The Lost Child – Recensione (PS4 & Switch)

Dalla costola di El Shaddai arriva The Lost Child. Ecco la nostra recensione dell’ultima fatica di Takeyasu Sawaki

  • Titolo completo: The Lost Child
  • Piattaforme: PlayStation 4, Switch
  • Producer: Kadokawa Games
  • Developer: Kadokawa Games
  • Distribuzione: Digital
  • Data di uscita: 22 Giugno 2018
  • Genere: Visual Novel/RPG
  • Versione testata: Switch

Vi ricordate di El Shaddai: Ascension of the Metatron, action sviluppato da Ignition Entertainment con alla guida Takeyasu Sawaki uscito nel 2011 su Playstation 3 e Xbox 360? Ecco, a circa sette anni di distanza il suo papà torna nuovamente sull’universo narrativo sdoganato da El Shaddai per proporci un nuova avventura che riprende il tema dell’eterna lotta tra Angeli e Angeli Caduti narrata nel titolo principale, ma ambientata questa volta sul pianeta Terra, in una Tokyo popolata segretamente da creature arcane e celestiali dette Astral.

Abbandonato lo stile action che caratterizza il gioco madre, questo spin-off intitolato The Lost Child ne prende radicalmente le distanze in termini di gameplay e impostazioni, attingendo da colleghi ben più famosi e popolari come gli Shin Megami Tensei e Persona. Mettetevi comodi e godetevi la nostra recensione!

Benvenuti a Tokyo

Siamo nella Tokyo dei giorni nostri, il nostro silenzioso Hayato Ibuki è un giornalista specializzato nel mondo dell’occulto che ultimante si sta occupando di alcuni misteriosi casi di suicidio. Impegnato a cercare indizi e scovare il colpevole, una strana ragazza gli implora di vivere donandogli un congegno simile ad una pistola, capace che solo un prescelto può utilizzare per catturare le creature mistiche denominate Astrals, celate agli occhi dei comuni esseri umani. Il congegno in dotazione nasconde però molti misteri, e ben presto Hayato scoprirà di essere l’ingranaggio di un conflitto tra umani e Angeli ben più articolato di quanto possa credere.

The Lost Child parte da premesse abbastanza immediate e interessanti svelando fin dai primi istanti la sua natura: il titolo in esame è un dungeon crawler molto tradizionale nella forma, assemblato con un sottofondo narrativo raccontato a modo di visual novel, con alcune cutscene animate di pregevole fattura a spezzare il ritmo dei lunghi testi a schermo. Il titolo di Kadokawa Games ha degli evidenti limiti nel budget: è un prodotto derivativo in molti aspetti che cerca di emulare dei concorrenti più agguerriti e interessanti come Shin Megami Tensei e Persona; ma non manca di brillare anche lui in alcuni aspetti: su tutti la sua essenza stessa di spin-off, che va a riprendere personaggi già comparsi in El Shaddai, ampliando la mitologia dell’universo in cui è ambientato. Inoltre artisticamente e stilisticamente, esattamente come il gioco madre, il lavoro di Takeyasu Sawaki si ispira a culti religiosi e miti come le divinità greche e la mitologia Nordica. E’ un prodotto che trasuda moltissima personalità artistica, non parliamo quindi di un clone blando di altri consanguinei.

Dungeon Crawler

Il grande limite della produzione è forse l’aver adottato un segmento del gameplay che potrebbe non piacere alle masse, ma solo ad una ristrettissima nicchia di giocatori: tolta la componente esplorativa della città, il cuore pulsante  della produzione sono i Layers, i dungeons nei quali Hayato e la sua schiera di Astrals trascorreranno la maggior parte dell’avventura. Parliamo di un dungeon crawler molto tradizionalista, figlio di una generazione passata, che visto oggi può facilmente essere etichettato come l’ideale compromesso per sovvertire  i limiti di budget a disposizione. Ogni dungeon del gioco è infatti suddiviso in numerose stanze, tutte esplorabili con la classica visuale in prima persona, con la mappa visibile su schermo che prenderà “forma” con l’incedere del protagonista nei suoi labirintici corridoi. Con l’avanzare inoltre i Layers acquisiscono si fanno sempre più articolati e complessi, crescendo gradualmente anche in termini di difficoltà ed enigmi proposti.



A  corroborare l’esperienza di gioco subentra il fattore collezionismo degli Astrals, i quali potranno essere catturati durante gli scontri utilizzando la pistola Astral Burst, con dei proiettili speciali generati dagli attributi degli spiriti schierati in campo sul momento. La cattura avviene in modo semplice, ma il processo per l’inserimento di un Astral nel party richiede una purificazione che si traduce nella spesa di speciali punti esperienza accumulabili in tre tipologie di sfere corrispondenti agli attributi degli Astrals. L’efficacia delle sfere varia quindi in base al tipo di creatura che si desidera potenziare; ogni Astrals dispone di tre evoluzioni, sbloccabili alla soglia del level cap, dopodiché finito il processo evolutivo il livello si ripristinerà mantenendo intatte le abilità e le statistiche accumulate nella precedente classe.

Anche i personaggi standard del party, Hayato incluso, potranno essere potenziati nel corso della storia spendendo i punti abilità accumulati salendo di livello oppure equipaggiando armi e accessori. Da questo punto di vista il gioco non si dimentica di proporre anche un grezzo sistema di sintesi degli oggetti, basato sulla combinazione di più armi per il loro potenziamento. Tra gli oggetti nascosti nei dungeons ci sono poi le Ooparts, che andranno opportunamente “scansionate” da uno degli NPC del gioco per ricavare equipaggiamento generato randomicamente.

Il sistema di combattimento è quello di un tradizionale GDR simile all’Active Time Battle, nel quale la velocità dei singoli personaggi può fare la vera differenza nel ritmo delle serrate battaglie nei dungeons, già appesantite a loro modo dagli scontri casuali. Fortunatamente proprio sugli scontri casuali non possiamo lamentarci, non sono troppo invadenti e la difficoltà può essere gestita comodamente selezionando tra Facile, Normale e Difficile durante l’avanzare dell’avventura.

Direzione artistica

The Lost Child non è un titolo che si affida a chissà quale comporto tecnico: i dungeons sono praticamente dei poligoni messi insieme che formano dei corridoi, tutto si fonda esclusivamente sulle cutscene e la realizzazione dei mostri, rappresentati con degli artwork statici. Non siamo quindi davanti ad un titolo tecnicamente impegnativo, ma molto semplicistico che aggira le sue imitazioni infarcendo la storia con una componente ludica da pseudo visual novel, tanto apprezzate dal pubblico giapponese.

Sicuramente il grande pregio della versione Switch è la possibilità di poter portare ovunque questa piccola avventura, lontano da qualsiasi vincoli che potrebbe minarne pesantemente la fruizione sullo schermo di una televisione. Non è un caso infatti che inizialmente il gioco sia approdato in Giappone come esclusiva Playstation VITA, per poi giungere successivamente su Playstation 4 e Switch.


Commento finale

The Lost Child non è originale, è un dungeon crawler di cui probabilmente non ci ricorderemo più tra qualche anno; rientra in quella lunga lista di titoli di seconda fascia che ogni settimana vanno a infoltire gli scaffali fisici e digitali del Giappone. A compensare è sicuramente la direzione artistica e le tematiche religiose che vanno ad approfondire la mitologia dell’universo di El Shaddai. Un titolo discreto come tanti altri del suo genere, che su Switch può garantire qualche soddisfazione. Dal nostro canto speriamo possa stimolare ad un rilancio vero del filone principale di El Shaddai.

 

The Lost Child

7

VOTO FINALE

7.0/10

Pros

  • Direzione artistica e cutscene buone
  • Tanti Astrals da collezionare
  • Sistema di progressione tutto sommato articolato
  • La parte visual novel può risultare interessante...

Cons

  • ...ma non piacerà a tutti
  • E' il solito dungeon crawler

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