YU-NO: Un classico PC-98 che dovresti conoscere (prima che diventi anime)

YU-NO: Un videogioco del ‘96, uno dei primi a rompere gli schemi rigidi delle visual novel e a offrire una visione provocatoria sui viaggi temporali.

  • Titolo completo: Kono Yo no Hate de Koi wo Utau Shoujo YU-NO
  • Developer: Elf
  • Data di uscita: 26 dicembre 1996 / 16 marzo 2017 (remake)
  • Piattaforme: PC-98, Sega Saturn, Windows, PlayStation 4, Nintendo Switch
  • Durata media: 50-100 ore
  • Genere: Visual Novel/Punta e clicca

Un gameplay ambizioso che sfida la piattaforma minimalistica del PC-98. Scopriamo le origini di Steins;Gate e un classico dimenticato!

Il gioco ha ricevuto una fan-patch in inglese nel 2011.

Lapsus da Gamer, episodio 1

Mio caro giocatore hardcore che (magari) ti sei imbattuto per puro caso sul mio modesto articolo, ora che ho la tua attenzione ti do il benvenuto tra queste pagine scorrevoli dove riesumiamo giochi seppelliti dal pubblico e dalla critica. E mi azzardo di dire che forse questo titolo ti sfugge, o forse la tua memoria sta frugando faticosamente tra articoli e trailer che preannunciano il ritorno di un classico, del classico che ha dato le basi a Steins;Gate, e che adesso diventerà un anime diretto peraltro dallo stesso Chiyomaru Shikura, produttore della suddetta serie di fantascienza.

Prima di questo, ha già ricevuto un remake nel 2017 che imita, in maniera un po’ più intuitiva, la versione originale per filo e per segno, e a cui si ispirerà ancora l’anime per il character design. Ma perché tante attenzioni per una visual novel di più di venti anni fa gettata in qualche thread remoto di 4chan?

Certo, una spiegazione ce l’abbiamo.

Inauguriamo la nostra nuova rubrica videoludica dedicata esclusivamente ai giochi sottovalutati, Lapsus da Gamer, con un lapsus ambizioso che giudicheremo solo alla fine se merita o no di restare nel dimenticatoio.

Prima di immergerci nel mondo di YU-NO, però, voglio darvi un aiuto mostrandovi lo scenario dove passeremo le prossime 50+ ore della nostra vita.

Spero che le CG old-school e il sottofondo ad 8 bit siano riusciti a farvi entrare nell’atmosfera con la giusta nostalgia. Ma bando ai fronzoli e veniamo alle domande. Cosa significa l’opening di YU-NO? Il gioco ci accoglierà proprio con queste immagini vaghe che si avvicinano quasi a una vera e propria sequenza animata e noi le dovremo interpretare.

Ci troviamo a Saikaimachi, una città fittizia sperduta in qualche zona costiera del Giappone, e che puntualmente si rivelerà la fonte dei nostri guai.

La storia di YU-NO ci mette nei panni di Takuya Arima, liceale e figlio di un celebre storico scomparso di recente in circostanze misteriose. Un giorno Takuya trova un pacco indirizzato a lui con una lettera allegata. Leggendola scoprirà che suo padre è ancora vivo e, anzi, è nel mezzo di un lungo viaggio perciò al momento non è possibile entrare in contatto con lui. Ma, cosa più importante, prima di sparire gli ha lasciato un dispositivo che è in grado di portarlo a spasso nel tempo.

Sì, potremmo chiamarlo “macchina del tempo”, ma il suo nome qui sarà invece “Reflector Device” e funzionerà solo inserendo dei gioielli speciali (proprio quel gioiello luccicante che avete visto nell’opening). Come potete intuire, i gioielli faranno parte del gameplay alternativo che vuole offrire YU-NO. Ma non è tutto qui.

Il gameplay

Le meccaniche di gioco non sono particolarmente complesse, soprattutto se pensate a una serie come Touhou che vede le sue origini proprio nel PC-98. E ci tengo a precisare che non parliamo di difficoltà, ma della varietà di sfide che riesce a offrire il gioco in generale.

Detto questo, è vero che nel corso di YU-NO potremo proseguire ad abili colpi di clic clic clic per la maggior parte del tempo, ma c’è il rischio di bloccarsi se si pensa di fare così. Il mio errore è stato proprio questo: ho affrontato YU-NO come una visual novel.

Le abilità di clic clic clic fanno cilecca e mi sa che ho rotto il campanello.

Per carità, lo è, certo, ma è meglio vederlo come un RPG se non volete che i vostri neuroni si diano all’harakiri dopo un’oretta. Invece di andare alla cieca, invece, bisogna tener conto del “Reflector Device” di cui ho accennato prima. Il gioco avrà effettivamente inizio dopo il prologo dove, per renderci le idee molto più chiare, si aprirà uno schermo con un puntino luminoso. E quella sarà la nostra mappa del tempo, che più andremo avanti più crescerà fino a diventare una vera e propria linea temporale su cui fissare dei salvataggi, o “Jewel-save”, che ci permetteranno di ritornare a un momento specifico di una route.

Intuitivo, nevvero?

Parlo di “Jewel-save” perché la nostra piccola macchina del tempo funzionerà a mo’ di macchinetta a gettoni, quindi per farla partire avremo a disposizione dei gioielli in numero limitato (tre o quattro) da inserire sulla mappa nel caso pensassimo che un certo evento della storia possa tornarci utile o nel caso trovassimo qualche item (siamo pur sempre in un punta e clicca). L’obiettivo finale del gioco è rimediarne otto (capienza massima del Reflector), per scoprire il mistero dietro la scomparsa del nostro vecchio.

Un obiettivo che personalmente ho dimenticato perché, buttandomi alla cieca, spesso e volentieri ho finito tutti i gioielli disponibili. Ma anche perché il gioco, da brava visual novel che ammette fieramente di essere, è strutturato in route, parecchie route, che vi terranno impegnati per un bel po’.

I personaggi e le route

Quando si parla dei personaggi di YU-NO, è allettante fare una certa premessa. Nonostante il gioco non sembri tanto popolare o rilevante nel panorama videoludico asiatico, vanta un cast di doppiatori di tutto rispetto. Avete visto degli anime classici in lingua originale? Buon per voi. YU-NO vi darà la possibilità di risentire Ami Mizuno di Sailor Moon, Kensuke di Evangelion, addirittura James, e come si fa a non associarlo subito al Team Rocket, e poi Ghost in the Shell, Cardcaptor Sakura, e sì, potrei ancora dilungarmi! Naturalmente la performance di livello giova molto all’atmosfera e soprattutto alle peculiarità delle protagoniste principali che ci accompagneranno nelle diverse route tra drammi e zozzerie di vario tipo. Ah, giusto. YU-NO è un hentai. Considerando che la storia ha la sua importanza qui, le scene non saranno frequenti. Ma tranquilli, il gioco non perderà l’occasione di ricordarvelo. Neanche una.

                                                  Inutile commentare.

Tornando invece alle protagoniste, in tutto avremo sei ragazze, anche se le route saranno un po’ meno. Presentiamole.

Kanna Hatano: La dea onnipotente, onnipresente, onnisciente. Veneratela! Lei sa tutto, proprio tutto, ma non ci dice proprio niente. Forse potrebbe addirittura rivelarci la verità sull’origine dell’Universo, ma preferisce uscire dal nulla con delle frasi enigmatiche e sparire subito dopo. Ma la perdoniamo perché in pieno spirito Deus ex Machina ci salverà da qualche bad ending indesiderata.

Mitsuki Ichijou: Una professoressa di storia che sarà felice di darci lezioni private ogniqualvolta ne avremo bisogno. Se capite cosa intendo.

Kaori Asakura: Una tipica giornalista a caccia di scoop che gira un po’ troppo attorno a casa nostra e forse con qualche capo di abbigliamento in meno del dovuto.

Mio Shimazu: Studentessa modello, figlia del sindaco, aspirante archeologa e tsundere. Parecchio tsundere.

Ayumi Arima: La nostra matrigna e proprietaria di Geo Technics, azienda che in precedenza gestiva nostro padre.

Eriko Takeda: Oh, avanti. Questa è una provocazione. Il volto coperto dai capelli, la sigaretta infinita… eddai, come fate a non pensare a Jigen. Best girl istantanea. Tenendo da parte le mie preferenze Lupinesche, Eriko è una professoressa/addetta dell’infermeria che ci farà tanti di quei sermoni e ci lancerà contro tante di quelle sigarette accese che non la scorderemo. Mai.



Takuya Arima: Rappresenta tutti i pervertiti che si aspettavano di godersi un hentai in piena grazia divina, ma scoprono che devono sudarsi anche quelle brevi scene vanilla in cento ore di viaggi nel tempo e ripetizioni. Comunque vadano le cose, Takuya rimane un fiero pervertito (o “libido vivente”, come verrà felicemente chiamato dai compagni di scuola) e riuscirà a frenarsi appena quando il giocatore metterà alla prova la sua resistenza con dei gesti inappropriati sulle ragazze.

Ecco, l’ho detto. Ho interpretato i vostri sfoghi prima del tempo. O forse in parte ho sfogato i miei di pensieri. Non importa. Tanto adesso arriviamo finalmente alla parte interessante, ovvero la parte in cui io in maniera… piuttosto concitata parlo della mia esperienza di gioco e a un certo punto scoppieranno gli spoiler e forse scoppierò io. È tutto da vedere.

YU-NO: un capolavoro?

Ho iniziato la visual novel con grandi aspettative, nonostante i doppi sensi superassero le parole lasciate pure nel loro significato. Ma si tratta davvero di un capolavoro, come viene giudicato da alcuni utenti?

L’esperienza di gioco è molto tediosa, e lo ribadisco, perché YU-NO ha dimostrato di essere un gioco pretenzioso sia a livello di gameplay sia a livello di storia. Innanzitutto, il gioco sviluppa la tematica dei viaggi temporali su questa frase:

Il tempo è reversibile, la storia invece è irreversibile.

La storia è irreversibile perché gli eventi si suddividono come in una visual novel classica, cioè in “rami”: ad esempio, in una linea del tempo ho una relazione con Mio, in un’altra vivo assieme a Kanna. Dunque valgono entrambe le situazioni nella storia, anche se la linea temporale è cambiata.

Se vi sentite confusi, vi potrà confortare il fatto che la teoria in sé ha più falle di una rotaia abbandonata. Invece se questo vi ha ricordato Steins;Gate, beh, potreste immaginare come un’idea del genere fosse innovativa nel 1996. Ma come la presenta il gioco è imperdonabile. O farei meglio a dire, insopportabile.

Persino le leggi della fisica verranno messe in discussione in questo sottostimato capolavoro dell’umanità.

ATTENZIONE! SEGUONO SPOILER SUL FINALE

Tra vari tira e molla, clic clic clic, e, “scusate, ma la vita è una libido Freudiana”, attraverseremo quattro route che coinvolgono i personaggi citati nel paragrafo precedente. Allora vi chiedete, chi sarebbe la ragazza in copertina? Dopo aver completato le route avremo accesso all’epilogo, la ricompensa finale, dove il gameplay si sospende e ci verranno date le risposte, in particolare a questa domanda. E qui crolla YU-NO come in una partita di domino che speravi di portare a termine. Immaginate se Steins;Gate a un certo punto si fosse convertito in un RPG fantasy con draghi e costumi medievali. Ecco cosa fa YU-NO. Ma come, non ci trovavamo in un gioco tutto sommato ambientato nel presente? Dimenticatevi tutto, signori, perché il gioco vi sta invitando esplicitamente a farlo. Siamo arrivati all’epilogo, ma questo ibrido che esce fuori si rivela un arco narrativo del tutto nuovo, addirittura un sequel. Perciò ho fatto a meno di approfondire i personaggi perché è questa la rilevanza che hanno: nulla. Tanto che si perde cognizione della loro esistenza. Quindi, trovandoci soli con lui, vedremo finalmente fiorire la personalità di Takuya: un mollusco dalle forti convinzioni che cambia idea come meglio conviene alla scena in cui si trova. E la convivenza con lui si farà lentamente più esasperante.

Come non posso gettarlo dal burrone?

Dopo aver giocato per cinquanta ore, quelle quattro ore aggiuntive di lettura pesano eccome. Principalmente perché le domande continuano ad accumularsi come le linee del tempo secondo lo stimatissimo dottor Arima per cui, se non fosse stato per il suo colpo di genio, ora non saremmo qui a struggerci immensamente per interpretare i suoi scritti; e poi perché è una scelta masochista iniziare una nuova storia alla fine del gioco per quanto pertinente.

Di conseguenza, la risoluzione del mistero è un calcio allo stomaco, e di quelli crudeli.

Si viene tanto provocati dal padre del protagonista che pare giusto un po’ più sano di mente (capite, dopo tante assurdità persino quel tizio sembrerà l’unico appiglio per recuperare le proprie facoltà mentali) e poi decide di chiamarsi fuori con la scusa che, perdonatelo, è un’entità incorporea al confine tra i mondi ormai. Col cappero allora che diamo la soddisfazione di incontrare questo famoso dottor Arima che propiniamo dall’inizio, propone all’ultimo minuto un membro dello staff. Così, mentre i buoni propositi di Takuya di prenderlo a mazzate vanno in frantumi, a me viene da riflettere. Da un lato sento proprio che il mistero avrebbe dovuto essere risolto nel presente e non ricorrere a un mondo parallelo, dall’altro mi rendo conto che in fin dei conti YU-NO non è da scartare. Il suo vero punto di forza è un altro.

FINE SPOILER

 

L’atmosfera

Il mondo di YU-NO ha qualcosa di incantevole. E riesce a permanere nei ricordi del giocatore, che sia piaciuta o meno l’esperienza complessiva. Appunto, come da titolo, mi riferisco all’atmosfera. Se avete prestato attenzione agli screenshot che ho disseminato per tutto l’articolo, il più delle volte il gioco non si farà prendere sul serio. Un connubio tra CG e colonna sonora che non è neanche tanto scontato darà quel tocco di fascino, persino di magia, che lascerà l’impressione di aver avuto perlomeno la possibilità di provare uno dei videogiochi più memorabili mai concepiti.

C’è un motivo se l’artstyle resta uno dei miei preferiti nella mia libreria PC-98.

Le CG raramente sono abbozzate o troppo deformate, con una cura per i particolari che eccelle non tanto nelle figure umane quanto nelle ambientazioni. C’è da dire che l’ambientazione non è varia, eppure in ogni route si può scoprire uno scenario inedito ed esplorabile ad oltranza. Non possiamo arrivare a parlare di open world, ma il presupposto di creare uno spazio in grado di espandersi e rinnovarsi c’è.

Impossibile non perdersi nelle lodi per la fantastica colonna sonora composta da Ryu Umemoto. Le tracce sono numerose e tutte legate a un preciso momento della storia. A partire dalla melodia pacifica e idilliaca del menù principale, si passa a un più concreto ma spensierato theme che ci seguirà nelle giornate estive di scuola. Ogni singolo pezzo offre una vastità di input sonori diversi invece di accontentarsi di un suono monolaterale e statico. In altre parole, per quanto ripetitivo, non ci si può annoiare di ascoltare la colonna sonora di YU-NO. Tra queste “Fate” e “Memories” spiccano perché hanno un sottofondo simile e sembrano colmare l’assenza di un theme principale. L’unica pecca del comparto sonoro direi che è proprio questa: l’assenza di un theme principale che caratterizzi il gioco. Ciò non significa, ovviamente, che la musica non abbia alcun impatto. Anzi, non esagero a sostenere che YU-NO non potrebbe resistere a lungo senza il contributo di una solida colonna sonora adatta a qualsiasi situazione illustrata dalla storia.

Conclusione

Il giudizio finale è 6.5.

Domande, domande, domande e poche risposte, e se ci sono non servono a sbrogliare la matassa di interrogativi. Se vi piacciono le teorie più di ottenere delle risposte concrete, allora YU-NO è il gioco giusto per arrovellarvi sulle miriadi di plot-holes che la storia candidamente mostra come un paio di calze strappate al sole (sì, c’è una scena del genere). Forse in una linea del tempo alternativa a questa mi sarebbe piaciuto YU-NO, e anche parecchio, e lo avrei recensito tanto bene da farvi vergognare di questa grave mancanza, ma mi ritengo fortunata di non doverlo fare. Non voglio condannarlo come videogioco che merita di essere accantonato per l’eternità: dopotutto ha un suo perché, e spero di averlo fatto percepire.

L’anime andrà in onda in Giappone il 2 aprile. Per quanto non mi fidi dell’adattamento, vi consiglio di dargli un’occhiata quando uscirà.

Come al solito vi lascio il trailer per farvi un’idea personale del prodotto.

Arrivederci al prossimo lapsus, vagabondi del cyberspazio.

Quale sarà?

Se l’articolo vi ha incuriosito, sappiate che ho voluto dare all’autore di questo gioco una nuova possibilità per potermi ricredere: Eve Burst Error.

Riconoscete qualcuno di familiare?

Saprete tutto a tempo debito.



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