State of Decay 2 – Recensione (Xbox One & PC)

Undead Labs ci porta nuovamente nel suo mondo post-apocalittico. Ecco la nostra recensione di State of Decay 2!

  • Nome Completo: State of deacy 2
  • Piattaforme: Xbox One, PC
  • Producer: Microsoft
  • Developer: Undead Labs
  • Distribuzione: Digitale
  • Data d’uscita: 22 Maggio 2018
  • Genere: Sopravvivenza
  • Versione testata: Xbox One

Gli zombie, le celebri creature consacrate al cinema dal compianto maestro George A. Romeo ricorrono da sempre nella nostra cultura popolare, e non solo al cinema, ma anche nel mondo dei videogiochi.

Grazie al successo della serie TV di The Walking Dead, il genere dei videogiochi con ambientazioni post apocalittiche a tema zombie è è stato tra i più abusati tra la scorsa e l’attuale generazione di videogiochi. Basti vedere titoli come ZombieU di Ubisoft, la popolare e irriverente serie di Dead Rising firmata da CAPCOM, oppure il survival H1Z1, da poco in beta anche su Playstation 4.

Insomma, il genere degli zombie è stato uno dei grandi protagonisti videoludici degli ultimi anni, ma sarebbe quanto mai sbagliato non ammettere una certa stanchezza, o per meglio dire, una saturazione quasi totale che puntualmente si replica su ogni possibile piattaforma nel tentativo di cavalcare la cresta del successo.

Sicuramente tra questi casi c’è chi ha saputo distinguersi come Undead Labs, che nel 2013 ha portato su Xbox 360 e PC l’inaspettato State of Decay, un survival horror che riusciva a combinare molto bene le anime gestionali e survival horror di tante altre produzioni ben più blasonate. C’erano però dei problemi: il sistema di combattimento era piuttosto legnoso, e dal punto di vista tecnico era un prodotto lontano dagli standard di quel periodo, ma erano le sue meccaniche legate alla sopravvivenza ad aver dimostrato un certo potenziale.

Ecco quindi che a distanza di cinque anni, i ragazzi di Undead Labs tornano nuovamente nel loro affascinante mondo post apocalittico con un sequel pronto a perfezionare tutte quelle sbavature del suo precedessore. Ecco la nostra recensione di State of Decay 2!

Un mondo ostile

Partiamo dalle basi, State of Decay 2 è il classico sequel che non punta a rivoluzionare le caratteristiche del predecessore, ma prende ancora più coscienza delle indubbie qualità proposte nella prima avventura puntando ad espanderle con perfezionamenti di vario genere al gameplay, oltre che al comparto tecnico.

Ciò che rende affascinante l’opera degli Undead Labs è proprio l’approccio che adotta fin dall’avvio: nessun protagonista fisso, il giocatore avrà modo di selezionare una coppia di personaggi rappresentata da una storia in comune, e ciascuna con le proprie caratteristiche da tenere strettamente in considerazione. A rendere ancora più intriganti le premesse dell’avventura sono le storie che caratterizzano queste coppie, a volte possono essere dei grandi amici inseparabili, degli amanti che cercano di affrontare la decadenza del mondo che li circonda, o ancora dei militari. Ogni nuova partita in State of Decay 2 comporta delle premesse uniche per le avventure di ogni giocatore.



Una volta selezionata la coppia iniziale dell’avventura, il gioco introduce ad un tutorial che presenta le stratificate componenti gestionali e di gameplay: la visuale in questo caso è quella di uno shooter in terza persona con telecamera alle spalle libera, in linea con altri titoli free-roaming; mentre dal punto di vista delle armi troviamo bocche da fuoco in quantità sempre limitate e oggetti contundenti che si usurano con l’utilizzo. La prima nota positiva rispetto al primo capitolo consiste proprio nel sistema di combattimento, completamente semplificato all’utilizzo di due tasti, uno per la schivata e l’altro per le combo. La semplificazione apportata nelle animazioni rende gli scontri meno frustranti, ma resta comunque un leggero pizzico di legnosità nei movimenti degli avatar (dopotutto non parliamo di un action game) e le collisioni con i non morti.

Per le armi da fuoco gli sviluppatori hanno adottato una visuale da sparattutto in terza persona piuttosto tradizionale, ma la loro stabilità dipende dall’esperienza dei singoli personaggi con esse. Questo apre a dinamiche interessanti perché ogni sopravvissuto può già essere esperto nel campo delle armi da fuoco (spesso i militari) oppure avrà l’opportunità di specializzarsi scegliendo il ramo tra armi da fuoco e bianche. In ogni caso rispetto al primo capitolo il feeling con bocche da fuoco risulta molto più soddisfacente.

Chiusa la parte introduttiva, State of Decay 2 ci permetterà di selezionare tre mappe che andranno a diversificare sensibilmente le location del gioco, ma la cosa più sorprendente e che loro dimensioni sono equivalenti alla mappa del primo capitolo. Una volta scelta la meta il piccolo gruppo di sopravvissuti dovrà gettare le basi di una potenziale comunità cercando l’insediamento adatto. Ed è proprio qui che il titolo di Undead Labs mostra i suoi veri muscoli.

Una volta gettate le fondamenta, i compiti primari del gruppo consisteranno ovviamente nella ricerca di materiali, cibo, carburante e medicine. La raccolta delle risorse è la principale attività in State of Decay 2, dato che queste caleranno con l’avanzare delle giornate, influenzando a sua volta anche il morale dei sopravvissuti, che ad un certo punto potrebbero decidere di mollare la comunità e trasferirsi altrove.

Le dinamiche del gruppo sono la parte più interessante del gioco, questo perché ogni personaggio ha un carattere ben preciso che potrebbe spesso comportare delle faide interne che contribuiranno a far crescere la tensione nella comunità. In base alle attività svolte da ogni sopravvissuto questo guadagnerà sempre più notorietà e apprezzamenti dai compagni, fino a raggiungere un grado superiore che potrebbe garantirgli il ruolo da leader. La presenza di una guida non solo contribuisce al morale, ma apre anche un ramo di missioni specifiche legate al sogno di comunità ideale da parte del suo leader.

La parte gestionale non si esaurisce alla sola raccolta delle risorse, ma coinvolge anche dinamiche di crafting da tenere sempre in considerazione per il proprio insediamento, il quale avrà un certo numero di slot dedicati per edificare delle strutture dedicate: sarà per esempio possibile costruire l’infermeria in cui curare coloro che sono stati infettati dal sangue, una nuova tipologia di infezione trasmessa da alcuni zombie dagli occhi rossi sparsi per il mondo di gioco che se non curata in tempo può trasformare i personaggi a loro volta; è possibile poi raccogliere l’acqua piovana tramite delle stazioni di raccolta apposita, armerie e tanto altro. Ogni struttura andrà potenziata per garantire dei bonus aggiuntivi giornalieri alla sopravvivenza del gruppo.

I pericoli del mondo ostile

Ma non è solo la gestione uno degli elementi fondanti di State of Decay 2, ma anche il senso di scoperta e condivisione che si cela fuori, nel vasto mondo esterno alla comunità; un mondo insidioso e fatto di pericoli, dove i rapporti con le altre comunità dipendono unicamente dall’inclusione del giocatore. Proprio in questo senso, i rapporto sociali con gli altri gruppi esterni sono legati a doppio filo con “i punti notorietà”, accumulabili completando incarichi di ogni genere, oppure ripulendo le strutture dalle infezioni.

La notorietà non è solo centrale nella compravendita, ma anche nell’occupazione degli insediamenti. Oltre al campo base principale è possibile espandere la propria comunità occupando degli avamposti circostanti che garantiranno bonus ulteriori, e fungeranno anche da punti di ristoro per i personaggi.



L’approccio garantito al giocatore nella costruzione del proprio gruppo è vincolato unicamente alla necessità di sopravvivere in questo mondo ostile. Da questo punto di vista l’esperienza viene resa ancora “più frizzante” dalla modalità online, che permette di ospitare altri giocatori esterni o viceversa, per formare un gruppo di spedizione per esplorare la mappa e saccheggiare quante più risorse possibili. Inoltre, anche se non richiesta una connessione online perenne, State of Decay 2 è stato pensato per offrire ai suoi giocatori una modalità multiplayer di tipo “drop in” e “drop-out”, questo significa che sarà possibile in qualsiasi momento chiedere aiuto ad altri giocatori nelle vicinanze con un razzo segnalatore, i quali potranno decidere a loro volta di unirsi alla partita.

In questo caso, è sempre consigliabile formare delle spedizioni composte almeno da tre personaggi, visto che alcune strutture potrebbero nascondere infetti molto pericolosi come gli Urlatori, capaci di attirare tutti gli zombie nelle vicinanze con le loro urla, o i ben più pericolosi Juggernauts, dei veri e propri colossi capaci di spezzare letteralmente in due i poveri malcapitati che finiranno sulla loro strada.

Il problema di State of Decay 2 con la componente online è un po’ ricorrente anche in altri giochi che condividono questa tipologia di multiplayer: nel momento in cui si ospitano degli estranei, potrebbero tranquillamente ignorare ogni nostra richiesta di aiuto, rendendo di conseguenza il suo funzionamento se non frustrante, sicuramente futile ai fini dell’esperienza che davvero si vorrebbe da una componente del genere. Inutile quindi girarci troppo intorno, il multiplayer di State of Decay 2 è il culmine della gratificazione soprattutto se giocato in compagnia di amici.

Comparto tecnico

Il primo State of Decay era indubbiamente problematico dal punto di vista tecnico, e con questo sequel i ragazzi di Undead Labs hanno cercato di migliorarsi ricorrendo all’Unreal Engine 4 di Epic. Il risultato, almeno su Xbox One offre un colpo d’occhio solo appena sufficiente: nonostante  un budget evidentemente superiore questa volta, il team ha cercato di focalizzarsi soprattutto sulla quantità, senza puntare a degli standard visivi elevatissimi. Permangono alcuni problemi nelle collisioni durante gli scontri, e qualche bug un po’ di troppo, ma nel complesso siamo lontani dalle magagne tecniche del primo capitolo.

Una piccola lode alla colonna sonora  composta da Jesper Kid e Dreissk, che propone un connubio molto interessante di musiche che rendono giustizia al triste scenario di solitudine in cui si muovono i sopravvissuti, Particolarmente d’atmosfera è “Into the Fire”, tra i brani più ricorrenti dell’avventura.


Commento finale

State of Decay 2 è un grande passo in avanti nella giusta direzione intrapresa da Undead Labs con il primo capitolo, Non si respira aria di rivoluzione, ma più l’esigenza di migliorare le buone qualità del predecessore correggendo tanti piccoli errori tecnici e di gameplay.

Il risultato finale è un sequel raffinato di grande atmosfera, nel quale gli zombie sono solo un pretesto. I veri protagonisti sono le comunità che per fronteggiare l’apocalisse devono imparare a far fronte comune. A noi giocatori tocca “solo” tirare le fila delle loro storie, giudici e giuria della loro sopravvivenza in un mondo ostile fatto di compromessi. State of Decay 2 è un titolo meravigliosamente crudo e spietato.

State of Decay 2

8

VOTO FINALE

8.0/10

Pros

  • Musiche e atmosfere di livello
  • Diverse migliorie al gameplay
  • Parte gestionale e sociale molto stratificata
  • Online e single player si integrano benissimo
  • Tecnicamente è migliorato...

Cons

  • ...ma qualche incertezza resta
  • Non ci sono grosse evoluzioni rispetto al primo

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