Monster Hunter: World – Recensione (PS4 e Xbox One)

Il franchise di punta di CAPCOM abbandona i lidi portatili per trasferirsi su quelli casalinghi. Ecco la nostra recensione di Monster Hunter: World!

  • Nome completo – Monster Hunter: World
  • Piattaforme – PlayStation 4/Xbox One/PC
  • Developer – CAPCOM
  • Producer – CAPCOM
  • Distribuzione – Digitale / Disco
  • Data di uscita – 26 Gennaio 2018
  • Genere – JRPG
  • Versione testata – PS4

A distanza di 14 anni esatti dal suo primo (e fallimentare) esordio su Playstation 2, il franchise di Monster Hunter torna nuovamente sulle console casalinghe dell’attuale generazione con un capitolo principale. Un ritorno logico, che ha consetito a CAPCOM di tornare nuovamente sui lidi degli hardware performanti dopo aver consolidato una solida fanbase in tutto il mondo con la lunga parentesi portatile che fatto esplodere il brand prima su PSP, e dopo su 3DS.

Gli hardware ormai anziani di entrambe le console sono sempre stati un grosso tallone d’Achille per la saga, animata dalla buona volontà di proporre sempre novità, ma comunque castrata da precisi limiti hardware invalicabili. Dopo l’ennesima espansione mascherata da nuova release intitolata Monster Hunter XX per 3DS e Switch, CAPCOM ha deciso finalmente di svecchiare il brand con un capitolo rappresentativo, privo di un numero ad affiancarlo nel titolo, ma piuttosto chiaro nelle idee: rivoluzionare la serie fin dalle fondamenta per accalappiarsi il favore di una più larga fetta di utenti.

Da questa volontà nasce quindi Monster Hunter: World, la summa dell’intero franchise, un punto di arrivo che funge anche da ideale riavvio. Non un reboot, ma un quinto capitolo effettivo della serie.

Non chiamatelo reboot

L’Odogaron, uno dei mostri più pericolosi della Valle Putrefatta

Ambientato nell’universo composito della saga, Monster Hunter: World giunge su Playstation 4 e Xbox One (e prossimamente su PC) con la voglia di proporre un mondo più vasto, non un open world, ma una serie di gigantesche mappe prive di caricamenti, ideale giustificazione del sottotitolo “World”. Ma a sorprendere in questo ritorno su console casalinghe è anche la presenza di una componente narrativa, poco incisiva si, ma si tratta di un godibile pretesto per spingere il giocatore a visitare le varie locations del gioco.

Nei panni di un cacciatore della Quinta Flotta, il nostro obiettivo sarà quello di aiutare La Gilda dei Cacciatori a svelare i misteri che cela Il Nuovo Mondo, apparente meta dei Draghi Anziani. Circa ogni 10 anni gli antichi draghi migrano verso nuove terre, generando eventi naturali che mutano il ciclo vitale delle creature. Il plot è un classico pretesto, un piacevole contorno da seguire, graziato anche da una localizzazione completamente in italiano (è la prima volta per la serie).

Dopo le premesse iniziali il gioco ci introduce al villaggio di Astera, che in perfetta linea con i precedenti episodi, sarà l’hub principale dell’avventura: un vero e proprio crocevia di attività nel quale è possibile gestire l’equipaggiamento, accettare missioni, accedere alla Forgia per creare armi e armature, e infine la Caccia Celeste per interagire con gli altri cacciatori in multiplayer.

L’elemento portante del gameplay risiede proprio nella gestione del proprio equipaggiamento, caratterizzato da ben 14 tipologie di armi da cui attingere, ognuna delineata da un sistema di combattimento ben preciso. Il giocatore ha piena libertà decisionale sul proprio stile, ma dovrà comunque tenere bene a mente il comportamento della fauna locale. Le armature a loro volta incidono pesantemente sull’andazzo degli scontri, e data l’assenza di un vero e proprio sistema di progressione fatto di punti statistica, tutto si baserà sul valore dell’equipaggiamento in dosso e la pianificazione strategica. Per esempio mostri volanti come il Legiana possiedono delle capacità elementali di tipo ghiaccio, quindi l’ideale è indossare dell’equipaggiamento con relativa resistanza al freddo.


Stesso discorso vale anche per le armi: ognuna di essere avrà dei pro e contro molto importanti che il giocatore dovrà ben valutare prima di lanciarsi nello scontro, e dovrà inoltre tenere in considerazione il livello di potenza di ciascuna, investendo quando possibile nel loro sviluppo. Contrariamente al passato infatti, CAPCOM ha ben pensato di espandere il concetto di crafting, dando la possibilità al giocatore di evolvere o devolvere le armi in base alle proprie esigenze grazie ad un ramo di sviluppo che si dipanerà sempre di più raccogliendo materiali nuovi per la forgiatura. Una trovata molto interessante che concede al giocatore l’opportunità di familiarizzare con l’arma in possesso e valutare se procedere o meno nello sviluppo di un determinato ramo evolutivo.

Gli elementi portanti che hanno fatto la fortuna di questo longevo franchise sono stati quindi mantenuti, e con buona pace per i maliziosi, non sono stati per nulla semplificati, ma solo rivisti per rendere l’esperienza di gioco più snella e meno frammentaria.

Stesso discorso anche per la gestione degli incarichi: le precedenti missioni di raccolta ed eliminazione adesso sono state estrapolate dal contesto e ridotte piccole quest collaterali che potranno essere portate a termine in più circostanze diverse. Volete cacciare 20 mostri piccoli? Basterà accettare uno degli incarichi messi a disposizione dal Centro Coordinamento e partire alla volta di una qualunque missione e completarlo, senza badare a scadenze o fallimenti. Oltre agli incarichi seguono anche le Taglie, una serie di missioni secondarie che richiederanno l’uccisione o la cattura di un determinato mostro. Queste missioni sono particolarmente interessanti perché rappresentano il cuore della longevità di Monster Hunter: World, dato che permettono di cacciare le creature già affrontate nella storia principale, ma con la possibilità di ricevere molte più ricompense aggiuntive.

Un ricco ecosistema

Alcune locations sono davvero molto evocative

Come detto in apertura Monster Hunter: World non è affatto un open world, bensì potremmo definirlo un vero e proprio raccoglitore di più ecosistemi viventi: canyon, foreste e via discorrendo. Dimenticate i livelli interconnessi del passato, adesso ogni zona si presenta come un piccolo sandbox liberamente esplorabile nel quale coesistono diverse tipologie di creature che rappresentano l’ideale catena alimentare: si parte dai più piccoli, passando per i medi, e si finisce con quelli di gigantesche dimensioni. Ogni creatura vive il proprio ciclo vitale come preda e cacciatore, migrando da una zona all’altra in cerca di cibo e rifugi in cui proliferare.

Le mappe sono in media piuttosto grandi, ma nascondono tanti piccoli segreti che stimolano il giocatore ad esplorarle per scoprire nuove risorse da collezionare. Le sessioni di caccia adesso vengono supportate da un sistema di tracciamento inedito basato sulla ricerca delle tracce lasciate dai mostri: grazie all’aiuto di alcune lucciole è possibile scovare dei punti d’interesse che ci indicheranno il luogo nel quale si nasconde l’obiettivo. Per quanto agli occhi dei fan più hardcore questa novità faccia storcere il naso, a conti fatti si rivela un buon sistema di guida, dato l’intricato level design delle zone. Inoltre le lucciole sono davvero utili per tracciare gli spostamenti dei mostri durante gli scontri, la cui durata si attesta come sempre tra i 15 e i 30 minuti.

Grazie all’hardware attuale il team ha lavorato duramente anche sulla creazione di ogni ecosistema, che può essere influenzato dalle azioni del giocatore, o inavvertitamente dai mostri stessi. Per esempio durante uno scontro potrà capitare che il mostro colpisca una montagna, generando di conseguenza una frana che potrebbe volgere a favore del giocatore. In altri casi spiccano spettacolari lotte territoriali completamente randomiche che trasformano il cacciatore nello spettatore di una brutale rissa tra mostri. Il nemico del mio nemico e mio amico, quindi è importante tenere in considerazione questi eventi, che possono rivelarsi delle fruttuose opportunità.

I Palico sono dei compagni estremamente fedeli, ma le interazioni si limitano al solo equipaggiamento .

Il comparto online, già introdotto nei precedenti capitoli della serie per 3DS, torna nuovamente anche in Monster Hunter: World proponendo un multiplayer di tipo drop-in e drop-out, con la possibilità di entrare ed uscire da una sessione di gioco in qualsiasi momento. Come sempre è possibile creare sessioni fino a quattro giocatori; maggiore è il numero di utenti in missione, più accresce il livello di vita dei mostri ovviamente. E’ scontato anche solo ribadirlo, ma Monster Hunter: World regala grande divertimento se giocato in compagnia di amici, oltre ovviamente a tutte le soddisfazioni del caso quando si riesce nell’ardua impresa di sconfiggere mostri imponenti come il Diablo o il Nergigante ai ranghi più alti.

Monster Hunter: World da questo punto di vista non perdona i giocatori più disattenti; è un titolo che richiede una curva di apprendimento basata sullo studio dei pattern dei mostri. Chi temeva (o magari sperava?) in una rivisitazione più user friendly delle meccaniche storiche probabilmente resterà sorpreso nello scoprire che CAPCOM ha tenuto fede allo spirito della serie proponendo un livello di difficoltà equivalente alle controparti portatili.

Il Monster Hunter che volevamo…

L’armatura di Girros ricorda vagamente Bloodborne…

L’ultima cruciale evoluzione di Monster Hunter: World rispetto ai precedenti consiste ovviamente nel suo comparto tecnico, che finalmente abbraccia l’alta definizione. Non parliamo di una grafica rivoluzionaria, anzi, CAPCOM è stata abbastanza conservatrice su certi aspetti e forse si poteva fare anche di più; ma resta comunque bello da vedere e da vivere. I modelli poligonali nel complesso sono solo discreti, il meglio del lavoro risiede nelle animazioni.

Le interazioni del cacciatore con l’ambiente sono realistiche, così come quelle delle creature, vivide e molto complesse. Una ricerca per i dettagli ai limiti del maniacale che a sua volta garantisce una resa estetica complessivamente appagante, capace di spettacolarizzare l’azione su schermo come pochi altri titoli di questo genere hanno saputo fare nel corso degli ultimi anni.



Commento finale

Dopo un lungo trascorso su console portatili la saga di Monster Hunter torna a debuttare su console casalinghe con un capitolo rivoluzionario che guarda alla massa, senza però deturparne il fascino originale. E’ sempre lui, più bello da vedere, ancora più divertente, e soprattutto più ambizioso rispetto al passato. Forse non tutti riusciranno a sposarne la filosofia che ne ha decretato il successo, ma possiamo affermare con assoluta certezza che l’arrivo di Monster Hunter: World rappresenta un passo importante per un franchise che, con la sua complessità, ha influenzato per oltre 14 anni il genere dei giochi di ruolo nipponici. 

Monster Hunter: World

9

VOTO FINALE

9.0/10

Pros

  • Gameplay profondo e appagante
  • Livello di sfida sempre alto
  • La struttura sandbox delle mappe funziona estremamente bene
  • Alcune rivisitazioni snelliscono l'esperienza di gioco
  • Le animazioni sono davvero spettacolari...

Cons

  • ...ma i modelli poligonali e gli scenari sono solo discreti
  • Non adatto a tutti
  • La storia è abbastanza superflua

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