Gaia Gear: il futuro dell’Universal Century senza Gundam

Gaia Gear. Scopriamo una delle opere più controverse ambientate nell’Universal Century

L’Universal Century di Mobile Suit Gundam è ricco di opere che svelano tante sfaccettature politiche e sociali del calendario spaziale. Il papa del robot bianco, Yoshiyuki Tomino, negli anni successivi alla serie animata di Mobile Suit Gundam ha lavorato a diversi progetti animati legati al franchise come Z Gundam, ZZ Gundam e il film di Gundam: Char’s Counterattack, ma è stato anche l’autore di alcune opere cartacee piuttosto controverse che andavano contro il canone ufficiale.

Nel 1987, circa due anni dopo la serie animata di Mobile Suit Z Gundam, Yoshiyuki Tomino, Mamoru Ito e Hiroyuki Kitazume si mettono al lavoro su un progetto collaterale cartaceo intitolato Gaia Gear, ambientato nell’anno 203 dell’Universal Century, circa 124 anni dopo gli avvenimenti della Guerra di un Anno raccontata nella prima serie animata storica.

La novel debutta nello stesso anno sulla rivista Newtype Magazine, che a suo tempo festeggiava il suo secondo anno di attività in Giappone. L’opera si conclude ufficialmente nel 1991 dopo la pubblicazione di 12 capitoli, raccolti a loro volta in cinque volumi.

Parallelamente al romanzo, Gaia Gear ottiene anche una trasposizione in chiave Radio Drama (oggi detti anche Podcast) suddivisa in 26 episodi dalla durata di 20 minuti circa. L’opera ottiene un discreto successo in patria, ma negli anni è stata lentamente archiviata soprattutto dai fan, in parte per il conflitto narrativo con la cronologia ufficiale dell’Universal Century, e soprattutto per l’estetica che la contraddistingue.

Un futuro alternativo all’Universal Century

Gaia Gear, che già dal titolo si prefigge di abbandonare qualsiasi legame con il marchio di Gundam, è visto da molti come un papabile futuro dell’Universal Century, nel quale i Mobile Suit hanno lasciato il posto a macchine ben più tecnologiche denominate “Man-Machine“. Le guerre che hanno popolato il calendario spaziale nel corso di questi ultimi due secoli hanno seminato le basi per un futuro solo all’apparenza pacifico, ma l’essere umano non può fare a meno dei conflitti.

Il racconto di Tomino è un po’ la parabola di una guerra infinita che si ripete ciclicamente, a prescindere dall’epoca e la posta in gioco. Nell’anno 203 dell’Universal Century molte cose sono cambiate, mentre altre proseguono indistintamente: il Governo Federale e gli spazionoidi migrati nello spazio proseguono incessantemente il loro conflittuale rapporto.



In questo nuovo scenario la Federazione Terrestre è l’unica forza militare attualmente in gioco, con la corrotta divisione “Man Hunting Attachment” che ha instaurato un regime di terrore, non tanto dissimile dai Titans, nello spazio.

In risposta alle loro azioni, ancora una volta l’umanità si ritroverà a coalizzarsi formando un gruppo di ribelli chiamato Metatron. Nel tentativo di fermare il governo federale, la resistenza mette in atto un piano disperato creando un clone con le memorie del leggendario pilota Char Aznable, vissuto un secolo prima.

Nasce così Afranshia Char, il clone perfetto della Cometa Rossa, che al comando della Metatron metterà in moto una nuova ribellione destinata a sconvolgere nuovamente lo spazio e la Terra. A rendere affascinante Gaia Gear è senza ombra di dubbio il particolare mecha design di Ito Mamoru, che rielabora il concetto tradizionale dei Mobile Suit antropomorfi per sviluppare una loro plausibile evoluzione puntando su colossi di dimensioni generose completamente lontani da quanto visto nelle serie animate originali. Anche il Gundam stesso è solo il ricordo di antichi conflitti, al suo posto troviamo il Gaia Gear Alpha, imponente Man-Machine capace di assumere anche la forma di waverider.

Un lavoro ingegneristico molto accurato, che forse più delle altre opere legate al mondo di Gundam, propone delle vere e proprie macchine belliche vagamente antropomorfe. L’estetica di Gaia Gear è uno degli elementi più intriganti del romanzo di Tomino, ma rappresenta anche la visione di un autore che ha cercato a tutti i costi di svincolarsi da un brand che l’avrebbe strettamente tenuto legato ad esso negli anni successivi. Gaia Gear è quindi solo un futuro possibile per l’Universal Century, una prospettiva alternativa partorita dalla mente del suo papà, ma troppo lontana dai canoni commerciali tradizionali del robottone bianco.

Ad oggi il materiale reperibile in rete di Gaia Gear è quasi ridotto all’osso, ma fortunatamente grazie alle wiki realizzate dai fan è possibile scovare ancora qualche reperto, ormai storico, tratto dai romanzi e dalla corrispettiva trasposizione in radio drama.



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