Camera Obscura: di Giuseppe Ino “The Box”

Camera Obscura – The Box

Camera Obscura. Questa nuova raccolta di racconti, sono la rappresentazione immaginifica di uno stato d’animo, di un incubo, di visioni notturne tra sonno e veglia. Il terrore allo stato puro che viene generato da un oggetto, da una sensazione, da un animale o da una persona irrompe nella nostra quotidianità mettendoci alla prova scombussolando il nostro apparente quieto vivere.

Giuseppe Ino

La presente opera è frutto del mio ingegno e non è vincolata da diritti di alcun tipo appartenenti a terzi né viola in alcun modo norme penali o diritti di terzi di qualsivoglia natura

I racconti:

  • ——————-The Box
  • Occhi indiscreti
  • Lama
  • La Notte
  • L’Ascia
  • Serenità
  • Dellamiamorte
  • Vertigini
  • Lama sul collo
  • Oblio
  • SMS
  • Fear
  • Dark Wireless
  • Fuochi fatui
  • L’urlo finale

The Box

La lama lucente e appuntita del taglierino spaccava in due il nastro adesivo che imballava la scatola anonima appena consegnata dal corriere espresso.

Il suo cuore batteva sempre quando riceveva un pazzo, Ale aveva diciotto anni compiuti da due mesi appena, il suo animo però non era cambiato molto, continuava a sentirsi schivo nei confronti degli altri e del mondo esterno. Il suo mondo continuava ad essere internet, le chat, i suoi primi approcci sessuali erano solo con partner virtuali.

Finalmente dopo averla tanto desiderata e faticato parecchio mettendo da parte i risparmi che i suoi genitori gli mandavano, eccola lì davanti a lui, imballata per bene in quella scatola come tante altre aveva ricevuto in passato.

Di webcam ormai ne esistevano di vari modelli e prezzi e spesso Ale aveva visitato siti commerciali diversi per trovare quella che faceva per lui, intanto il taglierino continuava a spezzare e spezzare incessantemente il nastro adesivo…finalmente, i quattro orli della scatola si sollevarono appena, subito l’effluvio della carta da confezione raggiunse le sue narici sensibili.

Aveva scelto accuratamente un modello Logitech, un’azienda che conosceva e di cui si fidava visto che in passato aveva acquistato altri prodotti del genere, un mouse cordless e un modem potente per la connessione internet.

Infilò entrambe le mani all’interno della scatola e la sua espressione cambiò all’istante, si rabbuiò iniziando subito ad innervosirsi: com’era possibile, la scatola era vuota, completamente vuota. Aveva appena avuto certezza di una fregatura?

Allargò meglio l’apertura, si affacciò appena verso il fondo ma niente, la scatola era proprio vuota, molto strano perché quando l’aveva presa la scatola era pesante, si sentiva che all’interno c’era qualcosa, com’era possibile allora? Una specie di suggestione dovuta all’emozione dell’acquisto appena ricevuto?

In quel momento però la scatola era leggerissima, Ale la afferò con forse e la scaraventò con violenza contro l’armadio di fronte. “Adesso mi sentiranno quegli stronzi del sito!” Tornò subito alla scrivania, aprì il browser internet e avviò subito la nuova connessione, nell’attesa raccolse nuovamente la scatola per leggere il mittente sull’adesivo attaccato al fianco…una nuova stranezza, la scatola era di nuovo pesante o comunque sembrava contenere nuovamente qualcosa.

La aprì nuovamente e guardò al suo interno, gli apparve un volto sghignazzante, solo occhi e un sorriso beffardo che scopriva denti gialli e affilati come zanne…Ale cacciò un urlo scaraventando lontano la scatola quasi stesse per esplodere.
“Che…che cazzo era quella cosa! Non è possibile, devo essermi sicuramente sbagliato, sono stato troppo tempo davanti al monitor.”

Ale andò in cucina per prepararsi un bicchiere d’acqua e zucchero e mentre beveva convulsamente la mano gli tremeva e un brivido gelido gli trafisse la schiena in profondità.

Tornò in camera e guardò la scatola capovolta sul pavimento…quanto si sentiva un cretino in quel momento! Si avvicinò nuovamente ad essa, la raccolse ma con cautela continuando a sentirsi un’idiota nello stesso momento.

La rigirò tra le mani e con fare sicuro stavolta decise di guardare ancora al suo interno, il ghigno sadico e vacuo era lì che lo attendeva, Ale urlò ancora come la prima volta e buttò via la scatola per l’ennesima volta, corse in cucina, prese un accendino, tornò in camera sua, riprese la scatola tra le mani avvicinandola alla fiamma che in pochi secondi le diede fuoco completamente, in pochi minuti la scatola divenne solo un mucchio di cenere.

Prese posto alla scrivania e digitò velocemente l’indirizzo del sito web da dove aveva fatto l’acquisto:”SITO INESISTENTE!” Impossibile, si disse, il sito c’era eccome, esisteva ne era certo, si trattava certamente di un errore momentaneo. Attesa qualche secondo tamburellando con le dita sulla tastiera del pc, quindi digitò nuovamente l’indirizzo del sito, nulla, ancora la stessa scritta, non si arrese, provò, provò e riprovò decine di volte quasi arrivando a consumare la tastiera del pc, nulla il sito sembrava essere svanito nel nulla.

Quando terrorizzato e in preda alla frustrazione stava per rinunciare e chiudere tutto, gli comparve l’iconcina del programma di posta elettronica che lo avvisò di un nuovo messaggio di posta ricevuto, aprì la mail subito, il messaggio era breve e agghiacciante:”Grazie per avermi liberato!” La mail recava uno strano indirizzo fatto di codici strani, non sembrava neanche possibile un indirizzo di posta elettronica di quel genere.

Il terrore tornò ad impossessarsi di lui, quel volto, quel sorriso inquietante e beffardo nella scatola era reale in qualche modo, non era solo frutto della sua immaginazione spinta dalla stanchezza, forse qualcuno conosciuto in chat era riuscito a risalire al suo indirizzo IP ed ora gli stava facendo uno scherzo di cattivo gusto.

Mentre i pensieri si rincorrevano Ale non aveva notato di aver ricevuto una nuova mail, la aprì subito e nuovamente lo stesso mittente misterioso con un messaggio stavolta più lungo:”Grazie per avermi liberato. Ora sono nella tua testa. Non cercare di rintracciarmi, non puoi. Faccio parte di te ora. Non puoi cancellarmi…mi chiamo Dark.”

Una voce riecheggiò contemporaneamente alla lettura della mail nella sua testa, come se fosse un eco della sua lettura, una risata assordante e minacciosa esplose feroce nelle sue orecchie:”basta! Basta! Lasciami in pace! Lasciami stare! Cosa cazzo vuoi da me!”

Ale sentiva la sua testa sempre più pesante, le orecchie gli fischiavano, si portò le mani alla testa, si accorse che la t-shirt era macchiata, era sporca di sangue che gocciolava dalle orecchie, la testa sembrava stesse per spaccarsi in due.

Ale continuava ad urlare come un ossesso, in quel momento la madre del ragazzo stava rientrando in casa e quando lo vide attirata dalle sue urla disumane rimase sconvolta e incredula, era sgomenta mentre cercava di prestare soccorso al ragazzo:”aiutami mamma, lui è nella mia testa, mi parla, ti prego toglilo, toglimelo dalla testa!” La donna era sconcertata e impotente come non mai, non potè fare altro che correre al telefono e chiamare d’urgenza un ambulanza, intanto Ale continuava ad urlare, a piangere e a portarsi le mani alla testa ma intanto le orecchie avevano smesso di sanguinare.

“Signora mi dispiace molto, tutti gli esami hanno dato esito negativo, suo figlio è vittima di un esaurimento nervoso e presenta forti sintomi di schizofrenia, non possiamo più tenerlo in questo reparto, necessità di cure e assistenza psichiatrica.” La donna scoppiò in lacrime, era incredula eppure qualcosa in lei le aveva già presagito che potesse trattarsi di una cosa del genere.

La notte intanto era scesa buia, fredda e silenziosa sulla clinica in cui Ale era ormai ricoverato da giorni, spesso dormiva profondamente anche a causa dei sedativi e sonniferi che gli venivano somministrati perché spesso le voce e i malori alla testa non gli consentivano di riposare bene.

Mentre continuava a dormire profondamente, apri di scatto gli occhi e vide quegli occhi bianchi e vacui, quel sorriso che fluttuavano su di se:”grazie per avermi liberato…ora staremo sempre insieme!”



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