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Kisetsu: Scritto dal cosplayer ghost.exe. La nostra intervista

Cosplayer e scrittore; un’inedita e originale accoppiata. Ecco la nostra intervista a Ciro Cibelli, in arte ghost.exe che presenta il suo libro Kisetsu

Ciro Cibelli, in arte ghost.exe, è un cosplayer molto appassionato che è riuscito a fondere a questa sua grande passione anche l’interesse per la letteratura, scrivendo un romanzo, Kisetsu, che fino ad ora ha riscosso tanti pareri positivi dalla critica e sarà ben presto disponibile in tutte le librerie italiane.
Un carattere riservato, quasi misterioso, ma al contempo estremamente autoironico. Di ciò che scrive e pubblica online è impossibile discernerne la realtà dalla fantasia, ma nonostante tutto è sempre disponibile e cordiale con chiunque gli si approcci, specialmente in fiera. Cerchiamo di capire meglio questo ragazzo che ultimamente sta facendo tanto parlare così tanto di sé.

-Scopriamo qualcosa in più su Ciro.

Ciao a tutti e grazie mille per l’opportunità che mi avete concesso. Mi chiamo Ciro, sono un ragazzo che ha sempre nutrito una fortissima passione per la scrittura e la lettura, così come per il mondo nerd e il Giappone.
Circa tre anni fa ho scoperto il mondo cosplay grazie a mio fratello, che mi spronava a venire con lui in fiera, ed è stato subito amore a prima vista. L’idea di travestirsi e interpretare i personaggi che amo è qualcosa di estremamente eccitante e divertente per me. Inoltre, ho avuto modo di conoscere tante persone splendide che riescono a creare costumi così belli e ad interpretare così bene i loro personaggi che non sarebbe azzardato dire che ciò che fanno possa essere considerato una vera e propria forma d’arte.

-Adesso ti presenti a noi non solo come scrittore, ma anche come cosplayer. E anche il tuo romanzo, Kisetsu, sembra sia il figlio di queste due tue passioni principali. Ti va di raccontarci qualcosa di più in merito?

Certo. In realtà, il concetto alla base di Kisetsu è sempre stato qualcosa che è fluttuato nella mia testa per tantissimo tempo. Infatti, le raccolte di poesie pubblicate nel 2011 e 2012, e scritte ancora molti anni prima (anni in cui non avevo la minima idea di cosa fosse un cosplay) sono praticamente un sunto poetico di ciò è che effettivamente Kisetsu.
Certo, sono sicuro che abbia fatto scalpore il fatto che sia un romanzo drammatico con dei personaggi che fanno cosplay hahah, ma la scelta è stata voluta, sia per quello che volevo esprimere e sia perché volevo scrivere un romanzo che fosse decisamente avvincente e moderno, che potesse essere compreso e apprezzato da tutti.

-Siamo curiosi. In cosa la scelta è stata voluta?

Oggi più che mai le ultime generazioni stanno vivendo in un’epoca nichilista a tutti gli effetti. Non vi sono né valori, né ideali, né sogni o ambizioni da seguire. Tutto è consumato o viene consumato per lo spasmodico desiderio di apparire.
Non c’è nulla di male a mostrare le proprie capacità e talento al mondo, specialmente se con esso siamo in grado di tramandare emozioni e sensazioni a chi ci è attorno. Ma ultimamente non si fa più ciò che ci piace, ma ciò che agli altri può piacere. O in ogni caso, il fine ultimo è sempre quello di ritrovare conferma online. Per questo si dà tutta questa importanza ai famosi influencer, o personaggi “famosi”, perché almeno loro servono come guida, ci fanno da esempio. Ma è sbagliata una visione del genere. Distorce le cose e ci fa credere che bisogna per forza fare qualcosa di eclatante pur di avere i meriti che tanto bramiamo. Bisogna per forza “sforzarsi”, vendersi, trasformando tutto in lavoro, sempre e comunque, per il fine ultimo di postarlo su internet. Bisogna per forza essere graziati dalla genetica e di bell’aspetto, quando purtroppo la bellezza è volatile e lascerà inevitabilmente il tempo che trova. Ci si mette perfino in ridicolo o a nudo pur di avere una manciata di like. E sebbene non abbia assolutamente nulla contro coloro che fanno del proprio corpo ciò che vogliono, è palese che di fondo vi sia qualcosa che non va. E quel qualcosa che non va è che non ci amiamo più. E, nella frenesia quotidiana, ci sentiamo davvero molto soli.
Kisetsu non è altro che una grossa metafora a tutto ciò. Ovviamente può essere interpretato a più livelli, e lo si può anche leggere come un romanzo – spero – godibile e avvincente.

-Naturale adesso pensare che Kisetsu, così come le tue poesie, abbiano un collegamento con il tuo vissuto, e riteniamo incredibile nonché coraggiosa la tua capacità di immedesimarti così bene nella mentalità di una ragazza, Alice (che è la protagonista del tuo romanzo). Ti va di farci luce in merito?

Vi ringrazio, ma la risposta non è né sì né no. È vero che veicolo i miei stati d’animo nella scrittura, ma le vicende che racconto sono tutte completamente inventate, con giusto un pizzico di verità. Lascio al lettore immaginare cosa sia vero e cosa sia falso.

-Ora che ci hai parlato del tuo libro, parlaci invece dei tuoi cosplay. Come li scegli e come ci lavori?

Scelgo di portare solo personaggi che più mi piacciono in assoluto, o con cui mi divertirei di più a portare in fiera, e sono felicissimo di interpretarli anche se magari non sono personaggi famosi e non vengo riconosciuto da tutti. Emblematico è stato Mega Lopunny gijinka (nato dal fatto che Mega Lopunny è il mio pokémon preferito, anche nelle battaglie competitive) che è stato riconosciuto soltanto da pochi appassionati, e per tutti gli altri ero semplicemente una coniglietta di Playboy, hahah!
Inoltre, grazie al cosplay, ho sviluppato una passione quasi viscerale per il make up. Mai mi sarei aspettato di entrare in un negozio di cosmetici e rimanere lì imbambolato a guardare i trucchi come un bambino davanti a dei giocattoli. Ho cominciato a fare crossplay e genderbend quasi per sfottò e scherzo, ma da quando ho visto come si truccano le drag queen o i make up artist di un certo livello sono rimasto letteralmente stregato. Ed è ormai da un po’ di tempo a questa parte che quasi tutti i miei cosplay li personalizzo con un make up particolare, cercando di “trasformare” con il trucco i miei lineamenti nella maniera più simile possibile al personaggio di riferimento.
Fino ad ora i miei cosplay preferiti sono senza dubbio Lucy (genderbend) da Elfen Lied, Mega Lopunny gijinka, Makishima a Psycho Pass e Cinnabar fino a Houseki No Kuni. In un modo o in un altro, comunque, mi sento molto legato a tutti i cosplay che porto.

-Che ne dici di consigliarci qualcosa da leggere, ma anche guardare?

Oddio, penso che la scelta dei libri sia molto personale. In ogni caso, a prescindere da ciò che si legga, credo che leggere sia estremamente importante, e tutto ciò che so lo devo solamente ai libri. Amo la saggistica che mi permettere di conoscere cose nuove, la filosofia, le biografie di grandi personaggi storici e i racconti di Bukowski.
Come anime suggerisco assolutamente di vedere l’intera serie di Psycho Pass, Ergo Proxy e Ghost in the Shell. Quest’ultimo lo considero un vero e proprio capolavoro animato. Adoro inoltre i manga di Junji Ito, e credo che il suo talento nell’horror sia impareggiabile.

-Hai qualcos altro da dire ai tuoi lettori e ai tuoi fan?

Fan è una parola grossa, ma sono molto contento di diffondere simpatia e scherzo in questo ambiente. Il cosplay è uno spassosissimo “ritorno al gioco” (per citare Bertrand Russell) ed è anche un ottimo modo per divertirsi in compagnia. Anche se i modelli dei media ci fanno credere il contrario, è molto importante legare con gli altri e vivere tutti serenamente. United we stand, divided we fall [cit?].

Grazie a Ciro Cibelli per l’intervista; di seguito vi lasciamo alla copertina del libro, alla sinossi, i link ai social e al link per ordinarlo.

Social:

Sinossi:

Alice De Lamia si sente sola e smarrita. L’ansia e le angosce colorano le sue giornate, mentre i drammi in famiglia e la discriminazione a scuola le infettano l’anima. Si aggrapperà all’illusione di un amore, ma tra pazzia e fraintendimenti si tramuterà in un’incredibile tragedia. E poi, il ciclo si ripete. Un dramma psicologico che mostra due punti di vista completamente opposti: il nichilismo più totale e la spasmodica ricerca della fama, la noia esistenziale e il desiderio di oggettivarsi tra i social network e nel mondo cosplay.

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