Dragon Ball Super: la recensione dei primi tre volumi

Può il manga di Dragon Ball Super battere in qualità la serie animata? Ecco la nostra recensione dei primi tre volumi

  • Titolo: Dragon Ball Super 1, 2, 3 (Manga)
  • Editore: Star Comics
  • Testi: Akira Toriyama
  • Disegni: Toyotaro
  • Formato: 11,5 x 17,5 cm b/n
  • Prezzo: 4,50 Euro
  • Data di uscita: 26 Aprile 2017 (Primo Volume), 24 maggio 2017 (Secondo volume), 25 Ottobre 2017 (Terzo volume)

Il manga di Dragon Ball Super è un prodotto collaterale nato da una costola della serie animata omonima, e contrariamente alle prime due opere originali di Akira Toriyama nate prima su carta e poi in animazione, finisce per essere isolato dai puristi.

Pochi sono effettivamente i manga nati da una serie animata che hanno avuto la forza di battere in qualità “il genitore”. Dragon Ball Super di Toyotaro non fa certamente eccezione, tuttavia la fanbase storica si è curiosamente divisa in fazioni: c’è chi odia il manga perché non realizzato in prima persona da Toriyama, e chi invece predilige la sua lettura a discapito della serie animata.

Abbiamo quindi deciso di proporre una nostra recensione sui primi tre volumi pubblicati in Italia da Star Comics, e dire la nostra personalissima opinione sui tanti dibattiti che animano il web sulla qualità di questo manga.

La continuità con l’opera originale

Il primo elemento che stupisce sfogliando le pagine del manga sono senza dubbio i disegni di Toyotaro, la cui mano cerca di emulare pedissequamente il tipico character design di Akira Toriyama. L’artista, prima di mettere le mani ufficiosamente sulla creatura del maestro, si era ritagliato una certa popolarità grazie al suo dojinshi di Dragon Ball AF nel 2000. Un fan made nato per scherzo, ma talmente ben strutturato, da aver fatto sognare e desiderare per anni un sequel di Dragon Ball GT, attirando ovviamente anche l’attenzione di Shūeisha.

Ereditando quindi il tratto di Toriyama, Dragon Ball Super riesce fin da subito a instillare nel lettore una continuità con il precedente Dragon Ball Z, facendolo sentire a suo agio. Il problema principale dei primi due volumi è la celerità con cui si sviluppano gli eventi: la saga della Battaglia dei Dei viene letteralmente liquidata nell’arco delle prime 70 pagine, sorvolando gli intermezzi palesemente “filler” che troviamo nella serie animata; La Resurrezione di Freezer è stata accettata con un piccolo ritaglio ai margini di una paginetta, questo perché in Giappone l’arco narrativo è stato distribuito come manga a sé stante con l’uscita del film (chissà se arriverà mai da noi…).

I lunghi scontri che caratterizzano l’opera di Toriyama subiscono anch’essi dei ridimensionamenti, e spesso si risolvono nell’arco di una o due pagine: questo concede alla lettura un ritmo indubbiamente più scandito, che esplode soprattutto tra la fine del primo volume e l’inizio del secondo, durante il Torneo del 6° Universo.

Questo piccolo arco narrativo differisce dalla controparte animata per l’enorme condensazione del racconto, che si consuma attraverso una sere di scontri fra i guerrieri degli Universi 6 e 7, diluendo in questo frangente tutta la parte abbondantemente dialogata dell’anime. Le differenze non si esauriscono solo sui ritmi, ma anche nei contenuti; durante lo scontro con Hit vediamo per esempio Goku che adotta la sua forma da Super Saiyan God (nell’anime parte da subito con il Super Saiyan Blu). Un cambio di rotta nemmeno tanto casuale, dato che in questo frangente il buon Toyotaro si concede una piccola digressione per svelarci i reali livelli di potenza tra le due forme divine con un rapido balloon.


Sul finire del secondo volume il manga introduce finalmente la saga di Goku Black, sicuramente l’arco narrativo di Dragon Ball Super più apprezzato e convincente, nel quale Shueisha concede a Toyotaro l’opportunità di ripescare alcuni dei suoi guizzi narrativi risalenti ai tempi di Dragon Ball AF, demonizzando i Kaioshin e giocando con le linee temporali.

E la fissazione dell’autore per i viaggi nel tempo la possiamo evidenziare soprattutto a partire dal terzo volume, nel quale viene snocciolato il personaggio di Zamasu attraverso una serie di pagine dedicate, che si concedono un momento di respiro dopo la freneticità delle precedenti tavole, per addentrarsi nella psicologia del villain. Il ruolo di Trunks e gli altri Saiyan viene relegato alla seconda parte del volume, tagliando via tutte quelle fasi transitorie dell’anime, tra cui anche il breve salto nel passato di Goku Black. Il primo incontro tra i due Goku avviene direttamente nel futuro, così come il piano architettato da Beerus per eliminare Zamasu appare più coerente e meno confusionario.

Più dei precedenti, questo terzo volume del manga si presenta come un tira e molla tra la necessità di ricalcare l’opera animata e la voglia di allontanarsene. Queste due linee di pensiero trasportano il suo autore verso un binario narrativo che cerca di essere più coerente con sé stesso, approfondendo tanti piccoli elementi sui quali la serie animata sorvola. Da buon derivati quali sono, i manga di Dragon Ball Super assolvono perfettamente al loro scopo proponendo una lettura scattante e convincente, con un buon numero di tavole addibite agli scontri, favorite da uno stile che emula con vivacità il tratto di Toriyama.

Nelle ultime pagine del terzo volume è poi presente una piccola storia aggiuntiva: una sorta di backstage sulla vita lavorativa di Toyotaro con il manga di Dragon Ball Super, nel quale viene illustrato il coinvolgimento di Toriyama in veste di supervisore nel processo creativo dell’opera.

La più grande critica che si può a rivolgere a Dragon Ball Super, che sia manga o anime, è l’insistenza nel proporre “power up” assurdi per i personaggi, concentrandosi ormai su schemi sempre di ottimo intrattenimento, ma alla lunga ripetitivi. Il manga da questo punto di vista lavora come sostegno all’anime, tralascia per strada i riempitivi e rafforza la componente action approfondendo alcuni passaggi illogici visti sul piccolo schermo. La saga di Goku Black da questo punto di vista perde quel parziale alone di mistero sull’identità del villain, dando un briciolo di maggior coesione ai numerosi (e confusi) spiegoni che la serie animata cerca di offrire allo spettatore.



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