Yonder: The Cloud Catcher Chronicles – Recensione (Switch)

Un mondo da vivere e scoprire. Ecco la nostra recensione di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles

  • Nome Completo: Yonder: The Cloud Catcher Chronicles
  • Piattaforme: PlayStation 4, Nintendo Switch, PC
  • Producer: Prideful Sloth
  • Developer: Prideful Sloth
  • Distribuzione: Digitale
  • Data d’uscita: 18 Luglio 2017/17 Maggio 2018 (Switch)
  • Genere: Avventura
  • Versione testata: Switch

L’anno scorso The Legend of Zelda: Breath of the Wild è giunto su Nintendo Switch portando tanto scompiglio nell’industria dei videogiochi, rivoluzionando a tutti gli effetti il tradizionale genere degli open world che tanto va di moda in questa generazione.

Un open world che concede al giocatore una libertà totale senza vincoli, dove ogni elemento dello scenario può funzionare come strumento utile. Il fatto che alcuni sviluppatori, soprattutto indipendenti, vogliano solcare il successo delle basi gettate dal nuovo Zelda di Nintendo non è certamente sorprendente, ma sempre durante lo scorso anno, pochi mesi dopo l’arrivo della rivoluzionaria avventura di Link su Switch, un piccolo studio indipendente australiano chiamato Prideful Sloth, ha fatto il suo debutto sulle scene con Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, un titolo con delle innegabili similitudini alla killer application di Nintendo, ma con una filosofia radicalmente diversa, forse dettata anche da un budget comunque ridotto.

A distanza di quasi un anno dalla pubblicazione del gioco su Playstation 4 e PC, il team mantiene la sua promessa e porta la sua avventura di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles anche su Nintendo Switch, e grazie al codice fornitoci dal publisher abbiamo trascorso diverse ore sulla misteriosa isola di Gamea. Ecco la nostra recensione.

Un mondo misterioso

Le premesse di Yonder sono davvero semplici: un giovane avventuriero parte alla volta di Gamea, una misteriosa isola afflitta da una calamità oscura detta Miasma. Nei panni del nostro silenzioso protagonista avremo il compito di collezionare tutti i circa 20 spiriti nascosti sull’isola per contrastare i numerosi veli di miasma che avvolgono le diverse zone della mappa.

Fin da subito l’avventura dello studio australiano dimostra di volersi allontanare dai canoni moderni degli open world, rimuovendone il combat system e qualsiasi accenno di violenza; tutto si focalizza esclusivamente sulla volontà del protagonista di esplorare l’isola e aiutare i suoi abitanti in difficoltà. Yonder è sostanzialmente questo, una piccola avventura caratterizzata da un grande mondo liberamente esplorabile ricco di colori e popolato da uomini e animali che vivono in grande armonia. L’impostazione è innegabilmente figlia delle opere Nintendo, così come l’intero gameplay risulta estremamente piacevole da gustare sulla console ibrida della casa di Kyoto, grazie proprio al suo non vincolarsi alla necessità di portare a termine l’avventura.

Così come Breath of the Wild permetteva di cimentarsi fin dalle prime battute nello scontro con il boss finale (si, è davvero possibile…), Yonder ci accompagna per mano solo nella primissima ora di gioco, lasciandosi subito in balia della spensieratezza e la curiosità che aleggia sull’isola di Gamea.



Tra immense pianure, piccoli porti e villaggi di medie e grandi dimensioni, Yonder ha il coraggio di rinnegare qualsiasi tipologia d’intrattenimento moderna per concentrarsi esclusivamente sulla fabbricazione di oggetti e quest incentrate sulla consegna dei materiali agli abitanti. Da questo punto di vista il titolo si avvicina a Dragon Quest Builders, ma tolta una vaga somiglianza iniziale dettata dalla presenza di tanti e diverse tipologie di strumenti per la raccolta di materiali, il confronto tra i due diventa presto minimale.

In Yonder non esiste una vera trama (o almeno, c’è ma è praticamente impercettibile), tutto si focalizza appunto sullo stimolare il giocatore a viaggiare alla scoperta di nuove locations e completare tutti gli incarichi proposti dagli abitanti. A conti fatti non esistono neanche dei veri e propri dungeon, ma solo delle statue che, a patto di superare alcuni semplici enigmi, sbloccheranno i viaggi rapidi tra una zona e l’altra dell’isola.

Spiriti, fattorie e gilde

Pur mancando un sistema di progressione tradizionale e un combat system, Yonder prova comunque a raggirare le sue mancanze con delle attività collaterali che incoraggiano l’esplorazione e il completamento che consistono in un ricco bestiario da completare analizzando tutte le specie che popolano l’isola; le Gilde che permetteranno al protagonista di specializzarsi nella costruzione di una più variegata tipologia di oggetti, indumenti e strumenti; e infine la gestione delle fattorie che propone elementi gestionali legati alla costruzione di un proprio ecosistema sostenibile grazie agli animali che popolano l’isola, generando introiti costanti che si riallacciano all’elemento meno riuscito del prodotto, i baratti.

Prideful Sloth ha infatti ben pensato di rimuovere la tradizionale compravendita introducendo un sistema di baratti che si basa interamente sullo scambio degli oggetti tenendo in considerazione il loro valore. Una scelta su carta molto originale, ma a conti fatti rende l’accumulo dei materiali inutilmente macchinoso, anche perché più complesse saranno le strutture da edificare per la propria fattoria, maggiori saranno i materiali da ottenere e questo spingerà gironzolare per tutta l’isola.

In sostanza l’originalità di Yonder è anche il suo peggior punto debole; Il senso di scoperta, e le atmosfere magiche non riescono a tenere stabile la bilancia a causa di una monotonia che rischia di spezzare i ritmi dopo pochissime ore di gioco. Da questo punto di vista su Switch il gioco riesce a compensare in parte i suoi limiti grazie alla portabilità della console perché Yonder rientra in quelle tipologie di avventure mordi e fuggi, che se giocate nelle giuste quantità di tempo, possono regalare maggior soddisfazione.

Comparto tecnico

Dal punto di vista tecnico la versione Nintendo Switch riesce a difendersi piuttosto bene, anche se il livello di dettaglio non è il massimo. Si avverte la presenza di un effetto grafico simile alla sfocatura, resa ancora più evidente dall’illuminazione degli scenari, che offrono comunque dei meravigliosi scorci visivi. Da questo punto di vista abbiamo particolarmente apprezzato la scelta di introdurre la modalità foto anche su Switch, che permette di gestire i vari filtri per ottenere uno scatto secondo le proprie esigenze.

Da segnalare, almeno in modalità portatile la presenza di alcuni cali nel framerate, non sempre frequenti, ma comunque presenti. La direzione artistica nel complesso ci piace, ma resta comunque derivativa, così come la colonna sonora, basata su musiche d’accompagnamento piacevoli ma di “già sentito altrove”.


Commento finale

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles ha dell’indubbia originalità in ciò che propone, oseremmo quasi definirlo coraggioso nel tagliare via elementi ormai centrali nelle produzioni altisonanti moderne. Non tutto però è calibrato per il verso giusto, e la monotonia rischia di prendere il sopravvento sul giocatore abbastanza alla svelta a causa della poca incisività delle attività, e una progressione sostanzialmente inesistente. Su Nintendo Switch i limiti della produzione vengono in parte aggirati grazie alla possibilità di impegnarsi nell’avventura a tempo perso, magari tra una pausa lavorativa e l’altra. Trattandosi dell’opera prima dello studio ci sentiamo comunque in dovere di premiare l’originalità del progetto.

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles

29.99
7

VOTO FINALE

7.0/10

Pros

  • Atmosfere e location ben riuscite
  • Gameplay originale
  • Porting su Switch convincente...

Cons

  • ...ma alla lunga può risultare noioso
  • Alcune meccaniche appesantiscono l'esperienza

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