alcuni autori grazie ala rete.

A cosa sta lavorando in questo periodo?

A una nuova miniserie della Bonelli, la prima totalmente a colori, scritta da Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari,  si chiamerà Orfani, in rete e sui nostri rispettivi blog se ne parla già da un po’, con piccolissime anteprime qua e la. Visto da dentro è un lavoro mastodontico, e spero si riesca a trasferire questa sensazione anche a chi poi lo leggerà. Ogni tavola richiede un lavoro curatissimo, sia da parte di noi disegnatori che poi successivamente dai coloristi.  Non vedo l’ora che sia in edicola.

Vuole fare un saluto?

Innanzitutto vi ringrazio per avermi virtualmente ospitato sul vostro sito, Veronica per la cortesia e la gentilezza,  saluto i Drawers e il Team degli Orfani in Bonelli, tutte le fantastiche persone che noi autori incontriamo sempre durante le fiere e tutti i followers di Cartoon Mag!

Intervista di Veronica Lisotti

Luca Maresca, Speed Painting Bonelli – vignetta “Orfani” from luca maresca on Vimeo.