Ode to Kirihito: L’uomo e i suoi peccati

Ode to Kirihito. Un caro amico diceva che nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij c’era l’uomo nella sua interezza, c’erano i vizi e le virtù

La filosofia e la religione. No, Ode to Kirihito non è il Karamazov, nonostante dia degli spunti interessanti perché anche qui c’è l’uomo nella sua fragilità e crudeltà.

Un male che sembra incurabile si sta sviluppando in Giappone e sembra perdere il via da un villaggio rurale isolato. Un giovane medico, il nostro “protagonista”, viene mandato a indagare sulla malattia, da qui una serie di avvenienti.

A questo giro vi evito gli spoiler. Andiamo però un po’ in dettaglio. Ho scritto protagonista tra virgolette, perché nonostante il tutto abbia inizio da Kirihito Osanai egli è il personaggio più stereotipato dell’opera e sotto certi aspetti il meno profondo. È semplicemente un medico idealista e ottuso, infatti spesso e volentieri egli si caccia nei guai per la sua inflessibilità a certe cose. Gli fa da contraltare il personaggio cattivo (non vi dico niente) che nonostante la sua attitudine orrenda alla fine riesce a strappare pietà. 

Veniamo al punto dolente e, leggendo in rete, quello che dà maggiori critiche al manga. Le donne. Molti hanno lamentato come Tezuka tratti le sue donne malissimo. Gli stupri abbondano sappiatelo, in realtà ce ne sono due. Eppure, queste donne sembrano quasi dimenticare l’atto. Vi ricordo che il Giappone è la società del non detto. I giapponesi non criticano apertamente perché ciò rovinerebbe l’armonia tra le parti. Forte la critica sociale di Tezuka dove le donne sono costrette a subire ogni vessazione, eppure mantengono silenzio e dignità. 

Il vero protagonista, a mio avviso della storia, è Urabe, il dottore, amico, rivale di Osanai. Egli rappresenta l’uomo tutto. Inizia come arrivista e subdolo, per poi finire allo stupro In un momento di etica cerca di scoprire il destino dell’amico e di salvare una suora dal suicidio. Urabe oscilla tra bene e male con una facilità impressionante, mostrandoci appunto tutti i peccati dell’uomo. In preda ad’un ultimo atto di pazzia o forse, di misericordia verso sé stesso, egli compie l’estremo suicidio.

In Tezuka nulla è bianco o nero, lo dirà il cattivo alla fine della storia. Marionette che si muovono accecate da propri ideali, quelli di un Giappone sconfitto in guerra e di una società che, pur di difendere la propria cultura millenaria è pronta a tutto.

Quest’opera è consigliata a coloro che amano letture di contenuto e non hanno paura di un disegno “vecchio”.

Attenzione ci sono alcune immagini forti. Un esempio, c’era una volta un pitone gigante ed un neonato…

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