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Ciao Sergio, grazie per essere nostro ospite su cartoonMag. Sergio Gerasi, esordisci come autore in Le tragifavole, cosa puoi dirci a riguardo?

Ciao. Ti posso dire che sono il mio primo (e per ora unico) esperimento come autore unico. Mi sono divertito molto e mi son sentito totalmente libero nell’affrontare questo lavoro. Molti lettori hanno apprezzato questo slancio creativo un po’ fuori dalle righe, quantomeno fuori dalle mie solite righe, quindi penso che -tempi permettendo- sarà un esperimento da riprovare.

La solitudine, di cui parli nel libro, è un elemento che ritrovi quando crei le tue opere?

Generalmente il lavoro del fumettista è solitario. Non sempre, certo, ci si può riunire a lavorare in uno studio, con altre persone. In ogni caso quando ti immergi nel a partire dalla pagina bianca fino al finito, è una condizione di isolamento che in qualche modo ho cercato di tradurre nella storia ‘Salute, solitudine’.

 

e disegno, un connubio che ti vede partecipe con il tuo gruppo rock 200 Bullets, puoi parlarcene?

Il mio rapporto attivo con la musica e la nascita dei 200Bullets risale alla seconda ondata del punk rock, identificabile con la metà degli anni 90. Inizialmente i 200Bullets erano unicamente una valvola di sfogo e divertimento: facevamo musica punk (ossimoro), non c’erano velleità artistiche di alcun genere. Piano piano, dopo un piccolo successo iniziale, la band ha provato ad evolversi fino a che ne è stata capace. Dopo aver superato una certa illusione (che presto si è trasformata in disillusione) nei confronti della musica, ora i 200Bullets sono tornati quella valvola di sfogo e divertimento che erano all’inizio.

Da Ledd, a Steele, passando per Doe, Nemrod, Cornelio, Trigger e L’Insonne. C’ è qualche aneddoto divertente che puoi raccontarci relativo a questa multitudine di collaborazioni?

No, al contrario son stati periodi intensi e faticosi, perchè quando non hai la fortuna di lavorare per case editrici molto grosse devi sfornare una quantità di tavole al mese impressionante, se vuoi cavarci uno stipendio degno di questo nome. Però ho imparato tantissimo, è stata una palestra che mi ha temprato, sicuramente.

Tra musica, , trova spazio la passione per il . Cosa rappresenta per te il mondo dei ?

Banalmente è il mio mestiere, il mio lavoro. E’ una professione difficile da guadagnare, ma quando puoi dire di averne raggiunta almeno una parte, ecco che magicamente e stranamente avere un lavoro che è anche una passione diventa un solido appiglio anche nei momenti più difficili.

 

Hai reso omaggio, insieme con Davide Barzi, a Giorgio Gaber nel volume G&G come è nata l’idea? Per quest’opera avete anche ricevuto il premio come miglior graphic novel nel 2010.

L’idea nasce da una grande passione per Gaber, sia mia che di Davide. Il primo input lo lanciai io, inizialmente approcciando il lavoro da solo. Successivamente, parlando con Barzi, da questa piccola idea si sviluppò un vero e proprio libro a sè stante. Ha avuto grande fortuna, premi, ristampe, una trasposizione a teatro con uno spettacolo di teatro canzone illustrato … e perchè no, spero continui ad averne, i libri hanno tante vite diverse.

 

In Italia si producono molti fumetti ma la presa sul pubblico va via via scemando perchè secondo te?

I motivi potrebbero essere molti e il discorso articolato e lungo: non pensiamo però i fumetti sempre e solo come affetti da crisi congenita, tutto sommato è un mercato più grande di libri e dischi, i grandi quotidiani e la cultura in genere si stanno sempre più aprendo a questo mezzo espressivo e i grandi fumettisti del passato hanno sempre più importanza nella critica d’arte contemporanea. Insomma non mi sembra una vera e propria caduta libera, anzi, si plana bene e vedi mai che prima o poi soffi il vento in poppa.

Qualche anticipazione sulle tue prossime opere?

E’ appena uscito in edicola il mio primo Dylan Dog. Ora sto lavorando su altri due progetti sempre per la Sergio Bonelli Editore.  Sto pensando a un secondo lavoro tutto mio, a un altro libro con Barzi, sempre su illustri milanesi di spettacolo e un successivo spettacolo di teatro illustrato.

Vuoi ringraziare o salutare qualcuno?

Sì, la mamma.

Ciao grazie per l’intervista,

Sergio

 

Veronica Lisotti: Google+