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Vampyr – Recensione (PS4, XOne & PC)

Dontnod riscrive il mito dei vampiri e ci porta in una Londra vittoriana consumata dalla piaga spagnola. Ecco la nostra recensione di Vampyr!

  • Titolo completo: Vampyr
  • Piattaforme: PlayStation 4, Xbox One PC
  • Producer: Focus Home Interactive
  • Developer: Dontnod Entertaiment
  • Distribuzione: Digital/Disco
  • Data di uscita: 15/maggio/2018
  • Genere: Action RPG
  • Versione testata: PlayStation 4

Esistono delle figure ricorrenti nella cultura popolare mondiale, miti e personaggi che periodicamente vengono rielaborati per essere proposti alle nuove generazioni, mentre altre volte semplicemente per tenere viva la loro importanza nella nostra storia.

Tra i tanti miti, leggende e racconti, il vampiro è probabilmente una delle figure più celebri e celebrate in assoluto nel mondo: una creatura oscura e affascinante che si nutre del sangue delle proprie vittime per cibare la sua sete di sangue dovuta al suo stato da non morto. Il Dracula di Bram Stoker, romanzo scritto nel 1897, ha insomma lasciato una gigantesca impronta culturale nella storia dell’umanità, un mito che puntualmente rivive soprattutto grazie al cinema con operazioni spesso intriganti, e altre più dimenticabili.

Nei videogiochi il punto di riferimento ideale è la lunga saga di Castlevania, ma è impossibile non ricordare anche la saga di avventure grafiche di Dracula sviluppata inizialmente da Microïds e composta da ben cinque capitoli. Eppure, si ha la sensazione che forse ultimamente i vampiri nei videogiochi non abbiano avuto vera giustizia.

Ecco quindi che a colmare un piccolo vuoto arriva dal nulla Dontnod Entertainment, un piccolo studio francese a cui si devono alcune perle come Remember Me, action game pubblicato sotto l’egida di CAPCOM completamente bistrattato ai tempi dell’uscita, oppure la ben più famosa avventura grafica di Life is Strange. Annunciato in pompa magna con qualche piccolo concept art circa due anni fa, Vampyr rappresenta il primo tentativo da parte dello studio di cimentarsi nel genere degli action RPG, ma rappresenta anche un fresco ritorno sulla scena videoludica dei vampiri più tradizionali che abbiamo imparato a conoscere e amare nella letteratura.

Vampiri a Londra

Anno 1918, l’influenza Spagnola ha messo in ginocchio Londra: il corpo del Dr. Jonathan Reid è apparentemente privo di vita, celato in un mucchio di altri cadaveri consumati dalla piaga, ma ecco che improvvisamente torna in vita, accecato dal desiderio di sangue e pronto a mietere vittime per soddisfare la sua sete. Chi è stato a trasformarlo? Queste e altre domande si porrà Reid fin dalle prime ore dell’avventura, la cui morale come medico specializzato in trasfusioni verrà ben presto messa in discussione dal suo nuovo stato fisico e mentale da non morto. Essere immortali comporta dei grandi pregi, ma anche la necessità di doversi scontrare con una nuova natura ferale ben più pericolosa che andrà inevitabilmente a scontrarsi con la sua professione.

L’esistenza dei vampiri a Londra non è un segreto, le cosiddette sanguisughe vivono celate alla vista degli umani nei bassifondi di Londra, approfittando della pestilenza spagnola per nutrirsi dei poveri malcapitati di turno che si aggirano disperati nei quartieri della città. Il Dottor Reid cerca quindi di rivedere la propria posizione, e grazie all’aiuto del primario della clinica Pembroke, cercherà di lasciarsi alle spalle il passato mettendo in campo le sue abilità mediche, lavorando tuttavia a stretto contatto anche con la comunità di vampiri di Londra, nel tentativo di scoprire il suo nuovo sé stesso.

Da qui si dipanerà ben presto una storia intima che racconta, almeno in apparenza, le gesta di un vampiro giovane che deve accettare i compromessi della sua nuova esistenza da non morto. Ma in realtà Vampyr è più di questo, e bastano poche ore di gioco per capire quanto Dontnod abbia perso il pelo, ma non il vizio: descritto come un action RPG, l’opera dello studio francese è in realtà una visione molto autoriale del genere che punta tutti i suoi riflettori sulla narrazione attuando un taglio introspettivo sulla mitologia dei vampiri, calando il tutto in uno scenario affascinante come pochi; la Londra vittoriana nelle sue contenute dimensioni è un dipinto artistico che ritrae la decadenza di una città consumata dall’influenza spagnola e attanagliata dalla maledizione degli Skal, vampiri fuori controllo abbandonati dai propri creatori e lasciati a piede libero per la capitale britannica.

Al protagonista resta l’arduo compito di sfidare quel briciolo di umanità che gli resta, decidendo nel corso dell’avventura se aiutare i cittadini ad affrontare l’asfissiante pandemia da cui sono afflitti, oppure diventare una creatura della notte e cedere ai suoi istinti primordiali spargendo sangue per le strade di Londra. Vampyr è un gioco fatto di compromessi, è sorretto da una bilancia che pesa costantemente le azioni del giocatore e il suo rapporto con i cittadini.

Un vampiro buono o cattivo?

 

Come detto in apertura, Vampyr è un action RPG con un timbro autoriale, ed è parte di una grossa macchina ben oliata nel quale si incastrano tanti piccoli ingranaggi che rendono l’azione un piacevole sfondo al racconto, vero organo principale dell’intera produzione di Dontnod. L’aspetto più ludico riprende le fila di un combat system molto vicino a Bloodborne, con una barra stamina che si consuma in base ai fendenti sferrati con le armi a propria disposizione, suddivise a loro volta in primarie e secondarie. In aggiunta alla stamina e la barra dei punti vita, è presente un terzo indicatore legato alla scorta di sangue accumulata mordendo i nemici una volta azzerata la loro resistenza; il sangue permette di sfruttare le abilità vampiresche apprese da Reid nel corso delle sue scorribande notturne.

Pur sembrando inizialmente grezzo e basilare, con l’avanzare dell’avventura il parco dei nemici tenderà ad essere più variegato, ma sopratutto più strutturato, dato che gli sviluppatori hanno inserito due fasce di avversari sparsi per Londra: gli Skal e le Guardie di Priwen, un gruppo di antichi cacciatori armati di tutto punto per fronteggiare la minaccia dei vampiri. Diversamente dagli Skal, i Priwen pattugliano le strade della città con equipaggiamenti ben più pericolosi che consistono in pistole, fucili, torce e addirittura lanciafiamme. Tra di loro si annidano poi i Sacerdoti, uomini fedeli al proprio culto armati di crocifissi che possono generare un lampo di luce in grado di azzerare la stamina e la scorta di sangue.

Abbiamo particolarmente apprezzato il sistema di combattimento, molto ragionato e strategico al punto giusto, la cui difficoltà viene a sua volta influenzata dallo stato della città. La Londra di Vampyr è composta da tanti piccoli quartieri, ognuno di essi popolato da cittadini unici con un proprio background fatto di intrecciate relazioni con altri personaggi presenti nel mondo di gioco. Starà al giocatore decidere poi se cibarsi di loro oppure agire come medico in buona fede e aiutarli fornendogli delle apposite medicine (di cui parleremo più avanti). La progressione di Vampyr ruota interamente su questo delicato ecosistema: mordere i cittadini permetterà di ottenere più velocemente l’esperienza, facilitando la progressione, ma questo influenzerà la salute del quartiere, che potrebbe peggiorare fino a diventare un nido di prede e cacciatori per i Priwen e gli Skal.

A chiudere il cerchio dell’esplorazione troviamo i nascondigli: dei piccoli luoghi di riposo nei quali è possibile ricaricare le scorte di munizioni, potenziare le armi, creare le medicine da distribuire nei quartieri per migliorare la salute dei cittadini (e di conseguenza la qualità del loro sangue), e infine potenziare le abilità di Reid spendendo l’esperienza accumulata per salire di livello. Anche in questo frangente il titolo recupera alcuni aspetti da Souls Like, anche se la morte non si traduce in perdita di esperienza (per fortuna).

Ma il vero fascino di Vampyr non è l’azione, quanto la sua intrigante narrazione: ogni cittadino ha una propria storia da raccontare, un passato che Reid potrà decidere di esplorare attingendo da numerose opzioni di dialogo che sveleranno retroscena e situazioni. Inutile dirlo, la sensazione più palpabile dopo aver raggiunto i titoli di coda (almeno 20 ore di gioco saranno necessarie) è che Dontnod non abbia voluto abbandonare del tutto le dinamiche di Life is Strange, mischiando tanti ingredienti diversi, fino a concedersi anche delle parti investigative in cui subentra la visuale da Vampiro tanto debitrice alla serie Assassin’s Creed.

Una Londra oscura e marcia

Vampyr non è un titolo perfetto: Dontnod è uno studio mediamente piccolo e indipendente, e non sorprende che la realizzazione tecnica risulti meno vistosa del previsto. Il budget con cui è stato sviluppato il titolo è evidentemente contenuto, ma questo non ha certamente limitato la visione artistica dei suoi autori, che hanno tirato fuori dal cilindro una Londra semplicemente spettacolare. Ogni quartiere mostra i sintomi della piaga spagnola, ormai pronta ad inghiottire l’intera città lasciandola in balia delle sanguinarie forze oscure che si celano da secoli nei suoi vicoli bui e marci.

La Londra di fine epoca vittoriana creata da Dontnod propone una direzione artistica assolutamente convincente, che riesce abilmente a riscattare i limiti tecnici della produzione. Come se non bastasse, è stato svolto un lavoro ineccepibile sul comparto sonoro, con una colonna sonora che rende ancora più vivo il marciume di Londra; è un doppiaggio britannico semplicemente perfetto.

Commento finale

A Dontnod piace raccontare delle belle storie, e se non fosse parso già evidente da Life is Strange, con Vampyr lo studio francese eleva al massimo livello il suo talento creando una solida storia di vampiri impreziosita da personaggi in conflitto e uno dei periodi storici più tragici di inizio novecento. Trasuda tanta passione e molta buona volontà: forse le dinamiche action possono risultare alla lunga ripetitive o poco profonde, ma non inficiano più di tanto una produzione che riesce comunque a svecchiare le avventure grafiche moderne rendendo il giocatore attivamente partecipe della sua storia, e non solo uno strumento di scelta in dialoghi opzionali. In Vampyr il coinvolgimento emotivo riesce a convivere perfettamente con la necessità di dare al giocatore un mezzo dedito (anche) al puro intrattenimento. Un lavoro semplicemente eccellente.

Vampyr

Vampyr
9

VOTO FINALE

9.0 /10

Pros

  • La Londra Vittoriana è incredibile
  • Una grande storia di vampiri
  • La difficoltà è influenzata dalle azioni del giocatore
  • Finalmente un modo originale di gestire gli NPC nel mondo di gioco
  • Atmosfere, sound e doppiaggio di massimo livello

Cons

  • Non c'è grande profondità nello sviluppo del personaggio
  • La mappa è molto contenuta

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