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Devilman Crybaby: Recensione

Il 50° anniversario di Go Nagai si tinge di rosso. Ecco la nostra recensione di Devilman Crybaby

  • Regia: Masaaki Yuasa
  • Sceneggiatura: GŌ NAGAI (opera originale), Ichirō Ōkouchi
  • Character design: Ayumi Kurashima, Kiyotaka Oshiyama
  • Musiche: Kensuke Ushio
  • Genere: Horror/Fantasy/Animazione
  • Studio: Science SARU
  • Distribuzione: NETFLIX
  • Data d’uscita: 5 Gennaio 2018
  • Formato: Serie TV
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 10
  • Durata: 25 minuti

Se vi siete da sempre chiesti cosa si cela dietro la genialità del Maestro Go Nagai, e del perché i suoi personaggi sono diventati così iconici non solo nell’entertainment nipponico, ma in quello internazionale, direi che è l’occasione giusta per tastare con mano e vedere da vicino una di quelle sue opere che marchierà il vostro cuore e la vostra anima per sempre, ossia Devilman Crybaby.

La storia di Devilman

Prima di iniziare a parlare più approfonditamente dell’opera “Netflixiana”, mi sembra giusto mettere in chiaro sin da subito quanto Devilman sia stato un pilastro fondamentale della storia fumettistica e del cinema d’animazione nipponico e non solo. L’11 giugno 1972 si ha la primissima apparizione di Devilman nella rivista Weekly Shōnen Magazine che si conclude poi il 19 giugno del 1973. Nell’8 luglio del 1972 Toei Doga traspone l’adattamento seriale televisivo dell’opera trasmesso su TV Asahi fino al 7 aprile 1973.

L’ultima trasposizione che ebbe Devilman nel cinema d’animazione fu un OAV del 2004, più vicino alla storia del manga rispetto all’anime, riadattato invece con una sceneggiatura più consona alla serialità televisiva attraverso ritocchi al personaggio che doveva necessariamente riscuotere successo non solo tra adolescenti ed adulti (come accadde attraverso il manga), ma anche con un pubblico di età minore.

Devilman fu, a detta dello stesso Go Nagai (autore non solo di Devilman, ma anche dei robottoni che hanno colorato gli anni 70/80 del panorama dell’intrattenimento giapponese, tra i più famosi: Mazinger Z, Jeeg, Grendizere, Getter Robot), l’opera più grande da lui concepita; puntualizzando il fatto che il mangaka avesse inserito all’interno dell’opera tutta la sua dote autoriale, ampliando la versatilità del media ad un livello mai raggiunto prima, includendo grandi e piccini.

L’opera prima, il manga, racchiude l’essenza di ciò che l’autore voleva esprimere, al contrario dell’anime, che, come accennato in precedenza, fu un meraviglioso riadattamento che andava però a modificare ed edulcorare la vera storia concepita dall’autore.

Cos’è davvero Devilman?

Il perché il manga fu così importante è presto detto. La storia originale è uscita in un periodo dove la drammaturgia supereroistica (prendendo in esame una scena complessiva e non solo il Giappone) si basava sostanzialmente sulla crescita positiva dei protagonisti portando le opere ad un climax narrativo che oggi possiamo etichettare come classico. Il manga di Devilman invece fu un fulmine a ciel sereno, in grado di cambiare le carte in tavola; capace di mettere in discussione il lettore su ciò che è il male e il bene, il ruolo dei buoni e dei cattivi, insomma, una ricerca ed un lavoro incredibile da parte di Go Nagai nel campo drammaturgico con la sceneggiatura e di Character design con i personaggi, non solo a livello estetico, ma nel profondo e complesso aspetto psicologico che le tavole di Devilman narrano.

Le stesse scene proposte nelle vicende che scorrono attraverso le pagine dei takōbon che compongono Devilman rimangono in uno stato “borderline” dove traspare una brutalità ed una sofferenza ai limiti dell’accettabile distruggendo le barriere “pudiche” delle opere che all’epoca passavano sotto gli occhi di tutto il mondo. Un cambio del pensiero quindi. Una voluta faglia nel sistema che spinse i lettori a mettersi e mettere sul filo di un rasoio tutto ciò che avevano visto o vissuto attraverso fumetti, film e cartoni animati.

Devilman fu uno dei primi manga a proporre un colorscript molto preciso. I neri marcati che il giovane Go Nagai disegnò all’epoca, fanno da contorno ad una spazialità maligna e violenta, che aggiunge enfasi a ciò che viene raccontato dalla sceneggiatura, arrivando ad influenzare significativamente le generazioni successive di mangaka e non.

Crybaby

Dopo questa ampia infarinatura di ciò che è stato Devilman veniamo quindi al cuore di questa recensione: è arrivato il momento di mettere sul fuoco gli ingredienti. Devilman Crybaby è un’opera grandiosa, che ha l’obiettivo di riproporre la storia originale di Devilman (quella del manga) in una serie qualitativamente eccellente. Infatti, ripercorreremo le vicende di Akira Fudo esattamente come le abbiamo lette nel manga, ma con una sostanziale differenza che renderà questa serie unica sotto tutti i punti di vista.

Devilman Crybaby modernizza la vicenda dell’opera, rendendolo contemporaneo. La violenta instabilità rappresentata nel 1972 ritorna ora, in chiave più moderna, non c’è dubbio, dove la fame dei social serpeggia e fa da perno all’interno della società, fornendo un falso equilibrio che va in frantumi ancor prima di essere goduto. Quindi cosa è cambiato da allora? È su questa domanda che Devilman Crybaby vuole spingerci a riflettere.

La serie squarcerà letteralmente i vostri cuori, penetrandovi nel profondo e sconvolgendovi senza mezzi termini o peli sulla lingua. Attenzione, non si sta parlando di scene “ribelline” trite e ritrite o di becera spettacolarità intrisa di cliché. Si parla di contenuto scomodo che andrà a contorcersi dentro di noi. Siamo abituati a guardare con occhi da spettatore, non abbiamo più un occhio critico ed una sensibilità, vuoi per via della monotonia di ciò che ci propinano, vuoi per l’età e la crescita; e proprio per questo che Devilman Crybaby riesce a fare breccia attraverso le nostre emozioni, svegliandoci e spalancandoci gli occhi.

È molto raro (soprattutto ultimamente dove la produzione di serie TV ha eguagliato quella cinematografica) riuscire a trovare una serie non volta ad un risvolto futuro, ma con l’obiettivo di spiccare e lanciare lo spettatore a qualcosa che va oltre le barriere. Non è da tutti riuscirci ma Devilman Crybaby lo fa, e come.

Devilman Crybaby è quella speranza, quello spiraglio tra le nuvole che ti riscalda e ti fa vedere tutto con occhi diversi spingendoti a sperare per il futuro.

L’aspetto tecnico di Devilman Crybaby si riempie di tinte uniformi, di linee volutamente incerte e di animazioni fluidissime. La rotondità fa da padrona nello stile che Ayumi Kurashima e Kiyotaka Oshiyama propongono nel characters design. Colori pop e disegni compatti senza tralasciare la qualità, anzi arricchendola con voluti “difetti” delle forme. Le musiche sono un misto di Retrowave e electroambient capaci non solo di citare gli anni ’70/’80 ma immergere lo spettatore in maniera eccelsa.



Commento finale

Devilman Crybaby è un’opera che non tutti i giorni capita di vedere, è capace di muovere gli animi dal profondo, proponendo un contenuto eccellente ed impeccabile. Consigliamo assolutamente la visione a chi ricerca qualcosa nell’animazione capace di uscire fuori dagli schemi e strutturalmente opposta a ciò che siamo abituati a vedere.

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