Intervista al fumettista siciliano Giacomo Porcelli, l’uomo che anima le ombre

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Quest’ anno al Lucca Comics e Games ho avuto modo e piacere di incontrare il vincitore del concorso
nazionale “FUMETTI IN TV” 2008. Giacomo Porcelli.
Quarantatreenne, di origini siciliane, la sua prima pubblicazione fu proprio il fumetto vincitore, “CROCEVIA”, una breve e cupa storia ambientata durante la Prima Guerra Mondiale edita da Nicola Pesce Editore.
Poco dopo la Coniglio Editore pubblica sulla storica rivista erotica “BLUE” alcuni episodi della sua bizzarra serie “IN THE JUNGLE”.
Oltre ad essere cortese e disponibile, Giacomo possiede un potenziale che probabilmente ha mostrato con troppo ritardo al mondo del fumetto.
Fortunatamente la Wombat Edizioni ha creduto in lui, e dopo l’uscita di “BRIAN IL MATTO” sul secondo numero di Wombat Comics si prepara a pubblicare “IL SOPRAVVISSUTO” , una cruda storia di guerra
con un inquietante finale, ma di questo  parleremo più avanti nell’intervista, nella segreta speranza che quanto prima si possa leggere un libro a fumetti tutto suo.

La cosa più strabiliante che ho potuto riscontrare in lui è la tecnica di disegno. Giacomo infatti parte da uno sfondo fatto di macchie, ombre su cui definisce in seguito il proprio lavoro.
Ho dato ovviamente un’occhiata alla sua storia all’interno della rivista presentata al Lucca Comics dal titolo “Brian il matto“. Mi hanno subito colpito i disegni spigolosi e taglienti dei protagonisti e dell’ambientazione che li circonda. Un tratto, quello di “Brian il matto” che senza dubbio attira l’occhio del giovane lettore.

Conoscendolo meglio nei giorni seguenti, ho avuto poi modo di visionare in anteprima le tavole originali del suo nuovo lavoro. In quel momento Giacomo è riuscito nuovamente a stupirmi. Le tavole presentavano uno scenario di guerra con un tratto assolutamente realistico. A quel punto gli ho chiesto: “Cos’ altro mi nascondi?”. Sorridendo tira fuori alcune tavole tratte da una breve storia horror ed ecco che prende nuovamente piede il mio stupore, perchè uno stile gotico veramente accattivante, posava su quei fogli.
Istintivamente mi sono chiesto: “Quali di questi stili è il vero Giacomo Porcelli?” altrettanto istintivamente mi sono dato una risposta: “tutti!”.
Ora vi lascio all’intervista.

Ciao Giacomo, grazie per aver accettato di rispondere alle domande per CartoonMag.

cM- In questi casi si parte con la consueta domanda:”Chi è Giacomo Porcelli?” Dato che sei relativamente nuovo sulla scena fumettistica, questa domanda fa proprio al caso nostro.

G.P.– Per quel che riguarda il fumetto, Giacomo Porcelli è un “selvaggio”; o per usare un termine che in alcuni suscita una certa diffidenza : un autodidatta.
Sono uno di quelli che hanno imparato a fare fumetti leggendoli.
Il mio stile è venuto fuori dalla commistione di molte cose, non tutte di natura fumettistica.
Per il resto, posso dirti che sono nato a Caltagirone, paese dove si tramanda l’arte millenaria della ceramica e vengo da una famiglia dove c’è sempre stata una certa vena artistica.
Finito l’istituto d’arte mi sono iscritto all’università in scienze geologiche. E un bel giorno, a metà strada e con metà delle materie sul libretto, ho mollato tutto per lavorare in campo artistico.
Da molti anni lavoro nel settore della decorazione e della pittura su ceramica e pietra lavica.
Purtroppo per situazioni varie e scelte più o meno discutibili che non sto qui a elencare, ho perso
molto tempo e solo da poco ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo del fumetto.

cM- Quando hai iniziato a disegnare nella tua vita?

G.P.– Praticamente da sempre.
Mia madre dice che non appena sono stato in grado di tenere una matita in mano ho iniziato
a scarabocchiare e a fare i disegni che fanno tutti i bambini. Poi è successo qualcosa.
Un pomeriggio vidi un documentario sui dinosauri ed ebbi una specie di illuminazione. Rimasi
talmente affascinato da questi animali che non disegnai altro fino all’età di otto anni. Dopo iniziai lentamente a cambiare fonti di ispirazione.
Ogni tanto però ho delle ricadute. Anche durante le fiere del fumetto.

cM- Cosa o chi, sono stati e sono le tue fonti di ispirazione?

G.P.– Le mie prime fonti di ispirazione credo che siano quelle che più o meno hanno colpito la fantasia di tutti i ragazzi che come me, sono cresciuti negli anni settanta e ottanta.
Libri, fumetti e cinema hanno giocato un ruolo fondamentale.
Per quanto riguarda i fumetti ho frequentato un po’ tutti i generi di fumetto, in particolar modo quello americano e argentino.
Fare una lista dei fumettisti che mi piacciono e da cui ho tratto insegnamento sarebbe complicato.
Preferisco che sia il lettore a fare liberamente i suoi collegamenti, visto che non considero il mio stile come un discorso concluso ma come qualcosa in evoluzione.
Oggi le mie fonti di ispirazioni sono estremamente eterogenee e solo una piccola parte proviene dal mondo del fumetto. Considero fonte di ispirazione qualunque cosa che riesce a toccare la mia
sensibilità.  Non importa che provenga dal fumetto, dal cinema, dalla televisione o dalla strada sotto
casa.

cM- So che ti piace leggere, ma quale è il tuo genere di lettura e cosa hai letto ultimamente?

G-P.– Molti anni fa leggevo solo libri di fantascienza. Ogni mese l’appuntamento con la collana Urania era irrinunciabile. Philip Dick , Stanislaw Lem, David Gerrold e soprattutto James Ballard rimangono in assoluto i miei punti di riferimento di questo genere letterario.
Un periodo ho provato a leggere anche romanzi fantasy, ma non mi piacevano molto.
E.A. Poe e Lovecraft invece hanno cambiato il mio modo di concepire le storie horror. In “Brian il matto” per esempio, si può notare una certa influenza lovecraftiana.
Col tempo i miei gusti si sono modificati e mi sono mosso verso altri autori.
Oggi non bado più ai generi. Se un libro mi attira lo leggo e basta.
Ultimamente più che leggere roba nuova sto rileggendo quei libri che mi hanno colpito in maniera
particolare. Negli ultimi mesi, per esempio ho riletto per l’ennesima volta Moby Dick di Melville e “La linea d’ombra” di Conrad e adesso mi accingo a rileggere il “Pasto nudo” di William Burroughs.

cM- Che musica ascolti?

G.P.– Quando si fa un lavoro come il mio, la musica diventa quasi una presenza costante.
Nel corso degli anni ho ascoltato di tutto. Dal Rock al Punk al Jazz fino al Country.
Ma il genere musicale che mi affascina di più è il metal. In tutte le sue forme.
Mi piace immaginare il mio segno grafico come un insieme di suoni distorti di chitarra elettrica.
Ho amato quasi tutti i gruppi metal. In particolare mi hanno ispirato gli scenari horror-fantascientifici evocati da band come i Coroner, i Voivod o i Neurosis.
Forse a qualcuno sembrerà strano, ma da qualche anno faccio convivere la mia passione per il Metal
con un mio crescente interesse verso l’opera lirica. Tengo a precisare che non sono un esperto, non capisco niente di strumenti musicali o di canto, semplicemente ascolto un opera e valuto in base alle emozioni che riesce a darmi.
Trovo particolarmente attraente la musica di Richard Wagner e le storie che ha portato in scena.
Così, sempre più spesso mi ritrovo a lavorare ascoltando opere come il Tannhauser o “L’olandese volante”.

cM- Trovando il tempo al di fuori del tuo lavoro di decoratore, hai qualche hobby o ti piacerebbe coltivarne qualcuno?

G.P.– Hobby veri e propri non ne ho.
Per un po’ ho fatto immersioni subacquee, ma poi ho dovuto lasciar perdere.
Il mio lavoro mi porta spesso a viaggiare molto con la fantasia, ed è una cosa bella, ma a lungo andare mi rompo le palle e allora mi viene voglia di viaggiare fisicamente.
Quindi quando non lavoro, ho bisogno di evadere, andare via. Viaggiare.
Con mia moglie abbiamo speso quasi tutto quello che guadagnavamo in viaggi.

cM- Veniamo ai fumetti.
Volevo farti una domanda su “Crocevia”, il primo fumetto che hai pubblicato.
La storia è ambientata durante la Prima Guerra Mondiale ma la cosa che mi ha incuriosito di più
è l’irruzione a metà del racconto di una scena strana : una pioggia di uccelli morti. Ti sei ispirato a un fatto realmente accaduto?

G.P.– La pioggia di uccelli morti è un fenomeno reale e ben documentato, che può avere svariate cause. Per quella scena però non mi sono ispirato a un evento particolare.
Nel mio fumetto il fenomeno è causato dall’iprite, il gas usato durante le battaglie di Ypres. Ma nel contesto della storia l’avvenimento vuole essere più che altro un presagio.
Ti dico una cosa : Quest’anno c’è stata una moria anomala di uccelli che ha toccato anche l’Italia. Alcune persone che avevano letto “Crocevia” e avevano bollato la scena come surreale, mi hanno detto di essere rimaste colpite dalla somiglianza tra le immagini viste in tv e quelle del fumetto.

cM- Su BLUE hai pubblicato un paio di episodi di una serie intitolata “IN THE JUNGLE”. E so
che hai tanti altri episodi già completi e pronti per un eventuale pubblicazione.
Puoi dirci come è nata l’idea di fare un genere di fumetto così distante dagli altri?

G.P.– L’idea è nata nel 1993. All’epoca stavo tentando di fare a un fumetto di fantascienza iper-cervellotico, lunghissimo, lentissimo e noiosissimo, quello che Fantozzi definirebbe “Una cagata pazzesca!”.
Una sera mentre leggevo “La libido: simboli e trasformazioni” di Jung mi venne in mente l’immagine di un serpentello con la testa a forma di pene che andava a caccia di sesso in una foresta. A quel punto mi misi a schizzare un brevissimo fumetto su due foglietti che avevo li a portata di mano. L’indomani lo feci vedere a i miei colleghi d’università che si sbellicarono dalle risate. Alla fine la cagata cervellotica finì in un vicolo cieco e questo fumetto in un cassetto fino al 2006 quando decisi di riesumarlo e di usarlo come idea di base per una serie di quattro tavole a episodio con personaggi e situazioni sempre diverse.

cM- So che oltre a disegnare sei anche autore delle storie, ti piacerebbe disegnare una storia scritta da qualcun’altro?

G.P.– Perché no?
Qualche proposta l’ho avuta.
Potrebbe essere un esperimento interessante.
Staremo a vedere.

cM- Come è avvenuto il tuo incontro con Luca Presicce della Wombat Edizioni.

G,P.– Con Luca ci siamo conosciuti nel 2008 a Treviso. Ero li in occasione del concorso “FUMETTI IN TV”.
Approfittai della presenza di diversi editori di fumetti per far vedere i miei lavori. Luca ed Enzo Troiano trovarono i mie disegni interessanti e mi proposero la pubblicazione del mio “Brian il matto” su Wombat Comics. Da li hanno iniziato a chiamarmi per le fiere e devo dire che oltre alla collaborazione alla rivista è nato un vero e proprio rapporto di amicizia.

cM- Pur essendo alle tue prime pubblicazioni ho notato, da parte di un bel gruppo di tuoi fan, una certa venerazione per i tuoi disegni e i tuoi lavori. Molti infatti chiedevano quando uscirà il nuovo fumetto. Vuoi rivelare qualcosa anche a noi di cartoonMag?

G.P.- Il nuovo fumetto per la Wombat Edizioni dovrebbe uscire per il prossimo NAPOLI COMICON. Si Intitola “IL SOPRAVVISSUTO” ed una divagazione sulla stranezza delle guerre moderne e sull’uso di certe armi da parte degli Alleati.
E adesso ti rivelo due cose: La prima, è che esiste già il fumetto che dovrebbe uscire dopo “IL SOPRAVVISSUTO”.
Si intitola “DER VAMPYR” ed è un horror comico ispirato al cinema espressionista tedesco.
E la seconda, è che sto lavorando a un fumetto lungo. In questo momento sto scrivendo la sceneggiatura e posso anticiparti che sarà tutt’altro genere di storia da quelle viste finora.

cM- Trovo la tua tecnica di disegno particolarmente inconsueta e affascinante. Allo stand della Wombat Edizioni ti ho visto sfornare disegni partendo semplicemente da ombre e, per così dire, macchie. E’ una tecnica che hai sempre utilizzato? Il tuo nuovo lavoro avrà la stessa tecnica di disegno?

G.P.– Escludendo IN THE JUNGLE, tutti i lavori da “Brian il Matto” in poi, adottano questa tecnica.
Naturalmente quando lavoro alle tavole la mia tecnica è meno estemporanea e più ragionata di come l’hai vista allo stand. Quando disegno dal vivo lo schizzo a matita serve solo a delimitare spazi. Spazi su cui vado a creare ombre con “Veleno”, il colore verdastro che utilizzo durante le fiere.

cM- Non è il primo anno che vieni a Lucca Comics in veste di fumettista. Rispetto a gli anni scorsi, come ti è sembrata quest’anno la fiera, tra pubblico ed esposizione?

G.P.– Ho iniziato a frequentare il Lucca Comics da pochi anni e non ho molti elementi per fare confronti. Comunque nel complesso mi sembra una fiera abbastanza costante in ogni suo aspetto.

cM- Esistono altri tuoi lavori pubblicati in passato di cui non conosciamo l’esistenza?

G.P.– Purtroppo no.
Però posso dirti che molti miei disegni, anche quelli più datati, saranno visionabili quando entrerà in funzione il mio sito.

Grazie per aver risposto alle nostre domande. Come di consueto chiedo anche a te la possibilità di avere una tua personale versione della nostra mascotte Mira.

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