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Samantha Baldin: “Sfogo e fuga nella scrittura”

samantha baldin

Benvenuta a Samantha Baldin giovane e talentuosa scrittrice che oggi ci racconta un po’ di sé e delle sue opere.

Samantha benvenuta a CartoonMag, raccontaci qualche cosa di te.

Ciao Veronica, ciao a tutti i lettori di CartoonMag. Sono una ragioniera milanese che ha preferito la grafica alla “partita doppia”. 😀 Dalle case editrici di manualistica GdR (D&D), sono passata alla progettazione e realizzazione di costruzioni 3D in cartotecnica per i Giochi di Strategia e Tattica, uno ad esempio, Warhammer 40.000. Per molti anni, ho viaggiato per importare gadget di anime/manga dal Giappone e ho fatto molte fiere come Lucca Comics and Games. Col tempo, ho ridotto gli spostamenti.  Oggi mi limito alle consulenze e alla grafica. Da alcuni anni ho ripreso in modo più serio la scrittura che prima era solo uno sfogo emotivo o una fuga mentale.

Sei un’appassionata del genere fantasy, hai degli autori o libri di riferimento?

A dire il vero, prediligo la fantascienza^^ le distopie, soprattutto.  1984 di Orwell è uno dei miei preferiti. Però, adoro Philip Dick e come riesce a confondere le realtà, a mischiarle. “Una svastica sul sole” è a dir poco geniale, a mio avviso.  Mi piace anche Matheson. “Io sono leggenda” mi ha dato molto a livello emotivo. Se penso al cane, ancora piango. Comunque, come fantasy c’è il sempre-eterno “Signore degli Anelli” e Martin con la sua eccellente saga “A Game of Thrones”, la trovo fantastica a dir poco.

In D-Doomsday, antologia in cui sono raccolti diversi racconti, si parla di Apocalisse, tematica più che mai attuale, che qui ti trovi ad affrontare. Cosa puoi dirci della tua opera e come nasce l’idea?

D-Doomsday nasce da un’idea dei due curatori, Bianchini e Cordella, che già conoscevo per una precedente antologia. Hanno aperto un gruppo in Facebook e hanno “radunato” le penne che, a loro avviso, potessero descrivere sotto diversi punti di vista l’Apocalisse.  Il mio racconto è “Sorriso di polistirolo”, un apocalittico.  Ha due diverse protagoniste alternate: Elena e Yakko. Elena è una giovane donna sopravvissuta alla pandemia. Mentre gira per una Milano silenziosa e vestita di macerie, recupera una testa per il suo manichino Rob. (Il manichino nasconde una sorpresa, intuibile dal nome Rob … sarebbe Robert, ma viene rivelata solo nel finale.) Yakko le si intrufola in auto di nascosto. La bimba è la chiave del racconto.  Volevo parlare di solitudine, non solo dei personaggi che si sentono abbandonati, ma anche della Terra. Anche “lei” è un po’ come se si sentisse abbandonata dai suoi figli. Anzi, tradita. E quindi, li ripudia e ne crea di “nuovi”. Questa era la mia visione di Apocalisse.

 Stirpe Chimerica cover completa

In Stirpe Chimerica è presente il tuo racconto steampunk “Spring-Heeled Kack, la genesi”.  Cosa ne pensi dello steampunk? Quanto tempo hai dedicato a fare ricerche sulla storia del personaggio, ambientazione etc…?

Per me lo steampunk è un’ucronia con un’estetica unica, tutta sua. Per iniziare, colori caldi dalle tonalità del marrone fino alla crema per dipingere lo sfondo.  Rame, ottone e carbone. Poi, c’è il vapore, che io adoro. A mio avviso, se manca il vapore, manca un frammento dell’anima dello steampunk. Non può mancare nemmeno un macchinario anacronistico, massiccio e “chiassoso” (a me piacciono così^_^). E poi, ci deve essere il protagonista eccentrico. L’inventore, il ricercatore, l’esploratore. Io però ammetto di avere una visione “romantica” dello steampunk.  Per altri, è una satira politica dell’epoca, ti posso citare Paul Di Filippo con la sua “Trilogia Steampunk”. Sperando di non offendere i fan di Di Filippo, io preferisco “l’altro steampunk”. I puristi dicono essere più commerciale, però, io di solito rispondo che dipende dalla storia e dai personaggi. Se ben creati, non è commerciale. L’anime “Steamboy” di Otomo non è certo commerciale, eppure ha gli ingredienti classici: Londra, carbone, vapore e macchinario apocalittico. Comunque, mi fermo qui, altrimenti sullo steampunk ti faccio un trattato.

Jack, il protagonista del racconto, soffre, rinasce e muta, cosa o chi rappresenta?

Per quel che riguarda Jack, hai ragione. Soffre, muta e rinasce. Ho dipinto una Londra cupa e viziata, dove i reietti si ritrovano in un vicolo, Black Hole Street, che sembra accogliere solo loro. La gente normale passa, ma non entra. Si apre in questo vicolo, che non esiste, la storia di Jack (l’uomo, il dottore malato e morente) e nasce sempre qui Jack (la leggenda dell’uomo-diavolo).  I curatori di Stirpe Chimerica, Visalli e Muscolino del blog Club Urban Fantasy, avevano aperto un concorso di narrativa fantastica con soggetto: le chimere. Io ho scelto il personaggio di Jack, il saltatore, un po’ perché non è famoso come il suo omonimo, un po’ perché mi è piaciuto da subito. La documentazione c’è stata e mi ha portato via un paio di settimane, forse tre.  Per scrivere di Jack dovevo conoscere bene le dicerie come i fatti di cronaca. Poi, ho inventato il dottore e l’ho condotto al suo destino di ibrido dannato. Cito dei nomi come la signora Stevens, ad esempio, perché compare nella cronaca del tempo. E ho aggiunto il simbolo della “W” nel mantello perché si dice che Jack mentre balzava da un palazzo all’altro, portasse un mantello con lo stesso simbolo. In questo racconto, volevo parlare di cambiamento, anche involontario, ma inevitabile in quanto necessario per quel che ci aspetta dopo.  Ecco perché Jack rinasce, ma nel vicolo. All’inizio ci entra a capo chino per recuperare “qualcosa” che dovrebbe salvarlo dalla mutazione che lo sta uccidendo. Alla fine, non solo diventa un rifugio sicuro, ma anche una “vetta” da cui guardare i londinesi con uno sguardo nuovo come se avesse raggiunto una coscienza “diversa”.

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Nel tuo primo romanzo,  Bio Cyberpunk, veniamo catapultati nel 2056 tra multinazionali, amori e sofisticate tecnologie. Puoi raccontarci l’origine di quest’opera e cosa rappresenta il cyberpunk per te?

Il romanzo nasce oltre un anno e mezzo fa da un racconto “Bio is free!”, che poi è diventato il primo capitolo con delle varianti. Lo avevo scritto per un’antologia, era stato letto dai curatori, ma alla fine ho chiesto di poterlo ritirare. Non mi era mai successo, a dire il vero. Già i personaggi e la storia s’erano annidati e mi flashavano con immagini, che poi ho mostrato nel romanzo. Tengo a precisare che non ho ampliato il racconto, ma il romanzo è il seguito. Per essere esatti, ho ideato “il prima e il dopo” del protagonista. Spero che detto così sia chiaro.

BIO Cyberpunk ha due punti di vista alternati: Bio e Michela.

Ho scritto prima tutti i capitoli di Michela. Ambienti: Milano e Las Vegas ai giorni nostri. Alessio, il suo innamorato, è un grande appassionato di videogiochi e fa il sistemista di professione. Ovviamente lui è “particolare”, ma di più non posso dire.  Poi, sono andata “in codifica” 😀 di Bio scrivendo i suoi capitoli che si svolgono in rete nel 2056. La rete nuda e cruda. Bio rinuncia al suo corpo e diventa Entità. Quindi, si sposta da un server all’altro e frequenta programmi e applicazioni. Inutile dire che le parti di Bio sono le mie preferite, però Michela ha i suoi “perché” e a mio avviso è simpatica, la classica “brava ragazza della porta accanto”. Almeno, spero che risulti così anche al lettore.

E sui perché di Michela mi aggancio alla tua domanda: cos’è per me il cyberpunk. È libertà e velocità, in “allarme rosso” costante, con realtà simulate che confondono la mente. Per me, cyberpunk=sfida mentale.  Il vero tema di BIO Cyberpunk, infatti, è la fuga dal controllo mentale di una matrice molto innovativa. Ma per fuggire, prima uno deve capire di essere “in trappola”. Ho detto troppo…

Sappiamo che hai già pronto il secondo volume, puoi darci qualche anticipazione?

Anticipazioni sul secondo volume: entrano in scena nuovi personaggi in Bio, che cambierà server per vari motivi, secondo me i più simpatici ed eccentrici del romanzo.  Il secondo è più duro. C’è meno spazio per l’amore, purtroppo non c’è più tanto tempo. Ci sarà soprattutto una destabilizzante presa di coscienza. Lo stesso Bio “cresce” e cambia. Nella cover del secondo volume mostrerò il nuovo volto di Bio, infatti.  Essendo il conclusivo, svelerà tutto mostrando le connessioni tra i personaggi come non ci si immagina leggendo il primo.

Molti scrittori oggi scelgono di produrre le proprie opere su e-book, anche tu hai optato per questa scelta, come mai e qual è il tuo rapporto con la tecnologia?

Il motivo che mi ha portata all’autoproduzione in ebook in realtà è molto semplice: BIO è un’entità e volevo che nascesse nel suo ambiente ideale.  Io ho pubblicato con editori, ma BIO non l’ho proposto a nessuno.  È nato in solitaria. È sorto in sordina. Ora, si sta facendo conoscere. A dire il vero, né io, né Bio abbiamo premura. ^^ Entrambi, confidiamo nel passa-parola.

Il mio rapporto con la tecnologia è buono, direi. Parlo col mio pc, lo coccolo anche. Del resto, è il mio personale e intimo collaboratore. Vivo con lui una media di 15 ore al giorno, e ho uno splendido rapporto. ^_^ Gioco ai videogiochi, anche se non più come un tempo. Purtroppo. Non ho lo smartphone, non mi fa impazzire “il gadget” multifunzione. E soprattutto, non mi piace fare diverse cose insieme. Finché posso, mi tengo il mio cellulare carrarmatino, con cui telefono e basta.Sono molto interessata alle novità tecnologiche e scientifiche. Mi tengo aggiornata, insomma.

 Logo Libriecaffèlatte


Gestisci il  blog “Libri e caffelatte”, puoi parlarcene?

Libri e Caffelatte nasce dalla voglia di comunicare la mia opinione su quel che leggo o i film che vedo. Ricordo che è “di settore”, tratto solo i generi fantasy, fantascienza e fantastico e i sottogeneri.  Nei due anni di attività, è cresciuto. Ora intervisto altri scrittori e parlo, ogni tanto, di scrittura. Dopo aver studiato diversi manuali, ho pensato di condividere la mia esperienza facendo degli articoli tecnici. Comunque, alla fine, resta una sorta di blog-magazine privato e personale che mi da grandi soddisfazioni. Sono libera e indipendente.  Non sono per il “libero insulto”, che condanno, ma per la libera opinione, che promuovo insieme alla passione che nutro per il settore da oltre … no, vabbè, non lo dico. Diciamo, da sempre 😀

Come definiresti il tuo stile?

Senza snocciolare termini tecnici, direi che è asciutto, ma non essenziale.  Mi piacciono le frasi corte nelle scene “action” per dare il ritmo veloce, ma do respiro con quelle più lunghe per le riflessioni e le descrizioni.  Uso i punti di vista filtrati, mi trovo bene. Mi immergo meglio e credo anche il lettore.  Uso poco le attribuzioni come il “disse”, per capirci. Preferisco intervallare i dialoghi facendo fare qualcosa al personaggio. Però, dipende dall’importanza del dialogo. In alcuni casi, vado diretta di botta e risposta senza interruzioni. Sempre per una questione di ritmo. Prediligo la terza persona e il tempo al passato remoto.  Ho scritto dei racconti in prima e al presente, per allenamento, ma per un romanzo preferisco altrimenti. In ogni caso, dipende dal genere.  Se dovessi scrivere un Paranormal Romance, sarei più “barocca” con frasi “evocative” ed emotive, ma più che altro per rispetto del lettore.  A mio avviso, uno scrittore se cambia genere deve anche adattare il suo stile al genere. Io non scrivo con uno stile rigido.  BIO Cyberpunk ha un suo stile, forse sperimentale. Diverso, credo. Ma anche BIO è sperimentale. ^^ Aspetto il parere dei lettori.

Ringraziandoti per la disponibilità intanto ti chiedo se vuoi ringraziare o salutare qualcuno.

Io ringrazio te e CartoonMag per lo spazio dedicatomi.  Saluto tutti, entità e umani. E che la rete regga all’Apocalisse. La prossima, intendo. Questa ormai è andata. 😀 Grazie mille.

Info

Blog:http://www.libriecaffelatte.com/
FB:http://www.facebook.com/pages/Libri-e-Caffelatte/154097197947309

Sito:http://www.biocyberpunk.com/site/

 

Intervista di Veronica Lisotti

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