Camera Obscura – Serenità: Di Giuseppe Ino

Camera Obscura – Serenità

Camera Obscura. Questa nuova raccolta di racconti, sono la rappresentazione immaginifica di uno stato d’animo, di un incubo, di visioni notturne tra sonno e veglia. Il terrore allo stato puro che viene generato da un oggetto, da una sensazione, da un animale o da una persona irrompe nella nostra quotidianità mettendoci alla prova scombussolando il nostro apparente quieto vivere.

Giuseppe Ino

La presente opera è frutto del mio ingegno e non è vincolata da diritti di alcun tipo appartenenti a terzi né viola in alcun modo norme penali o diritti di terzi di qualsivoglia natura

I racconti:

Per cinque lunghi anni Carla si era sentita piccola, inutile, poco femminile.
Ogni volta che si specchiava si sentiva costretta a dover nascondere con il trucco un occhio nero, un labbro spaccato oppure dei lividi intorno al collo con una sciarpa in inverno e un foulard in estate.
Carla rientrò in casa quel giorno reggendo il sacchetto con la spesa appena fatta al supermercato sotto casa.
Da un po’ di tempo si sentiva felice quando rientrava nella sua casa, apprezzava i cambiamenti che lei stessa aveva portato a termine, cominciava finalmente a vivere quella casa, la sentiva come nuova, un appartamento che aveva sempre desiderato, voluto e amato ma che per cinque anni aveva sentito come un’“infernale torre d’avorio” in cui era stata prigioniera.
Da un paio di mesi era di nuovo tutto suo e solo grazie a lei, alla sua ritrovata femminilità e alla ritrovata fiducia in se stessa.
Si era sapientemente liberata di lui, dei vecchi vestiti, delle vecchie e stantie abitudini, le violenze quotidiane.
Cominciò a svuotare il sacchetto della spesa sul tavolo da cucina tirando fuori una confezione di panna da cucina e una scatola di salmone affumicato pronto da tagliuzzare in piccoli pezzi.
Si sfilò il trench che poggiò casualmente su una delle sedie del piccolo e accogliente salotto.
Tornò in cucina e spalancò la finestra lasciandosi accarezzare per qualche istante dalla prima dolce aria di settembre, fresca e frizzante al tempo stesso.

Aprì la credenza, prese una padella, vi versò all’interno dell’olio d’oliva e vi sminuzzò uno spicchio di cipolla dopo averla accuratamente lavata e pulita.
Al posto del sale spezzettò del dado vegetale che secondo lei esaltava ancora di più il sapore di quel piatto gustoso e abitudinario che aveva sempre preparato con piacere anche quando era sposata, unica abitudine che ancora conservava e che ancora la teneva ancorata al passato.

Intanto il dado cominciava già a spargere il suo profumo per la cucina, quando tagliò il bordo della confezione di panna, prese un pacco nuovo di linguine dal sacchetto della spesa e un pezzo di pane fresco ancora tiepido e croccante, che sapeva di forno.
Rimescolò il composto verificando la giusta rosolatura della cipolla, versò metà della confezione di panna mescolando per qualche secondo e vi aggiunse anche un pizzico di paprika per rendere il piatto anche un po’ piccante.
Come si sentiva bene, libera e indipendente, si sentiva viva e piena di energie, di speranze per il futuro.

La salsa era pronta, la allontanò dal fuoco mentre l’acqua nella pentola già bolliva rombando contro le pareti d’alluminio, vi versò un pugno di linguine, quindi la assaggiò: ”Uhm…squisita come sempre!”
Preparò il vassoio di legno, vi depose dei tovagliolini di carta con un bicchiere e una fetta di pane e una posata.
Uscì dalla cucina diretta verso la camera da letto.

Si spogliò velocemente restando in mutandine e reggiseno e sulla pelle notò in evidenza anche qualche traccia dei passati lividi sulle spalle e sui fianchi. Ma anch’essi stavano scomparendo velocemente.
Prese una tuta dall’armadio e la indossò sentendosi subito comoda e più libera di muoversi.
Andò in salotto, scorse rapidamente i programmi tv per quella sera: davano uno dei suoi film preferiti “Indovina chi viene a cena?” con Spencer Tracy.
Quanto amava quel film! Forse stavolta sarebbe riuscita anche a registrarlo.
Andò in bagno, si sciacquò il viso con acqua e sapone, si pettinò e raccolse i capelli lunghi e fluidi in una ciocca fermandoli con un elastico occasionale.

Che buon profumo iniziava a provenire dalla cucina!
Scolò la pasta ancora al dente, la riversò nella pentola ancora fumante e vi aggiunse la salsa con i pezzetti di salmone mischiati con la panna da cucina, mescolò il tutto con forza, aveva già l’acquolina in bocca!
Prese un piatto e vi dispose lentamente le linguine a cui restavano ben attaccati i pezzi di salmone sodi, mentre gli altri che restavano sul fondo della pentola Carla li raccolse sapientemente mescolandoli alla pasta.
Poggiò il piatto sul vassoio, uscì dalla cucina e si diresse verso la camera da letto, ma prima di entrarvi si soffermò dinanzi la porta di quella che era stata la sua ex camera da letto matrimoniale che era chiusa a chiave e che lei aveva adibito a deposito.
La aprì e vi s’introdusse continuando a reggere il vassoio.

La stanza era completamente avvolta nel buio, tirò un laccio verso il basso che accese la luce fioca e un po’ sbiadita di una lampadina ricoperta di polvere e ragnatele e rivolse lo sguardo intorno dove erano poggiati decine di piatti con pasta ammuffita, all’interno formiche, mosche agivano indisturbati, vermi e larve erano rintanati.
Davanti allo sguardo indifferente di Carla vi era un tavolo e dietro di esso era seduto un corpo inerme con le braccia penzolanti e la gola squarciata, gli occhi spalancati e la bocca appena aperta in un ghigno terrificante da cui fuoriusciva un rivolo di sangue ormai essiccato.
Anche su quel cadavere mosche, formiche e qualche scarafaggio ne facevano ciò che volevano:”Ecco qua caro…mi raccomando mangia in fretta sennò si raffredda…buon appetito tesoro!”
La giovane inspirò con soddisfazione e uscì richiudendo a chiave la porta.
Si diresse verso la sua camera da letto e si preparò alla visione del suo film preferito.
Come si sentiva fiera, forte e libera…come si sentiva serena!



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