Incubi che si avverano: di Giuseppe Ino “E venne la furia”

Incubi che si avverano – E venne la furia…

Incubi che si avverano è una raccolta di racconti brevi di genere horror thriller, i racconti hanno una trama breve e auto conclusiva e rispecchiano lo stato d’animo dell’autore e del momento storico ovvero l’ineluttabilità degli eventi, costretti spesso a subire cambiamenti negativi senza troppe possibilità di via d’uscita, piegati a volte da ciò che ci circonda senza vie di fuga.

Gli incubi cosi come i sogni sono una manifestazione del nostro io più profondo, spesso nel sonno esterniamo ciò che non riusciamo quando siamo svegli, spesso siamo terrorizzati e paralizzati senza riuscire a muoverci, a difenderci proprio come spesso accade nella vita di tutti i giorni.

Giuseppe Ino

I racconti brevi:

  • Le mani nel buio
  • Aprendo la porta
  • Il bimbo che piange
  • Stanno arrivando…
  • ———————-E venne la furia…
  • Spettri

Finale:

  • Sonno

E venne la furia

Guardati dalla furia di un uomo paziente.

John Dryden, Absalom and Achitophel, 1681

“Sei cosciente?”
“Forse…”
“Senti la mia voce?”
“Si”.
“Mi vedi?”
“Appannato”.
“Ricordi cosa ti hanno fatto?”
“Come se fosse ieri.”
“Sei pronto?”
“Si.”
“E allora vai!”

La stanza non era molto grande, ma sufficiente ad ospitare le dieci persone che lui voleva radunare intorno a se, era illuminata da diversi neon che la trasformavano in un asettico laboratorio segreto, regnava un odore metallico piuttosto persistente, le dieci persone erano legate e imbavagliate ad una sedia di metallo disposti in cerchio e si stavano ancora chiedendo cosa ci facessero lì, non si conoscevano neanche e allora?

Qualcuno si guardava intorno magari alla ricerca di qualche telecamera nascosta o magari di qualche altra uscita ma sembrava non esserci nulla più di quattro pareti, tanti neon e un’unica porta di metallo la cui maniglia cominciò a muoversi e lui entrò e ognuno dei presenti capì subito cosa l’aspettava, lo riconobbero tutti quanti e cominciarono a tremare con ogni fibra del proprio corpo…

Il primo colpo di mannaia calò pesantemente sulla fronte di uno dei dieci seduti, legati e imbavagliati, la testa si spaccò, il sangue schizzò con violenza ovunque imbrattando anche i due vicini di sedia, il caos esplose, ognuno dei presenti cominciò ad urlare, a dibattersi sulla propria sedia cercando di forzare le corde abilmente legate, le urla erano smorzate dai bavagli, qualcun altro si gettò con tutta la sedia sul pavimento: tutto inutile.

La prima vittima era già fuori combattimento mentre il sangue sgorgava dalla spaccatura sul cranio come una fontanina, la mannaia calò ancora in pieno petto, altro suono agghiacciante di carne e ossa spaccate in due e il sangue che inzuppava il maglione.
Schizzi di sangue raggiunsero anche la camicia di Tommaso che accennò un sorriso di soddisfazione, l’espressione del volto era vacua quando ricominciò a colpire fino a rendere il corpo della sua prima vittima un’accozzaglia di carne e sangue.

Gli altri ormai non sapevano più cosa fare, le urla continuavano, cercavano disperatamente di trascinarsi da qualche parte magari guadagnando qualche secondo di scampo, qualcun altro con il bavaglio calato appena chiedeva scusa a Tommaso che si muoveva verso il gruppo tenendo ben salda la mannaia ed era già pronto a ricominciare la sua mattanza.
I fendenti calavano uno dopo l’altro, uno dopo l’altro secchi e precisi e violenti: sangue a fiumi, la stanza in pochi minuti divenne rossa e dei corpi restò solo un ammasso informe di carne maciullata.

Dall’altra parte della stanza il medico si complimentò con se stesso per l’ottima riuscita del progetto, accanto a se l’uomo in giacca e cravatta e una leggera barba incolta gli appoggiava la mano sulla spalla in segno amichevole: “anche questo è andato a buon fine…direi che possiamo continuare su questa strada!”

E se quello che sogni si avverasse?



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