Camera Obscura – Occhi indiscreti: Di Giuseppe Ino

Camera Obscura – Occhi Indiscreti

Camera Obscura. Questa nuova raccolta di racconti, sono la rappresentazione immaginifica di uno stato d’animo, di un incubo, di visioni notturne tra sonno e veglia. Il terrore allo stato puro che viene generato da un oggetto, da una sensazione, da un animale o da una persona irrompe nella nostra quotidianità mettendoci alla prova scombussolando il nostro apparente quieto vivere.

Giuseppe Ino

La presente opera è frutto del mio ingegno e non è vincolata da diritti di alcun tipo appartenenti a terzi né viola in alcun modo norme penali o diritti di terzi di qualsivoglia natura

I racconti:

  • The Box
  • ————–Occhi indiscreti
  • Lama
  • La Notte
  • L’Ascia
  • Serenità
  • Dellamiamorte
  • Vertigini
  • Lama sul collo
  • Oblio
  • SMS
  • Fear
  • Dark Wireless
  • Fuochi fatui
  • L’urlo finale

Quella sera ero dietro la mia finestra ad osservarlo come rapito totalmente da lui.
Ero costretto ad accontentarmi dello spazio esiguo della sua finestra appena di fronte alla mia.
All’età di trent’anni ancora non riuscivo a superare la mia timidezza, non riuscivo a controllare il forte batticuore che mi spingeva spesso e con il dovuto imbarazzo ad arrossire
come un quindicenne.

Ma lui per me era irresistibile, lo guardavo appassionatamente passare e ripassare dinanzi il suo balcone mentre attraversava la camera da letto.
Eccolo lì a torso nudo mentre s’infilava una t-shirt grigia della taglia giusta a risaltare i timidi muscoli del petto, assolutamente poco villoso. Aveva gli occhi verdi, zigomi pronunciati, labbra carnose ed eloquenti, labbra che io definivo “chiaramente erotiche”.
Volevo conoscerlo con tutto me stesso, dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello, ogni mia cellula lo desiderava con ardore e con passione, qualcosa che andava ben oltre il semplice desiderio sessuale.
Eccolo avvicinarsi all’improvviso alla finestra…che sciocco che ero!
Lui si avvicina alla finestra e io istintivamente mi allontano per non farmi notare, sono proprio un adolescente alle prime armi! Povero me!

Nella mia vita avevo avuto un paio di storie importanti, intense, appassionanti, chi mi conosceva mi reputava una persona “carne e sangue” e con le stesse caratteristiche cercavo di vivere i miei rapporti interpersonali.
Si allontanò di nuovo e io di nuovo appiccicato al vetro completamente in sua balìa, eccolo togliersi i pantaloni rimanendo in mutande e girare per la stanza con inconsapevole disinvoltura: ”chissà che non mi abbia notato e stia giocando un po’ con me!”
Avevo un’erezione, il mio cuore non smetteva di battere, non ne potevo più, non potevo ancora una volta correre in bagno a farmi una “sega” violenta per poi ricominciare a comportarmi come il peggiore dei depravati.
Lui si stava preparando, sicuramente era pronto per uscire anche quel venerdì sera, erano quasi le nove…basta! Era giunta l’ora di farmi coraggio e anche a costo di usare la scusa più banale di questo mondo, dovevo assolutamente conoscerlo.

Lui spense le luci, io feci altrettanto. Presi il cappotto, le chiavi di casa e mi precipitai giù per le scale come un forsennato, mi sentivo svenire!
Me lo sognavo anche di notte, sognavo la sua pelle calda leggermente sudata a stretto contatto con la mia, i suoi fremiti sotto le mie carezze, il suo piacere sorgere dal mio piacere e sempre mi “bagnavo” nel sonno come i primi orgasmi adolescenziali…doveva finire…era giunto il momento!

Ero fuori. E anche lui era fuori dal suo portone. Aveva un mazzo di chiavi in mano e attraversando di corsa la strada gli cadde. Ecco, quello era il momento buono.
Corsi anch’io verso di lui intenzionato a raccogliere il mazzo di chiavi…successe tutto in pochi istanti…fulminei…tremendi…risolutivi nel modo più assurdo e inatteso.
Sentivo le forze abbandonarmi, la vista era debole, pesante, avevo dolori tremendi in tutto il corpo, sangue dappertutto, ero sdraiato su un lettino di una sala operatoria, intorno a me un gran caos di medici e infermieri che si parlavano fra loro in modo per me incomprensibile.
Stavano cercando di salvarmi la vita, ero stato violentemente sbattuto in aria da un auto che non era riuscita a fermarsi in tempo da evitarmi, avevo fatto un volo di quattro metri.
Di fianco a me c’era un altro lettino, e lui era lì, disteso e immobile, ridotto come me, medici e infermieri intorno cercavano di rianimarlo, anche lui era stato sbattuto per aria da quella maledetta macchina.
Iniziai a piangere mentre il mio cuore si fermò all’improvviso e la macchina che segnava il mio battito iniziò ad emettere un prolungato ronzìo, anche dall’altra parte successe la stessa
cosa.
Uniti e divisi in un colpo solo dalla morte improvvisa e cinica.
Voi credete nell’aldilà?

Non ci avevo mai pensato prima di allora, ma ciò che successe dopo fu come sognare, ancora ed ancora.
Sognai me e lui insieme in un mondo fatto di luce e pace, un mondo fatto di amore sempre e solo possibile, vidi me e lui sospesi nel vuoto che guardavamo in basso i nostri corpi
straziati e senza vita.
Vidi me e lui mentre ci tendevamo le mani impazienti e frementi.
“Cos’è successo dottore?”
“La stavamo perdendo…lei e quell’altro ragazzo. Ma siamo riusciti a riprendervi…è stato una specie di miracolo. Senza di lei però, il signor Massimo non avrebbe potuto
sopravvivere.”
“Come mai?”
“Aveva perso molto sangue, necessitava di una trasfusione urgente e il suo sangue è risultato compatibile.”
Andai da lui, era ancora privo di conoscenza, mi sedetti accanto al suo letto, lo presi per mano e…piansi. Piansi lacrime calde, copiose, amare e dolci al tempo stesso.
Eravamo vicini eppure non potevo dirgli, mostrargli ciò che dentro di me era esploso a più riprese.
Si può amare una persona senza neanche conoscerla?

Forse no. Ma io lo sentivo parte di me, il mio sangue scorreva nelle sue vene per Dio! Anche io ero parte integrante di lui…eravamo una cosa sola.

Tornai a casa e decisi di scrivergli una lettera, ero stanco di stare sempre e solo a guardare, facendo la parte del “maniaco”: scrissi, scrissi frasi e frasi, parole che esprimevano tutto il mio tormento per lui, tutta la mia tenerezza per lui, ciò che poteva succedere dopo non aveva più tanta importanza… oramai il mio sangue scorreva nelle sue vene.



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