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Dynasty Warriors 9: Recensione (PS4, XOne, PC)

Omega Force e KOEI Tecmo provano a rivoluzionare i Musou. Ecco la nostra recensione di Dynasty Warriors 9

  • Nome completo – Dynasty Warriors 9
  • Piattaforme – PS4, Xbox One, PC
  • Developer – Omega Force
  • Producer – KOEI Tecmo
  • Distribuzione – Digitale
  • Data di uscita – 22 Febbraio 2018
  • Genere – Hack and slash
  • Versione testata – Xbox One

C’è luogo e momento per ogni cosa ma non ora

Ricordate il vecchio motto del Professor Oak? A distanza di anni quella citazione rimbomba molto spesso nella nostra mente, e finisce con l’applicarsi spesso e volentieri alla nostra quotidianità, persino oggi in questa recensione.

Dopo tre intensi anni di sviluppo KOEI Tecmo e Omega Force tornano sulle scene con il loro progenitore di punta del longevo brand dei Musou, Dynasty Warriors 9. Un titolo che si è fatto attendere tantissimo, anticipato in pompa magna grazie alla rivoluzionaria mappa open world, elemento sempre più ricorrente nel mercato videoludico, soprattutto quello occidentale.

In un certo senso questo Dynasty Warriors 9 è una dichiarazione d’intenti: entrare di diritto nel mercato occidentale sperimentando nuove dinamiche di gameplay che possano guadagnarsi l’attenzione di quella larga fetta di pubblico sempre molto diffidente.

I Dynasty Warriors dal canto loro vivono di pigrizia di sviluppo, colpa forse del successo (forse immeritato?) di cui godono in Giappone, sempre sul podio delle vendite, e mattatori assoluti in fatto di critica specializzata. Insomma, l’opera di Omega Force e KOEI Tecmo è forse la più evidente dimostrazione di quanto siano opposti i gusti dei videogiocatori orientali e occidentali.

Gli strumenti per rivoluzionario finalmente la saga ci sono: gli hardware di Playstation 4 e Xbox One dimostrano che cambiare è possibile, KOEI Tecmo avrà quindi colto al balzo questa occasione per rinfrescare il suo Dynasty Warriors? Scopritelo nella nostra recensione!

Un musou senza confini

Dynasty Wariors 9 ci porta nuovamente nella Cina rinascimentale, con la famiglia Wei guidata da Cao Cao impegnata ad arrestare la rivoluzione messa in moto dai Turbanti Gialli. La storia, poco più di un pretesto, ci spingerà a vivere questa guerra attraverso i punti di vista delle varie famiglie reali, per un totale di oltre 80 personaggi giocabili

Fin dai primi istanti infatti il gioco tende a spiattellarci sullo schermo le sue grandi ambiziosi: le vecchie mappe che fascevano da sfondo al nostro ossessivo button mashing spariscono per lasciare il posto ad una struttura completamente open world. Spariscono i tempi  caricamento tra una zona e l’altra per dare un contesto più aderente al conflitto, sparso concretamente su larga scala rispetto al passato.


La vastissima mappa può essere percorsa a cavallo, oppure con dei comodi viaggi rapidi. Le sensazioni che trasmette inizialmente il mondo ambizioso di Omega Force sono in apparenza positive, così come appare evidente inizialmente il tentativo di valorizzare questa struttura aperta del mondo di gioco. La mappa è infatti ricca di punti riferimento, che spaziano dalle più tradizionali missioni secondarie di raccolta, ad altre attività decisamente più atipiche che consistono nella caccia e la pesca.

Ognuno di questi compiti tende a ricompensare il giocatore con oggetti utili per potenziare il proprio arsenale a disposizione, ma il livello di difficoltà tarato verso il basso vanifica in modo consistente tutte queste necessità, spingendo il giocatore a dedicarsi esclusivamente alla risoluzione delle missioni principali  più in linea con le dinamiche tradizionali della serie, accessibili per altro da uno dei menù del gioco. Dando per scontato che si tratti di una scelta per far sentire a loro agio i vecchi giocatori, l’open world è talmente marginale che finisce con l’essere davvero ridondante dopo poche ore di gioco.

E’ un gran peccato considerando che la mappa mostra i conflitti tra le fazioni in costante evoluzione, a prescindere dalle azioni stesse del giocatore su di essa. Idea decisamente originale, ma che come tutte le altre sembra sia stata gettata in un calderone senza la più pallida idea del risultato finale.

Un Big Boss orientale

Venendo alle meccaniche vere e proprie di gioco, gli sviluppatori hanno cercato di trasformare il combat system in un vero e proprio acton RPG: le combo tradizionali che alternano l’uso dei tasti frontali sono state parzialmente rivedute con un taglio più strategico; adesso è possibile effettuare brevi fendenti con l’attacco base e concatenarli con quattro tipologie di combo (detti attacchi muta-stato) aggiuntive in combinazione con i tasti dorsali. Le ossessive combo del passato si riducono quindi drasticamente, diventando quasi delle vere e proprie abilità da concatenare al momento giusto, con tanto di quick time event per potenziare i danni. E infine l’immancabile attacco Musou.

Questa nuova deriva non influisce sulla freneticità del sistema di combattimento, che resta comunque spettacolare come il passato, ma ne guadagna sicuramente in strategia, considerando che ognuno di questi quattro attacchi speciali può essere potenziato anche con delle gemme che applicano effetti elementali. Salendo di livello completando gli incarichi secondari o le missioni principali il personaggio guadagnerà dei punti abilità spendibili nelle sue statistiche, un sistema ereditato a tutto tondo dagli RPG nostrani.

A deludere è la qualità scadente degli incarichi secondari, che puntualmente scoprono il fianco ad una critica già discussa in altre recensioni: sono le tipiche fetch quest da MMO che spingono il giocatore a raccogliere oggetti, conquistare un piccolo avamposto, oppure cacciare un certo numero di animali. E’ un circolo estremamente ripetitivo, che tende a non premiare cospicuamente il giocatore che gli dedica tempo.

L’ultima novità, forse quella di cui non avevamo davvero bisogno, è la scelta di inserire in questo contesto delle improbabili missioni stealth amalgamate davvero malissimo all’ecosistema di gioco, con tanto di rampino per scalare le fortezze.

Come dicevamo, la sensazione è che gli sviluppatori abbiano deciso di prendere meccaniche di un certo peso provenienti dalla cultura del videogioco occidentale per mischiarle ad un gameplay di base completamente lontano da tutto questo. A complicare le cose ci pensa poi la poca esperienza di Omega Force nel gestire tutti questi elementi inediti.

Un framerate ingestibile

Tecnicamente il gioco è semplicemente disastroso. Nella versione Xbox One da noi provata il framerate viaggia costantemente tra i 20 e i 30 fps, con picchi esageratamente negativi durante gli assalti ai forti, in cui abbondano il numero di nemici a schermo. Potremmo dire che la colpa è di un comparto grafico sbalorditivo, ma in realtà l’engine riproposto nuovamente da Omega Force non è cambiato di una virgola, ma anzi è persino peggiorato rispetto alle precedenti release. Dynasty Warriors 9 è un gioco brutto da vedere, figlio di quasi due generazioni passate, che ambisce alla rivoluzione dimenticandosi tuttavia che l’engine non è predisposto per questa struttura di gioco aperta.

La mappa open world annoia subito il giocatore per colpa di una realizzazione approssimativa, una gigantesca distesa quasi desertica completamente anonima. A preoccuparci però è proprio l’assenza di una qualsivoglia ottimizzazione del codice, che rende (almeno su Xbox One) il titolo davvero pessimo da vedere e giocare.



Commento finale

KOEI Tecmo e Omega Force provano a rivoluzionare Dynasty Warriors mischiando tantissime idee diverse, ma applicate senza il giusto collante. Il risultato è uno strano mostro di Frankenstein che prova a fare breccia nel cuore del pubblico occidentale, deludendo sotto tutti i punti di vista, e pronto a farsi etichettare ancora una volta come l’ennesimo capitolo mediocre della serie. Una grande occasione persa per Omega Force e KOEI Tecmo, che potevano finalmente scrollarsi di dosso quel velo di pigrizia che puntualmente il pubblico occidentale gli attribuisce. Magari la prossima volta andrà meglio.

Dynasty Warriors 9

Dynasty Warriors 9
4.5

VOTO FINALE

4.5 /10

Pros

  • Finalmente anche i testi in lingua italiana
  • Interessante la rivisitazione al combat system
  • Il mondo open world è una svolta intrigante...

Cons

  • ...ma è ricco di attività inutili e marginali
  • Fasi stealth pessime
  • Graficamente è molto lacunoso
  • Tecnicamente è un disastro su tutta la linea

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