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Lost Sphear: Recensione (PS4, Switch, PC)

Tokyo RPG Factory continua a rispolverare il genere dei JRPG vecchia scuola. Ecco la nostra recensione di Lost Sphear

  • Nome completo – Lost Sphear
  • Piattaforme – PlayStation 4, Switch, PC
  • Developer – Tokyo RPG Factory
  • Producer – Square Enix
  • Distribuzione – Digitale / Disco / Cartuccia
  • Data di uscita – 23 Gennaio 2018
  • Genere – JRPG
  • Versione testata – PS4

Con Square Enix impegnata nello sviluppo di Kingdom Hearts 3 e il lungo supporto di Final Fantasy XV, la fondazione dello studio Tokyo RPG Factory si è rivelata una scelta molto interessante per riproporre sul mercato la massima espressione del genere JRPG: quello più classico e tradizionalista nato tra la fine degli anni ’80 ed esploso poi nei floridi anni ’90.

Dopo A Im Setsuna, il piccolo studio di Square Enix torna di nuovo sulle scene con una nuova produzione pronta a cavalcare nuovamente il successo di un genere che, tuttavia nel corso di questi anni sta affrontando una timida evoluzione per svecchiarsi e accontentare quanti più giocatori possibili. Lost Sphear, questo il nuovo titolo sviluppato da Tokyo RPG Factory, da questo punto di vista vuole essere l’ennesima lettera d’amore ai giocatori di una generazione passata, prediligendo uno stile lontano dai canoni moderni, ma ben scolpito nella menta di chi ha trascorso la propria gioventù giocando a Xenogears o Chrono Trigger.

Dolce e appassionante: ecco Lost Sphear

Una musica dolce e avvolgente: basta il menù iniziale per inquadrare Lost Sphear, un JRPG esageratamente classico che fin dalle prime battute ricalca altri classici del passato, prediligendo una direzione artistica che ben si armonizza con il suo accompagnamento musicale. Nella sua insistenza voglia di celebrare il genere il team tuttavia lascia per strada l’importante ruolo della trama, molto prevedibile e costruita su dei dialoghi semplici e altri addirittura un po’ goffi. Il giovane protagonista, Kanata, è il figlio legittimo di altri grandi eroi del passato: costretto dagli eventi a mettersi in gioco per salvare il mondo, accompagnato da un manipolo di altri improbabili eroi.

Il vero protagonista di Lost Sphear però è il mondo di Galterra, anima portante delle avventure di Kanata, ma anche il cuore principale di una storia che mette in secondo piano i suoi personaggi per raccontarci la mitologia del suo popolo attraverso una sorta di escamotage dal sapore quasi meta-narrativo. Attraverso una serie di eventi nelle battute iniziali, il mondo di gioco inizierà a sparire misteriosamente nel nulla, e grazie ad un potere speciale Kanata dovrà ricostruirlo assemblando i ricordi di villaggi e persone. Grazie a questa necessità di ristabilire l’ordine dei ricordi, l’intero mondo di gioco diventa la vera “anima della festa”: vivo, variegato e con un passato interessante da scoprire.

Esattamente come il primo I Am Setsuna, a tradire il titolo di Tokyo RPG Factory è una deludente longevità che si attesta sulle 25/30 ore; rispetto ai JRPG moderni risulta sicuramente una durata esigua, ma c’è da dire che a guadagnarne è anche la scorrevolezza della trama, che difficilmente verrà penalizzata da fasi “riempitive” inutili. Chiamateli pure compromessi.

Il ritorno della World Map

L’amore di Tokyo RPG Factory per i classici si può evidenziare nella superba World Map di Lost Sphear, che trascende il concetto stesso di semplice orpello citazionistico per essere parte integrante dell’avventura di Kanata e soci. La World Map è letteralmente “viva” e grazie ai ricordi in possesso il giocatore può influenzarne il design: decidendo cosa ripristinare e cosa no. A questa possibilità si aggiungono poi delle strutture speciali presenti in tutta la mappa, che se ripristinate con un certo tipo di ricordo garantiranno degli effetti passivi all’intero party durante gli scontri. Questo contribuisce ad aggiungere una componente strategica molto rilevante al sistema di combattimento, il quale ripesca a piene mani quello già visto in A Im Setsuna, una variante della ATB (Active Time Battle) vagamente ispirata al vecchio Chrono Trigger.


I personaggi non possono muoversi liberamente sulla mappa di gioco, ma quando sferranno un attacco o una magia (detta Spritnite), potranno scegliere il proprio posizionamento ed eventualmente il raggio d’azione del colpo. L’ATB inoltre aggiunge un pizzico di frenesia in più agli scontri, dato che i nemici non attenderanno le azioni del giocatore, tutto sarà gestito in tempo reale, per tanto sarà necessario agire velocemente.

A corroborare l’ottimo combat system, ad un certo punto della storia subentreranno in scena anche le Vulcosuits, dei possenti mecha che potranno essere sfruttati in battaglia per potenziare le statistiche dei personaggi, ma anche per superare alcuni ostacoli nella World Map. Analogamente agli Skell di Xenoblade Chronicles X, le Vulcosuits avranno una barra di energia che andrà ripristinata riposando nelle taverne. I personaggi, pur mancando effettivamente di una Classe, presentano comunque delle abilità uniche, tali comunque da specializzarli per un determinato ruolo nel party.

L’assenza di un ramo di sviluppo dedicato per ciascun personaggio, rende il titolo molto semplicistico, soprattutto agli occhi del videogiocatore moderno, abituato al gioco di ruolo giapponese con contaminazioni occidentali. Lost Sphear è giapponese fino all’ultima riga di codice, in alcuni momenti la citazione scade nello stucchevole, ma la sua semplicità viene compensanta da tante sfumature artistiche e narrative di pregevolissima fattura.

To the Moon

Lost Sphear presenta un comparto tecnico ereditato direttamente da I Am Setsuna: visuale isometrica, con sfondi e personaggi realizzati interamente in 3D. Non si tratta di un comparto grafico all’avanguardia, ma nella versione Playstation 4 da noi testata il gioco presenta un framerate saldamente ancorato ai 60, con risultati tutto sommato soddisfacenti. La direzione artistica da questo punto di vista risolleva la produzione con sfondi memorabili. La colonna sonora composta da Tomoki Miyoshi è molto calda e leggera, infonde quel giusto tocco magico, capace di tenere viva la produzione per tutta la sua durata. Inoltre Miyoshi cerca di scimmiottare in più occasioni anche alcune melodie di Yoko Shimomura.



Commento finale

Lost Sphear prosegue sulla scia del buon I Am Setsuna, tuttavia si presenta molto meno amaro rispetto al suo prequel, ma più agrodolce. Possiamo evidenziare delle differenze particolari a partire dalla colonna sonora, più accogliente, e da una trama tutto sommato più leggera. Allo stesso tempo gli sviluppatori hanno cercato di limarne alcuni aspetti per renderlo più appetibile ai videogiocatori moderni, ma resta comunque una produzione animata dal desiderio di omaggiare i grandi classici; un po’ come quelle persone che guardano sempre al passato ricordando momenti irripetibili. Lost Sphear è questo: è molto metaforico sia nel titolo che nella sua storia, è un viaggio a ritroso che il giocatore più maturo(quello adulto) guarda e apprezza con gli occhi gioiosi di un bambino cresciuto negli anni ’90.

Lost Sphear

Lost Sphear
7.5

VOTO FINALE

7.5 /10

Pros

  • Bella direzione artistica
  • Comparto sonoro di spessore, con qualche omaggio
  • Grande lavoro sulla creazione del mondo di Galterra
  • Un combat system strategico e profondo
  • La storia viaggia su ottimi ritmi...

Cons

  • ...ma il gioco dura meno del previsto
  • la trama è molto semplice
  • Manca uno sviluppo adeguato dei personaggi
  • Solo in Inglese

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