Incubi che si avverano: di Giuseppe Ino “Spettri”

Incubi che si avverano – Spettri

Incubi che si avverano è una raccolta di racconti brevi di genere horror thriller, i racconti hanno una trama breve e auto conclusiva e rispecchiano lo stato d’animo dell’autore e del momento storico ovvero l’ineluttabilità degli eventi, costretti spesso a subire cambiamenti negativi senza troppe possibilità di via d’uscita, piegati a volte da ciò che ci circonda senza vie di fuga.

Gli incubi cosi come i sogni sono una manifestazione del nostro io più profondo, spesso nel sonno esterniamo ciò che non riusciamo quando siamo svegli, spesso siamo terrorizzati e paralizzati senza riuscire a muoverci, a difenderci proprio come spesso accade nella vita di tutti i giorni.

Giuseppe Ino

I racconti brevi:

  • Le mani nel buio
  • Aprendo la porta
  • Il bimbo che piange
  • Stanno arrivando…
  • E venne la furia…
  • ——————-Spettri

Finale:

  • Sonno

Spettri

Masturbarsi. Fare l’amore con dei fantasmi.

Anonimo, Huangdi Neijing

Giorgio aveva le braccia e il busto completamente immobilizzati, era quasi nudo, indossava solo un paio di slip neri aderenti, aveva il respiro parzialmente spezzato da una palla di gomma rossa in bocca e un bavaglio, il busto e le braccia erano completamente immobilizzati da una serie di corde e nodi ben realizzati che gli stringevano il corpo ma senza fargli troppo male, rivoli di saliva gli fuoriuscivano da entrambi i lati della bocca gocciolando sul pavimento gelido.

Giorgio non aveva mai avuto troppe fantasie sessuali, non troppo estreme almeno ma il bondage lo aveva attirato per tanto tempo, da quando aveva cominciato a farsi ammanettare alla testiera del letto oppure farsi sculacciare dalla donna di turno, aveva assaporato ogni piccola grande sensazione che l’essere immobilizzato e inerme gli procuravano, sensazioni che spesso andavano ben oltre la semplice eccitazione sessuale.

Quello che ancora doveva provare era la deprivazione sensoriale, ora il gioco si faceva pesante e la cosa lo terrorizzava ma gli era già diventato duro al solo pensiero: Vanessa dopo averlo legato lo aveva chiuso nella stanza completamente al buio, il terrore aveva preso il posto della coscienza di quello che stava per fare e lui in quella posizione attendeva che accadesse qualcosa.
Arrivarono alcune ore dopo, Giorgio era stanco, la saliva ormai lo stava per soffocare, Vanessa arrivò in suo soccorso, lo slegò e gli liberò la bocca, lui tossì e sputò e quasi stava per vomitare: ”adesso…soffri pure come non mai!” La donna lasciò la stanza e Giorgio capì che era tutta una trappola: ma una trappola per cosa?

Arrivarono le lame, taglienti al punto che bastava sfiorare la carne, i fendenti arrivarono improvvisi, secchi e decisi a lacerargli la pelle, il sangue cominciava a schizzare, a colare per la schiena subito martoriata, le lingue cominciavano a leccare avidamente tutto, a bere il suo sangue con sete atavica.
Giorgio urlava tra terrore e dolore accecanti ma anche da eccitazione sessuale ai massimi livelli, qualcun altro lo masturbava con violenza e lui era pronto ad eiaculare come mai prima d’ora in vita sua, il sangue si mischiava cosi allo sperma caldissimo e abbondante ma i bevitori di sangue erano pronti ad andare anche oltre: cominciarono cosi a mordere e strappare pezzi di carne, il dolore gli mozzò il fiato, Giorgio svenne.

Ore dopo si accorse di essere ancora vivo, apri lentamente gli occhi e si ritrovò su un letto candido, pulito e profumato di bucato: Giorgio era in una specie di ospedale dalle pareti bianchissime, intorno un odore penetrante di medicinali, si guardò intorno disorientato e parzialmente assente finchè non cominciò a guardarsi il corpo: non aveva nulla, nessuna cicatrice, nessuna ferita solo una flebo infilata nel braccio.

“Ma dove mi trovo? Che è successo?” Giorgio biascicò quelle parole nonostante la bocca ancora impastata.
“Non lo sappiamo neanche noi…qualcuno ci sta usando e non sappiamo bene per cosa.” Miriam era affacciata alla finestra con le tende oscuranti parzialmente tirate, lei era stata vittima del bambino che piangeva ogni notte e che le leccava i piedi nel sonno.



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