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Con noi a cartoonMag il celebre artista Paolo Di Orazio. Benvenuto Paolo! Paolo: pittore, scrittore, fumettista, sceneggiatore e musicista una definizione per la tua arte?

Grazie a cartoonMag. La mia arte la definisco usando una definizione coniata da Graziano Frediani: “ittura rupestre dalle caverne dell’anima”: dove per “ittura” intendo “pittura.”

Partiamo dal tuo amore per la musica che ti ha visto batterista del gruppo de Latte i suoi derivati, cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Ho fondato la band nel 1991 mettendo assieme i celebri Lillo e Greg, intuendo che la sinergia avrebbe tirato fuori qualcosa di valido. Ne sono scaturiti dieci anni di esperienze indimenticabili. Difficile raccontare tutto in poche parole. L’esperienza dei Latte è stata come vivere un film sul rock, sul successo, e sulla fine di una band da olimpo. Personalmente è un bagaglio ineguagliabile, il rapporto col pubblico,l’adrenalina costante,i viaggi,gli incontri meriterebbero un libro biografico denso di episodi grotteschi e un imperante senso di festa e divertimento, di piacere, di paure colossali in un film continuo  che non si ferma mai, nel bene e nel male.

Scrittore tra horror e sessual porno, come nasce questa passione?

La carriera di scrittore porno deriva da una semplice collocazione di lavoro, in cui mi sono trovato ai miei esordi come redattore. Era un vero e proprio lavoro quotidiano fatto di costanza e impegno, e anche di guadagno, nonché di conoscenza in diretta delle problematiche di redazione che mi hanno dato una notevole esperienza per i successivi impegni dedicati al fumetto per ragazzi e per le mie esigenze narrative, quando ho potuto esprimerle attraverso l’horror che è la mia vera passione.

Cosa puoi dirci di Kawana e che generi di fumetti ospita?

Ehm… per ora il rapporto con Kawama è sospeso. Comunque, la Kawama è stata fondata dalla pervicace volontà di Roberto Dal Pra’ e Dino Caterini allo scopo di proporre e riproporre il fumetto classico dando spazio ai nuovi talenti pescati dalle 9 sedi della Scuola Internazionale di Comics di cui Caterini è fondatore e direttore.

La tua opera Vloody Mary, propone una giovane dj, a cosa e a chi ti sei ispirato per questo personaggio?

Nel romanzo Vloody Mary ho voluto raccontare fondamentalmente l’amore per la musica. Nonché l’impatto della musica dal vivo. Volendo evitare la complessità di una band rock, ho capito che la figura del dj poteva essere più funzionale per un’avventura, anzi un’illiade horror. Quindi mi sono ispirato alle memorie musicali che mi appartengono,riversandole in un unico personaggio. Volevo fosse una donna: con la sua amante, nelle quali ho trascinato le nevrosi delle mie reali storie d’amore, innestando esperienze di vita amorosa lesbica che mi è stata raccontata da alcune amiche omosessuali che confidano a me i loro vissuti. Senza etichettare o sfruttare assolutamente l’interesse morboso, ho voluto raccontare una storia d’amore tripla e moderna vicina alle tematiche social-sessuali che emergono nel nostro tempo. L’amore è uguale per tutti, però la triade etero-lesbo mi sembrava un interessante ingrediente per “complicare” l’intreccio del mio racconto.

In “Primi delitti”, libro di racconti distribuito in supplemento al mensile Splatter, ricevesti un grande riscontro di pubblico ma anche accuse da parte della stampa, Cosa puoi dirci a riguardo?

Approfitto immediatamente per annunciare che Primi Delitti uscirà a settembre in formato eBook, con una veste completamente rinnovata per cui ho previsto inediti, un dossier stampa delle controversie parlamentari attorno al libro, denunciato come “libro osceno istigatore a delinquere” …arricchito di immagini e porzioni a fumetti realizzate interamente da me. In modo da rimettere a disposizione l’opera originale ormai fuori commercio,ma anche un lavoro pieno di retro novità che non ho mai avuto occasione di consegnare agli appassionati che – fortunatamente – si ricordano del libro, rinnovando il legame a me attraverso facebook dopo 20 anni! Il che è un gran bel risultato che intendo coltivare e onorare abbastanza.

Quindi hai un buon rapporto con la tecnologia e il web?

Praticamente con face book, rinnovo la mia consuetudine al rapporto col pubblico. E molti che mi raggiungono su FB (unico SN che mi piace usare) si meravigliano del fatto che io risponda… questo mi lusinga, ma per me è assolutamente normale. Non ho mai pensato di fare l’autore arroccato nella sua disperata arte è una mia tendenza naturale, parlare e aprirmi con tutti. Tendenza che ha ripagato nel tempo, e che funzionava anche quando suonavo coi LSD … la formula di istituire un sincero contatto col pubblico senza montarsi la testa, ti premia. Non è una scelta consapevole, è una tendenza naturale.

L’horror nei fumetti oggi è un connubio che può funzionare? E il futuro dei fumetti: carta o digitale seconde te?

La mia esperienza con Shinigami, durata tre numeri nello scorso anno, ha dimostrato una cosa, anzi più cose. Se fatto bene, l’horror può ancora piacere e divertire. Seconda cosa: non si può più sperare nel passaparola rapido, proponendo in edicola un prodotto senza prima un battage web consistente. Questo implica la preponderante necessità di ribaltare la comunicazione col pubblico nuovo e quello degli amatori attenti. Prima il web, e poi il mondo cartaceo. Il web è esecuzione comunicativa. Un fumetto-web arriva prima di un fumetto-edicola e su questo, Shinigami ha fallito. Nel senso che, ai lettori a cui è arrivato in mano, è piaciuto. Ma molti che lo avrebbero comprato non lo sapevano perché dal web non era giunta alcuna segnalazione strategica del prodotto.

Sei stato anche sceneggiatore per il mensile a fumetti Cattivik, cosa ricordi di quell’esperienza? Ti rivedremo nei panni di sceneggiatore a breve?

Oggi bisogna pensare esattamente al rovescio, secondo me. Vuoi essere conosciuto con un prodotto? Prima web e poi, semmai, carta stampata. Era il periodo in cui dirigevo alcuni dei mensili della ACME. Un’esperienza straordinaria. Cattivik era – è – il mio idolo. Semplicemente ho proposto dei miei spunti a Silver… Sfruttando quel che conoscevo del Cattivik bonviano e quel che avevo apprezzato della versione di Guido Silvestri, sono riuscito a convincere Silver della bontà delle mie sceneggiature.  A brevissimo, tornerò in pista come sceneggiatore pubblicando su un prodotto per bambini targato AUREA il fumetto IL BAMBINO DEI MOSCHINI disegnato da Andrea Domestici, pubblicato in Francia nel 2009. Uscirà a puntate in un quattordicinale dedicato al fumetto francese naturalmente in edicola, il tutto a partire da fine giugno.

Detto questo direi se vuoi aggiungere altro fare un saluto etc… spazio a te

Ringrazio di cuore gli amici di cartoonMag. Il saluto e l’augurio personale che voglio lanciare a tutti è di non smettere di amare il bel fumetto. I tempi sono cambiati ma il fumetto è sempre quello, il miglior intrattenitore dei nostri momenti di sano svago. Guai a prenderlo sul serio, ma diffidate dalla pessima qualità delle storie e dei disegni. Usciamo anche noi dalla convinzione che va bene tutto e torniamo al fondamentalismo degli anni 70 per cui il bel fumetto è solo il bel fumetto!

Veronica Lisotti: Google+