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Furi – Recensione (Nintendo Switch)

Psichedelico, estremo e punitivo. Ecco la nostra recensione di Furi!

  • Nome Completo: Furi
  • Piattaforme: PlayStation 4, Xbox ONE, Nintendo Switch, PC
  • Producer: The Game Bakers
  • Developer: The Game Bakers
  • Distribuzione: Digital
  • Data d’uscita: 11 Gennaio 2018
  • Genere: Action Stylish/shooter
  • Versione testata: Switch

Dopo il grande esordio su Playstation 4, Xbox One e PC, The Game Bakers porta anche su Nintendo Switch il suo tanto discusso Furi,  un progetto molto atipico e lontano dalla classica concenzione di action game.

Furi è un titolo insospettabile, che dietro l’umilissimo prezzo di 20 euro nasconde in realtà tantissimo stile da vendere e tanta voglia di appagare i giocatori più temerari con un livello di sfida davvero alto. L’arrivo del gioco sulla piattaforma ibrida di Nintendo aggiunge una dimensione extra all’esperienza, che permette di vivere le avventure del solitario samurai dai capelli argentei anche in strada. Di sicuro vivere l’esperienza di Furi in treno, ma in generale per strada, non è esattamente il modo migliore per apprezzare le sfumature del gioco, ma sapere di poter comunque portare ovunque un gioco del genere è una nota positiva che influirà certamente sul nostro giudizio finale.

Esercizio di stile

Furi non è un Musou giapponese, e non vuole neanche essere un tradizionale “action alla Platinum Games”, è invece un contenitore di tanti generi ripescati dagli hack’n slash, il bullet hell shooter, gli stick shooter e gli scontri ad armi bianca. Non c’è una vera e propria trama a movimentare il gioco, sappiamo solamente che il nostro avatar dai lunghi capelli argentei (disegnato dal folle Takashi Okazaki) deve fuggire da una gigantesca prigione simile ai gironi dell’inferno: ogni piano, sorvegliato dai temibili Carcerieri, presenta una realtà differente dalla precedente.

A fare le veci di narratore troviamo un bizzarro tizio mascherato da coniglio, che con toni irriverenti cerca di stuzzicare l’attenzione del videogiocatore durante le pause tra uno scontro e l’altro, raccontando parabole sulla storia del silenzioso protagonista e dei relativi Carcerieri. Particolarmente consigliato il doppiaggio in lingua nipponica, perfettamente in linea con lo stile psichedelico che alterna mondi ricoperti di luce al neon, altri verdeggianti o addiritura distese aride consumate da una calamità misteriosa. Ogni livello del gioco presenta un proprio taglio artistico, così come ogni boss fight rappresenta una lunga ed estenuante esperienza sempre diversa dalla precedente.

In Furi non esistono potenziamenti e l’unico modo per agevolarsi è impostare la difficoltà al minimo. Questa facilitazione però andrebbe contro l’obiettivo degli sviluppatori: creare un gioco interamente basato sui boss, ognuno delineato da ritmi specifici che obbligheranno il giocatore a variare la propria strategia, spingendo al limite le sue abilità. E’ un vero e proprio esercizio di stile fatto di precisione e tecnica, sicuramente non adatto ai videogiocatori più casual.


Passando agli scontri che animano il gameplay del gioco, ogni livello presenta un boss specifico caratterizzato da cinque differenti round, i quali richiedono l’alternanza della spada (action) e la pistola laser (stick shooter). Se sconfitto il giocatore perde una delle tre barre di vita, ed è costretto a ripetere lo schema, mentre in caso di vittoria recupererà tutta l’energia persa. Un sistema peculiare che ingegnosamente allunga la durata stessa degli scontri (alcuni possono raggiungere i 30 minuti), permettendo al giocatore di studiare le abilità del proprio avversario per schivare e contrattaccare al momento giusto.

La costante dinamicità degli scontri, e la bravura stessa degli sviluppatori nell’alternare tra visuale ad uccello e quella più tradizionale di spalle, rendono la progressione una vera e propria esplosione di adrenalina, animata da spettacolari effetti particellari che avvicinano la produzione al più classico dei danmaku. Il titolo di The Game Bakers è la miscela di tanti generi che si amalgano quasi sempre molto bene tra loro, e sono davvero pochi i casi in cui la frustrazione derivante dagli scontri è da imputare alla programmazione.

Furi è un gioco tradizionalista, figlio della vecchia scuola, che stimola il giocatore a studiare ogni pattern dei nemici, portandolo a ripetere con costanza fino all’apprendimento della strategia perfetta per superare l’ostacolo. In un mercato moderno nel quale si cerca di alleggerire la difficoltà, o in certi casi di accompagnare con mano i giocatori vanificando o smorzando le esperienze di gioco, Furi si allontana dalla concezione moderna per ricordarci uno dei principi fondamentali del videogioco: intrattenere e proporre un livello di sfida appagante.

Samurai in the space

Dal punto di vista tecnico la versione Switch di Furi giunge sulla console senza troppi compromessi. Il porting riesce a garantire in entrambe le modalità portatili e TV i 60 fotogrammi al secondo, tuttavia non sempre la fluidità è all’ordine del giorno. Durante gli scontri più densi popolati da tanti laser a schermo, oppure negli scambi stessi della telecamera, il codice scatta in più di qualche occasione. In un titolo come Furi, costruito interamente sulla precisione dei colpi e le schivate, i cali di framerate non sono contemplati, e speriamo caldamente in una risoluzione. Bisogna ovviamente tenere in considerazioni i limiti dell’hardware, ai quali tuttavia si aggiunge un fattore inedito rispetto alle altre versioni: la portabilità.

Assolutamente spettacolare la colonna sonora che, in perfetta tendenza con la stuttura e le ambizioni del gioco, vanta una colonna sonora citazionista degli anni ’80, quasi pulp. Ad aggiungere un pizzico di follia estetica al prodotto troviamo anche la mano dell’illustre Takashi Okazaki, già ideatore di Afro Samurai, qui coinvolto proprio nella realizzazione del silenzioso protagonista e tutti i relativi scenari. L’ottima resa estetica viene fortunatamente valorizzata dalle sessioni d’intermezzo tra un boss e l’altro, fatte di lunghe camminate con inquadrature fisse che mutano in veri e propri dipinti astratti.



Commento finale

Cattivo al punto giusto, ma tecnico quanto basta. Furi è un concentrato di tanti generi pensato per gli amanti della sfida. E’ atipico, magari non adatto a tutti, ma è figlio di una vecchia scuola che stimolava i giocatori a studiare i propri avversari pianificando strategie forgiate a colpi di “game over”. Il lavoro di The Game Bakers guadagna grande personalità grazie alla sua colonna sonora citazionista e una direzione artistica di pregevolissima fattura.

La versione per Switch porta in ambito portatile a casalingo tutte le qualità delle precedenti versioni, all’eccezione di un framerate non sempre fluido. Un titolo caldamente consigliato agli amanti della sfida estrema.

Furi

19,99
Furi
8.5

VOTO FINALE

8.5 /10

Pros

  • Una magnifica direzione artistica
  • Gameplay solido che richiede precisione e concentrazione
  • Colonna sonora di notevole fattura
  • Giocabile in portatile
  • Può durare tanto...

Cons

  • ...ma anche poco
  • Difficoltà non adatta a tutti
  • Qualche problema di framerate

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