Red Dead Redemption 2: un mondo dove tutto è concesso

A cavallo nel selvaggio west di Red Dead Redemption 2

  • Titolo completo Red Dead Redemption 2
  • Piattaforma  PS4, Xbox One
  • Data di uscita – 26 Ottobre Novembre 2018
  • Developer Rockstar Games
  • Publisher2K Games
  • Distribuzione Digitale, fisica
  • Genere Western, Action, Open world

In un periodo, nel quale il western è tornato a rifiore al cinema e in TV attraverso prodotti di grandissimo spessore come la meravigliosa serie di Westworld, Rockstar Games decide di tornare nuovamente su “quella creatura” che nella scorsa generazione di console aveva proposto ai videogiocatori un mondo aperto nella selvaggia frontiera americana di fine ‘800, ovvero Red Dead Redemption.

A distanza di otto anni il mercato dei videogiochi però è cambiato; il genere degli open world è cambiato fino a diventare uno dei trend più ricorrenti dell’attuale generazione di console. E’ un mercato per certi versi saturo, in cerca di una boccata di aria fresca che, quando sembra finalmente giungere, deve scontrarsi con i limiti di una piattaforma stringente in termini di prestazioni.

Si, mi riferisco proprio a quello Zelda: Breath of the Wild che lo scorso anno ha saputo stupire, sovvertendo i limiti di Switch per proporre un modo alternativo di vivere l’open world, diverso da quello concepito e inculcatoci a forza da Ubisoft nell’ultimo decennio con la sua serie di Assassin’s Creed.

L’attuale generazione si avvia verso il tramonto, nell’aria si avvertono quegli evidenti segnali di un cambiamento che potrebbe essere più vicino del previsto. Conscia di ciò, Rockstar Games decide di anticipare i tempi lanciando il guanto di sfida all’intera industria, servendoci sul piatto quello che sarà destinato a diventare un modello di esempio per tutti gli sviluppatori intenzionati a proporre mondi liberamente esplorabili nel prossimo futuro.

La nuova frontiera degli open world?

Red Dead Redemption 2 è un sequel che si è affatto attendere per tantissimo tempo. Tra rumors e speculazioni di ogni genere però siamo finalmente qui a parlarne. Red Dead Redemption 2 è davvero realtà. Esiste davvero, e chi scrive questo pezzo è una persona che ha vissuto le ultime generazioni di console muovendosi tra tanti generi diversi, saggiandone tutti i cambiamenti nel corso del tempo. E fidatevi, l’opera di Rockstar Games sancisce una decisiva rottura con quello che a oggi gli open world hanno proposto, rompendone quelle schematiche regole ludiche e narrative ben fissate a terra da dei paletti che per qualcuno forse erano troppo duri da tirare via, oppure si accontentava di lasciarli li.



Rockstar invece decide di farsi coraggio, strappando via dal terreno quei paletti (quindi tutto sommato non erano duri?) sfruttando quelle regole per costruire il suo mondo; un mondo costruito a immagine e somiglianza del grande e immortale cinema western, tanto nella regia quanto nell’impostazione caricata e ricercata dei dialoghi; un mondo nel quale il giocatore è davvero il fautore di una grande avventura introspettiva fatta di lunghe camminate a cavallo che vedono Arthur Morgan – il protagonista – mentre familiarizza con il suo fedele compagno di viaggio; o ancora mentre insieme alla sua banda si apprestano a colpire un treno in corsa per portare a casa un laudo bottino e sfamare la loro grande e variopinta famiglia.

Perché alla fine Red Dead Redemption 2 è anche questo, una storia corale fatta di personaggi e situazioni sempre imprevedibili, che nell’arco della sua cinquantina di ore buone (solo di storia) affronta momenti topici non solo del cinema di genere diretto da un Sergio Leone e interpretato da Clint Eastwood, ma delinea delle critiche dure alla società americana con salda rigidità, ma anche doverosa attenzione.

Non mancano momenti surreali, tipici delle produzioni Rockstar, ma le vicende di Arthur Morgan e soci rappresentano l’affresco di un periodo prossimo alla rivoluzione. Lui, così come il suo gruppo guidato da Dutch van der Linde, sono uomini destinati a restare fuori dal mondo, in cerca di un luogo da cui ripartire con le loro vite.

Un gruppo che prima di essere banditi, sono personaggi fatti di dilemmi e contraddizioni, con la fuga dalla legge pronta ad assumere i connotati di una metafora sempre ricorrente nella vita di tutti i giorni: la paura di cambiare, il timore di affrontare i cambiamenti e rompere con i ritmi ai quali siamo abituati.

The Magnificent Seven

Red Dead Redemption 2 vive di grandi momenti umani, e anche se il ritmo centrale viene un po’ a mancare, è la maggioranza fatta di grandi e piccoli momenti tanto interattivi quanto narrativi a rendere l’opera di Rockstar sontuosa e coraggiosa.

A testa alta la software house si erge in questo mercato senza prendere più per mano il giocatore e guidarlo alla scoperta di questo mondo virtuale. E quando si premura di farlo, è solo per motivi strettamente legati all’esigenza di raccontare frammenti di storia dove la linearità è essenziale.

Ed è proprio questo il bello di Red Dead Redemption 2: la capacità di coniugare una storia scandita per tempi e interazioni al pari di un The Last of Us, o il più recente God of War, senza sacrificarne la sua essenza più pura. Sono due concezioni letteralmente opposte, la linearità che si scontra con la libertà. Eppure l’alchimia funziona tantissimo nel momento in cui il titolo svela tutte le sue carte dopo l’intrigante prologo iniziale.

Molti titoli open world vengono meno nel momento in cui la loro storia si esaurisce, ma non è questo il caso di Red Dead Redemption 2, capace di reggersi senza problemi sulle proprie gambe anche solo grazie all’enorme lavoro svolto dallo studio nella realizzazione del mondo in cui si muove Arthur. Oltre 100 diversi animali, centinai di NPC che interagiscono con il giocatore in base al suo look (è importante lavarsi per non sfigurare), alle sue azioni e all’onore ottenuto compiendo le consuete “buone azioni”.

Il coraggio di cui abbiamo fatto più volte fatto menzione è proprio in queste piccole cose, tali da immedesimare il giocatore all’interno di questo fitto ecosistema, palpabile per il realismo con cui reagisce e viene influenzato dalle nostre azioni. Non esistono vincoli particolari, la Frontiera americana è esattamente come il parco di Westworld: un mondo nel quale gli ospiti (i giocatori) hanno la possibilità di vivere una perfetta sintesi della vita da cowboy, saggiandone tutti i pregi e difetti che comporta. Puoi essere un folle bandito assetato di sangue e denaro, un nobile uomo che rispetta la legge e aiuta il prossimo, oppure una via di mezzo (ma occhio, è sempre meglio indossare una bandana).

Red Dead Redemption 2 sfida tutte quelle regole del genere, fa i conti con un sistema di controllo inizialmente legnoso (soprattutto durante le sparatorie), e addirittura si concede delle limitazioni di un certo peso che al giorno d’oggi sono praticamente l’essenza dell’open world. La meravigliosa frontiera americana va vissuta e gustata in ogni suo anfratto, possibilmente in compagnia di un fidato destriero.

Adesso se non vi dispiace ho in programma la rapina di un treno, il denaro chiama.

A presto!

Articolo: John Doe

Revisione: Giovanni Ino



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