Lupin III: Un ritorno alle origini? Le impressioni iniziali

Ore 23:47. L’arrivo di Lupin si fa attendere, tra una pubblicità e l’altra, come la vigilia di Natale

E finalmente (l’ho dato per scontato) Lupin ricopre lo schermo bianco, proprio come nella sigla originale giapponese e… Giorgio Vanni ci fulmina. E stavolta è lui. Il mio ricordo del remix alla francese della classica theme di Lupin svanisce come se non fosse mai esistito. Un ritorno alle origini con una vena elettronica molto più in sintonia con il contenuto della serie. Giorgio Vanni: inimitabile e imprevedibile. Un senso di soddisfazione indescrivibile sopraggiunge.

E dopo quest’entrata d’impatto e trepidazione, ecco che si comincia sul serio. La ragazza delle due torri è il titolo, preceduto come in originale da una sequenza di caratteri giapponesi scanditi da un battito telegrafico. Sì, ci troviamo. Niente viene storpiato, il doppiaggio come al solito è di livello. La presentazione del nuovo personaggio femminile, Ami Enan, a cui Lupin mira nella sua prima missione mi fa tornare in mente un dettaglio importante. Penso all’eventuale sigla di chiusura per distogliermi dall’orrore dei miei pregiudizi.

Ma poi succede davvero: Lupin, sì, sbaglia a pronunciare il nome di Ami come da copione, ma lei lo corregge con… Amy. Emi, per intenderci, e non con Amì. Ma no! Non concentriamoci sui lati negativi giusto per rendere le cose un po’ più movimentate. Piuttosto la frase tipica di Ami, “Hello, Underworld”, torna integra con grande gioia. Non ci sono neanche censure visive! E lo garantisco per tutto l’episodio.

“Ruba me. Vedi, sono legata qui da catene invisibili.”

Un profumo d’avventura che puzza: il “Lupin Game” consiste in questo. Internet viene sfruttato per acchiappare Lupin: tutti vogliono giocare a caccia e ladri. A proposito di questo, Zazà entra effettivamente in campo più determinato che mai con il suo assistente nuovo di zecca. Che voglia dargli il buon esempio con quell’aria da uomo saggio? Zenigata maturo e razionale è terrorizzante e grandioso allo stesso tempo. “La donna chiamata Fujiko Mine” fa breccia nei ricordi come un brivido.

Ovviamente, non può mancare l’inseguimento senza scansi di voli di auto e tagliuzzate da parte della Zantetzuken di Goemon. Eh sì, i vecchi tempi si fanno sentire in un mondo inedito per la banda Lupin.

Eppure, in questo “paradiso terrestre” che pare la trasposizione in italiano di Lupin, qualche mela marcia cade senza farsi sentire.



L’inammissibile distrugge il mio intento di rendere queste prime impressioni quasi idilliache. Ho detto che non c’erano censure? Ho detto che non c’erano, e sottolineo, censure visive. Perché i dialoghi sono stati “offuscati” stravolgendo il significato di certe battute.

Allusioni di carattere sessuale da parte di Ami nei confronti del nostro ladro gentiluomo sono state “decorosamente” alleggerite, e un pettegolezzo sparso in rete su una probabile relazione tra Jigen e Lupin (un ironico richiamo ai fan e alle loro ship) è stato oscurato con la strana formula “si vocifera che i due siano dei grandi amiconi”. Elementi superflui paragonati ai miglioramenti della Mediaset, ma che fanno porre ancora qualche domanda.

È inutile che continui a parlare a ruota libera, però. Se volete sentire altre chiacchiere sulla serie, vi lascio la mia recensione preliminare (abbastanza spoiler-free) qui.

Se invece vi aspettate una conclusione, ciò che mi rimane e mi è dovuto mostrarvi sono le sigle. Preparatevi alla nostalgia.



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