Fallout 76: abbiamo provato il gioco in anteprima

Primo contatto con Fallout 76. Ecco le nostre impressioni “a freddo”

Fallout 76 è una delle grande incognite di questo periodo conclusivo dell’anno. Si tratta della prima vera diramazione della serie nel mondo dei giochi online, e quella che potrebbe sembrare una virata totale a 360° del franchise verso lidi pronti a far storcere il naso ai puristi cresciuti a pane e GDR, in realtà ha tutte le carte in regola per proporre una delle esperienza più appaganti che il mondo post-atomico di Bethesda abbia mai offerto. Ma ci sono dei compromessi, qualche contraddizione di fondo nelle idee, forse a causa di una certa predisposizione dello sviluppatore verso esperienze prettamente single player.

Ed è proprio la contraddizione che ha destato la nostra curiosità verso Fallout 76, e armati di buon controller alla mano, abbiamo preso parte al primo stress test tenutosi nei giorni scorsi su Xbox One, con una Closed Beta in anteprima accessibile a tutti coloro che avevano prenotato il gioco.

Certo, l’orario non era proprio dei migliori per testare lucidamente il titolo, con i server in Italia accessibili solamente dalle 01:00 fino alle 5:00 del mattino. Noi però, armati di tanta pazienza, abbiamo toccato con mano questa nuova incarnazione della serie, da non etichettare assolutamente come un quinto capitolo, ma più come un prequel/spin-off intenzionato a proporre una versione alternativa di quella tradizione ruolistica che ha fatto la fortuna di Fallout.

Vault 76

Fallout 76 è da considerarsi come il prequel assoluto della serie, ambientato 25 anni dopo il rilascio delle bombe nucleari che hanno raso al suolo l’America. Il numero del titolo non è casuale; il nostro protagonista, editabile come un sempre ricco editor, è uno dei membri del Vault 76, uno dei primi bunker a spalancare le porte dei suoi abitanti al nuovo mondo, consumato dalle radiazioni e popolato, ora, da nuove e terrificanti creature.

Abbandonato il vecchio Commonwealth di Fallout 4, adesso ci ritroviamo nell’Appalachia, e il nostro obiettivo (così come quello degli altri giocatori connessi al server) sarà quello di ripopolarla gettando le basi dei futuri capitoli della serie. Saremmo quindi noi, implicitamente, i fautori di quelle iconiche fazioni viste nella serie principale, come la Confraternita d’Acciaio per esempio.

Un primo sguardo a Fallout 76 potrebbe tradire velocemente i giocatori storici, soprattutto nel momento in cui entriamo in contatto con i tradizionali eventi online; è proprio in questi casi che l’anima vera del titolo emerge prepotentemente ricordandoci una realtà ben diversa, ovvero che Fallout 76 è un vero e proprio MMORPG dove i giocatori condividono la loro avventura, a volte entrando in contatto e aiutandosi a vicenda indirettamente.

Quello di Fallout 76 è un mondo particolare, laddove la struttura online potrebbe straniare i puristi, dall’altra troviamo un vero e proprio apparato survival di cui i fan avevano pesantemente criticato l’assenza in Fallout 4 (aggiunta poi in fase successiva). Perché si, è giusto ribadirlo fin da subito, in Fallout 76 la gestione del proprio personaggio è essenziale, così come vitale sarà la ricerca costante di cibo e abbeveraggi di ogni tipo per tenere sempre alto il livello di salute.

E considerando lo status dell’intera regione, il cibo sarà al 99% delle volte infetto dalle radiazioni, e questo obbliga anche a tenere sempre sotto osservazione il livello delle radiazioni. A queste accortezze bisogna poi tenere in considerazione la struttura online, che implica la totale assenza di una pausa, con il tempo e il ciclo giorno/notte che avanzeranno indistintamente per tutti coloro presenti sui server in quel momento. La vita del giocatore è quindi sempre pericolo, anche durante l’ascolto degli olonastri.

E proprio parlando di olonostri, ci sembra doveroso spendere qualche parola anche sulla componente narrativa di questo Fallout 76, che va a ricollegarsi alle già citate contraddizioni menzionate in apertura. Il modo in cui Bethesda ha deciso di raccontare la storia ci ha lasciato abbastanza perplessi, e la sensazione “a freddo” e che possa rivelarsi solo una semplice cornice dell’esperienza: tutto passa infatti per la raccolta di olonastri e documenti sparsi in giro, i quali sveleranno alcuni retroscena sul Vault 76.



Causa tempistiche strette, è stato difficile spulciare al meglio questa componente ludica del prodotto, e ribadiamo come al momento gli unici NPC che si incontreranno durante le prime fasi dell’avventura sono sostanzialmente mostri, e quei pochi robot sopravvissuti alle radiazioni delle atomiche. Le stesse quest, che siano essere primarie, secondarie oppure eventi live, vengono consegnate direttamente con delle comunicazioni via radio, annullando di conseguenza tutta quell’interazione con gli NPC presenti nella serie originale.

Appare chiaro quindi che la volontà di Bethesda sia quella di stimolare i giocatori a collaborare, rendendoli fautori di un viaggio personale che andrà a gettare poi le basi della saga principale. Anche se all’apparenza Fallout 76 può essere giocato in solitaria (ma sempre condividendo i server con gli altri giocatori), il rischio che l’offerta possa diventare presto noiosa e ripetitiva può essere dietro l’angolo; lo sviluppatore dovrà essere bravo a bilanciare la quantità e la qualità dei contenuti proposti, in modo da accontentare anche i puristi della serie. Perché alla fine è evidente l’intento di avvicinare chi proprio non può smettere di giocare Fallout 4 e vuole ancora perdersi in questo mondo.

Un mondo enorme

 

Dal punto di vista delle dimensioni, la colorata mappa del gioco si presenta enorme, tra le più vaste della serie, ma anche qui la grande sfida sarà scoprire il volume dei contenuti a gioco completo. A convincerci in positivo è il sistema C.A.M.P., una versione riveduta e corretta dell’editor di strutture introdotto in Fallout 4, di cui ne eredita tutte le caratteristiche principale, con la differenza principale che adesso è possibile trasferire il proprio avamposto ovunque si voglia salvandone il progetto. A questo va poi ad affiancarsi il crafting delle armi e armature, anch’esso recuperato dal precedente capitolo, e supponiamo che le armature atomiche avranno il medesimo ruolo anche in questo Fallout 76.

Torna anche il Sistema di Puntamento Avanzato Vault-Tec, ovvero lo S.P.A.V., che tuttavia adesso funzionerà in tempo reale, obbligando il giocatore a tenere i riflessi pronti per le varie parti del corpo da colpire. Per quanto riguarda invece la crescita vera e propria del personaggio, il sistema dei talenti adesso viene affidato a delle carte collezionabili che permetteno di ottenere abilità speciali, con annessa la possibilità di fonderle per aumentarne l’efficacia.

Questa inedita meccanica ci ha particolarmente incuriositi, perché potenzialmente permette di costruire il personaggio alternando le carte in proprio possesso che, richiederanno ovviamente l’investimento dei punti abilità acquisiti in uno specifico ramo di statistiche. A giudicare dai trailer, ma anche dalle dichiarazioni di Bethesda, le carte avranno un ruolo molto importante nell’ecosistema di gioco, e ci teniamo già a sottolineare che non sono legate in alcun modo alle microtransazioni, relegate unicamente all’estetica del personaggio.

Croce e delizia invece il comparto tecnico, che si avvale del medesimo engine grafico visto già all’opera in Fallout 4, fatto di animazioni vecchie di due generazioni e una resa dei modelli decisamente lontana dagli standard moderni. A colpire in positivo è invece la resa visiva, con il West Viriginia che regala dei meravigliosi scorci visivi e una direzione artistica assolutamente di prim’ordine. Coloro che apprezzano quella ricercatezza, e la meticolosità di Bethesda, non resteranno certamente delusi.

A stonare, come già detto, è un comparto grafico abbastanza arretrato, con un framerate che necessita ancora di qualche ottimizzazione in vista del lancio. Inaspettatamente stabili invece i server, ma da questo punto di vista è meglio essere cauti e attendere la versione finale.

Considerazioni finali

Fallout 76 è un titolo “strano”, che si avvale delle sue solide basi per proporre al pubblico una variante in salsa MMORPG di tutte quelle meccaniche che per anni hanno fatto la felicità dei fan. Tutto sembra funzionare, il riadattamento nel contesto online, incluse le dinamiche survival. Gli unici dubbi, che andranno colmati in fase di recensione riguardano la cura riposta nella gestione dei contenuti, la loro varietà, il peso del PVP e ovviamente anche la rilevanza della storia all’interno dell’ecosistema; per ora  la parte meno convincente del pacchetto.



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