Camera Obscura – La Notte: Di Giuseppe Ino

Camera Obscura – La Notte

Camera Obscura. Questa nuova raccolta di racconti, sono la rappresentazione immaginifica di uno stato d’animo, di un incubo, di visioni notturne tra sonno e veglia. Il terrore allo stato puro che viene generato da un oggetto, da una sensazione, da un animale o da una persona irrompe nella nostra quotidianità mettendoci alla prova scombussolando il nostro apparente quieto vivere.

Giuseppe Ino

La presente opera è frutto del mio ingegno e non è vincolata da diritti di alcun tipo appartenenti a terzi né viola in alcun modo norme penali o diritti di terzi di qualsivoglia natura

I racconti:

  • The Box
  • Occhi indiscreti
  • Lama
  • ——————–La Notte
  • L’Ascia
  • Serenità
  • Dellamiamorte
  • Vertigini
  • Lama sul collo
  • Oblio
  • SMS
  • Fear
  • Dark Wireless
  • Fuochi fatui
  • L’urlo finale

Quante volte ognuno di noi, giunto a fine giornata: stanco, stremato, esausto, non vede l’ora di affrontare una nuova notte per farsi un bel sonno profondo e risvegliarsi l’indomani più riposati e pronti nuovamente alla carica?
E a quanti di noi è capitato di non riuscire a dormire, di essere preda di terribili incubi, talmente reali e tangibili da non farti più chiudere occhio per il resto della nottata?
E’ ciò che accadde all’aitante trentenne Giorgio Conti, capo ufficio di una grande agenzia immobiliare.
Giorgio era sempre stato il classico tipo ossessionato dall’idea di poter dormire il più possibile, consapevole del fatto che un buon sonno è la migliore medicina per affrontare meglio la vita quotidiana.
Quella notte non fu così, quella notte sarebbe divenuta suo malgrado un crocevia di tutte le sue paure, le sue debolezze, le sue frustrazioni, forse accumulate da una vita troppo al limite tra cinismo e ambizione sfrenata. Ambizione giunta ad un punto tale da costringerlo anni addietro ad abbandonare la splendida e dolcissima moglie Monica, pittrice affermata e sensibile, malata di cancro in una clinica, dove fu costretta ad attendere la morte tra sofferenze, inutili attese e speranze puntualmente vanificate.
Quella notte del 19 settembre, una nottata quiete, serena, con un cielo stellato e illuminato da un firmamento raramente così ricco e luminoso, Giorgio non riuscì a dormire tranquillamente, non nel modo in cui lui desiderava.
Giorgio continuò a girarsi e rigirarsi tra le coperte senza sosta, il sudore fu subito pronto a fare la sua comparsa per raggiungere e rigare gli accentuati zigomi e il volto fascinoso.

Il suo sonno era reso difficile da un fastidio all’occhio sinistro
che invano tentava di trascurare.
Sentiva come se avesse dei minuscoli granelli di polvere che forse si erano accumulati a causa dello smog della grande città.
Finalmente decise di alzarsi, sbadigliò.
Voleva dormire, gli occhi lacrimavano a causa dell’ eccessiva sonnolenza.
Con i piedi ancora accaldati dall’agitazione e dal nervosismo, cercò le pantofole e le infilò velocemente continuando a strofinarsi l’occhio infastidito cominciando a sentire un certo bruciore.
Raggiunse il salone continuando a portarsi la mano all’occhio avvertendo un compatto gonfiore attraverso la palpebra, decise quindi di specchiarsi per verificare.
Quando si avvicinò all’implacabile giudice di vetro, Giorgio scoprì la causa del fastidio e del gonfiore all’occhio sinistro.
Si trattava di qualcosa d’agghiacciante e incomprensibile, qualcosa d’irreale e mostruoso al tempo stesso, il cuore iniziò ad accelerare i suoi battiti.
Giorgio si ritrasse bruscamente dallo specchio come se avesse visto una persona diversa, aveva la pelle d’oca insieme ad una crescente sensazione di terrore e gelo.
La sua pupilla sinistra ospitava un disgustoso scarafaggio di medie dimensioni, nelle inquietanti vesti di parassita, immobile ma vivo e vegeto con le sue sottili zampine nere aperte e poggiate in tutta tranquillità sulla pupilla.
“Come diavolo è potuto… “ Giorgio non credeva ai suoi occhi, anzi, non credeva al suo “occhio.”
“Oh Cristo Santo! … Non è possibile, sto sicuramente sognando, è un incubo, non può accadere nella realtà tutto questo.”

Giorgio volle verificare se si trattava veramente di un incubo, notò una robusta sedia di legno nelle vicinanze e le diede un calcio, il dolore avvertito fu la prova che non stava per nulla sognando.
Giorgio cercò di mantenere la calma anche se era piuttosto difficile, non sentiva dolore, riusciva a vedere discretamente, solo un lieve bruciore.
Aveva il terrore di aprire e chiudere la palpebra per timore che l’immondo insetto potesse muoversi, spostarsi.
Indossò il cappotto, prese le chiavi della macchina e uscì verso il parcheggio sotto casa, deciso a farsi vedere da un caro amico, medico chirurgo.
Durante il tragitto, si specchiò attraverso lo specchietto dell’auto e come per magia si ritrovò l’occhio completamente libero, sterzò bruscamente, si fermò in un’area di parcheggio e si guardò di nuovo: niente, l’occhio era completamente sgombro, ma allora, stava davvero sognando?
Con crescente sollievo, Giorgio si apprestò a tornare verso casa, non vedeva l’ora di rimettersi a letto con l’intenzione di riacciuffare il sonno perduto.
Entrato in casa, sprangò la porta, tolse il cappotto appoggiandolo a casaccio e si rimise nuovamente sotto le coperte e sperò…
Pochi minuti di calma apparente, ecco che il fastidio all’occhio sinistro ricomparve insieme al gonfiore.
Senza alcun’esitazione, Giorgio si alzò di nuovo, raggiunse lo specchio e ancora lo scarafaggio era lì, immobile ma vivo e in perfetta salute.
Cominciava a spazientirsi, afferrò la cornetta del telefono e compose in fretta il numero del suo amico medico e lo pregò di raggiungerlo a casa quanto prima.

“Insomma Giorgio, si può sapere cosa succede?” Gli chiese Roberto, il suo amico medico non appena mise piede in casa, togliendosi il cappotto e poggiando la borsa sul salotto.
Senza proferire parola, Giorgio gli si parò davanti, sollevò la palpebra e gli mostrò ciò che giaceva indisturbato su di essa.
L’amico ne aveva certamente viste di tutti i colori negli anni della sua professione medica, ma quello, quello era veramente grottesco, la sua prima, istintiva reazione fu di arretrare di qualche centimetro, come se Giorgio fosse un appestato.
“Sinceramente… sinceramente non riesco a capire come sia potuto accadere… ma tu piuttosto, come ci vedi?” Roberto lo stava osservando con maggiore attenzione superati i primi istanti di incertezza.
“E’ questa la stronzata più grossa, ci vedo piuttosto bene, quasi non lo sento.” Roberto estrasse dalla sua borsa una pinzetta chirurgica, fece sedere comodamente Giorgio mentre indossava dei guanti di lattice.
“Adesso Giorgio, cerca di rimanere il più possibile calmo e soprattutto immobile, anche se dovesse farti un po’ male, tu cerca di non fare movimenti bruschi.”
“Tutto quello che vuoi, basta che mi liberi l’occhio da questo “mostro” !” Roberto avvicinò con mano ferma e decisa la pinzetta alla pupilla, mentre Giorgio lo aiutava a mantenere sollevata la palpebra infestata.
In pochi secondi, l’insetto rimase intrappolato nell’attrezzo chirurgico con una certa facilità, con gran sollievo immediato di Giorgio.
Roberto lasciò cadere lo scarafaggio sul pavimento e subito l’insetto iniziò a muoversi freneticamente, Roberto lo schiacciò con la suola della scarpa senza esitazione.

L’amico medico somministrò a Giorgio delle gocce di collirio per reidratare la pupilla e alleviare il bruciore.
Giorgio lo salutò, e lui subito rientrò in camera da letto, con l’intenzione di addormentarsi.
Le notti future furono per Giorgio ugualmente scenari macabri e surreali.
Ombre che si aggiravano per le stanze indisturbate, facendo udire i propri lamenti di sofferenza e angoscia.
Durante una di questa, Giorgio si svegliò di colpo al centro del letto, avvertiva prurito intenso in quasi tutto il corpo, si alzò dal letto, accese la luce, scoprì il letto, ritrovandoselo infestato da migliaia di formiche che vi camminavano indisturbate… anche quella notte trascorse insonne.
Altre notti, si alzava dal letto e dopo aver acceso la luce, scopriva la parete dietro il letto occupata da decine di ragni che stavano lì fermi come per osservarlo con molta attenzione.
La notte del 24 ottobre dello stesso anno, si alzò per andare in bagno, si guardò allo specchio e in quell’istante comparve la sinistra immagine della povera moglie Monica, morta di cancro.
Il bel viso della donna era scavato e pallido, il petto magrissimo, scheletrico e attraversato da un’orribile ragnatela di vene pulsanti e sanguinolenti.
Per Giorgio non fu più possibile dormire, si aggiunse anch’egli alla lunga statistica di persone colpite da insonnia.



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