Gundam 0083: Rebellion – lunga vita a Stardust Memory!

Gundam 0083: Rebellion riscrive la storia dell’omonima serie animata cult degli anni ’90

In Italia il mondo editoriale di Gundam vive da sempre in un limbo: c’è voglia di portare opere legate al gigante bianco, ma al contempo anche il timore di importare materiale che potrebbe non interessare pienamente al pubblico attuale, rischiando di conseguenza investimenti riservati ad una nicchia troppo ridotta.

Tra gli editori che negli anni hanno dimostrato una certa continuità nell’importazione di materiale gundamico troviamo sicuramente Star Comics. Tra i trascorsi dell’editore con il longevo marchio di Gundam possiamo annoverare dei cult intramontabili come Gundam: The Origin (Gundam Origini da noi), il bistrattato Gundam: Ecole Du Ciel, Char’s Deleted Affairs (14 numeri tutti “Charcentrici”) e più recentemente Gundam Thunderbolt e Gundam 0083: Rebellion, entrambi ancora in corso di pubblicazione.

Mettendo temporaneamente da parte Gundam Thunderbolt, oggi volevamo concentrarci soprattutto su Gundam 0083: Rebellion, vero e proprio remake della serie OVA in tredici episodi del 1991, intitolata Gundam: Stardust Memory.

Una retrospettiva che vuole essere anche un remake

Quando Yoshikazu Yasuhiko ha proposta la sua ideale versione della Guerra di un Anno con l’immenso (letteralmente!) manga di Gundam: The Origin, ha fatto scoccare una scintilla che ha stimolato la nascita di altrettanti adattamenti di opere già approdate in animazione. Tra queste possiamo trovare anche l’ottimo Z Gundam: Define, un vero e proprio retelling della serie animata storica con un timbro narrativo e artistico estremamente autoriale che riprende solo le basi seminate da Tomino con lo show originale per mostrare una visione alternativa del conflitto tra AEUG e Titans.

Con Gundam 0083: Rebellion il buon Masato Natsumoto decide di prendere le redini della storia originale (sotto la supervisione di Takashi Imanishivista nei tredici episodi della serie OVA, dilatandola con tanti dettagli aggiuntivi e personaggi inediti che vanno a completare il racconto degli anni ’90.

Il primo volume di questo manga, che sarà l’oggetto di questo editoriale, inizia viaggiando su binari autonomi che solo verso le ultime pagine assumerà delle forme più familiari.

Il periodo storico è sempre il medesimo: tre anni dopo la Guerra di un Anno, la Flotta Delaz mette in atto un piano vendicativo nei confronti della Federazione Terreste, detto anche “Operazione Stardust”. Nel frattempo la stessa Federazione sta progettando due nuovi Gundam realizzati su commissione dalla Anaheim Electronics Art, sulla Luna. Uno dei due modelli tuttavia nasconde un segreto altrettanto più agghiacciante, che potrebbe capovolgere per sempre gli accordi di pace stipulati tra la Federazione Terrestre e Zeon sul finire della Guerra di un Anno.



Le prime differenze che risaltano in modo evidentissimo sfogliando le pagine di questo primo volume è la volontà dei due autori di proporre un vero e proprio antefatto alle vicende a noi note, sviscerando una serie di dettagli su cui la serie animata sorvolava ingenuamente. Per esempio l’autore si premura di mostrarci come Delaz sia entrato in possesso dei fantomatici dati del Gundam GP02 Physalis grazie alla sua spia, la stessa che poi nella serie animata avrebbe aiutato Anavel Gato ad infiltrarsi nella base australiana di Torrington per rubare il prototipo.

La passione di Delaz nel far risorgere gli ideali degli Zabi popolano buona parte di questo lungo antefatto, che concentra tutta l’azione per raccontarci più da vicino il carattere e i dilemmi che affliggono questi personaggi. La stessa Cima Garahau viene introdotta in una situazione drammatica che servirà a chiarire meglio il suo ruolo in questo conflitto, mostrandone un lato umano inaspettato, ormai in procinto di consumarsi per lasciare posto all’anima nera che la corromperà nella donna che tradirà i suoi stessi alleati nelle battute finali della serie animata.

Possiamo inoltre vedere un Kou Uraki fresco di accademia, che si avvia verso la base australiana. Del suo personaggio l’autore preferisce amplificarne alcuni aspetti sociali già visti nel prodotto originale, che tuttavia venivano presto soppiantati dalle responsabilità di dover non solo pilotare il prezioso Gundam “Zephyranthes”, ma anche di dover scontrarsi con l’Incubo di Solomon in persona, Anavel Gato, per recuperare l’unità gemella.

Natsumoto quindi preferisce esplorarlo più lentamente, dando al lettore una visione più coincisa del personaggio, prima di gettarlo in pasto agli eventi che seguiranno subito dopo il furto del Gundam. (che avviene solo nelle battute finali del secondo volume).

E’ un prologo orchestrato davvero bene, tanto da poter funzionare anche come semplice one shot da approfondire prima della visione della serie animata.

Per quanto ci riguarda però sarebbe un grande spreco non approfondire il manga nel suo insieme, dato che il prologo è solo un piccolo assaggio degli “stravolgimenti” adoperati dall’autore. Vi basti sapere che nel secondo volume il Gundam “Zephyranthes” compare con un look inedito, caratterizzato da un rivestimento in “Chobham Armor” realizzato proprio per dare l’opportunità al Mobile Suit di lavorare in sicurezza con l’unità gemella durante il lancio della testata nucleare.

Sono i cosiddetti “accorgimenti alla Yas” che si pongono l’obiettivo di donare ulteriore smalto e coerenza al racconto originale. Inoltre le tavole di Natsumoto sono sempre chiare e pulite, ma in particolare vi è grande attenzione e cura per i dettagli quando bisogna mostrare i Mobile Suit, portati in vita da una mano molto attenta che si diverte a mostrare la componente più meccanica dei robot. Sicuramente non siamo ai livelli maniacali di un Yasuo Ohtagaki, che ha davvero saputo rivedere in modo inedito il mecha design tradizionale di Gundam, conquistando tanti fan sparsi nel mondo con il manga di Thunderbolt, ma bastano poche inquadrature per innamorarsi dei giganti di Natsumoto.

Gundam 0083: Rebellion è quindi il remake di cui avevamo bisogno? La risposta più ovvia è sicuramente si. Bisogna tuttavia sottolineare che la serie OVA originale invecchia davvero come il buon vino, restando a distanza di anni davvero attualissima nel panorama dell’animazione giapponese.

Il lavoro a quattro mani di Imanishi e Natsumoto è una piacevole rivisitazione, a metà tra la retrospettiva sulla serie originale, e un remake a tutti gli effetti che pesca anche dalla mitologia di altre side story precedentemente pubblicate negli anni scorsi, e sfortunatamente relegate al solo Giappone.


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