Potrei non essere io: Di Vincenzo Di Pino – Capitoli 9 e 10 (di 21)

Essere tirati su come un sacco di patate caduto in uno stagno non è una sensazione gratificante, oltretutto ero stordito dalla perdita momentanea dei sensi, muovevo le zampe artigliando l’aria mentre qualcosa di grosso mi trascinava sulla riva al sicuro.

IX

Fui mollato poco più in la, lungo la riva, dove il manto erboso  era più fitto e lucente di quello visitato poco prima. Gli alberi che costeggiavano la riva qualche metro più avanti sprigionavano tenui bagliori fin su dove le foglie, che s’intrecciavano sulle sommità, sembravano quasi riflettere i bagliori del lago. Respirai profondamente e con un balzo, non dei più aggraziati, mi rimisi in piedi guardandomi attorno.
Ero circondato da una ventina di creature dalle forme più stravaganti, alcune ricordavano animali comuni, cinghiali, cervi, orsi, ghepardi ma ognuno differiva da piccoli particolari, come creste e placche ossee e intricati intrecci al posto delle corna, altre invece mi parvero, allora, così bizzarre nella loro forma e comportamento. Le fissavo e loro fissavano me con quegli occhi di un cremisi cosi intensi che sembravano leggerti dentro fin nell’animo.

Poi accadde ciò che cambiò il mio modo di percepire e vivere quel mondo.

Mi è difficile descrivere ciò che può essere, a mio avviso, vissuto sulla pelle per poterne apprezzare e intuire tutte le sfumature. Già, sfumature e poi bagliori, intensità, consistenza e profondità, ecco le chiavi di lettura di quello che potei definire il loro bizzarro linguaggio.
Esalazioni multicolori fuoriuscivano dalle loro fauci spalancate, ognuna nascondeva sfumature impercettibili che si mescolavano a cambi repentini d’intensità e colore. I miei occhi si riempirono d’immagini, tutto cominciava a prendere forma, il significato di comunicazione assunse una nuova dimensione per me, apprendevo ciò che esse volevano dirmi semplicemente leggendone i non più oscuri segnali e intuendone l’armonia nella descrizione cromatica del loro significato. I colori si muovevano veloci, ne vidi d’inimmaginabili, mi catturavano l’animo e mi facevano battere il cuore più forte per poi farmi provare ansia e poi di nuovo esaltazione …
Ogni bagliore e piccola sfumatura non erano casuali, rappresentavano nella loro semplicità lo stato d’animo delle creature e ciò che esse volevano comunicare, ci furono intensi verdi di pura ansia che mutavano in grigio azzurri di semplice curiosità, dai dubbiosi fumi porpora striati di pensieroso nero ai più miti baluginii turchese, spazzati via da energici entusiasmi arancio che riempivano gli occhi.
E poi ancora, dopo lo stordimento di quell’attimo i semplici stati d’animo ebbero un significato ancora più concreto, ma è qui che devo fermarmi perché mi è impossibile descriverne la reale concezione. Sì, perché il concetto stesso di comprensione e significato assumerebbero ruoli futili in quello che posso solo descrivere come, la chiave di un concetto più grande di contatto tra esseri senzienti.
Quel che posso fare, invece, e riportare una sorta di descrizione semplicistica dei nostri, chiamiamoli contatti, che scoprii presto di aver appreso e aver utilizzato senza difficoltà, difficile da credere …
… tuttavia mi fu spiegato anche quello.

X

Con dei tenui riflessi turchese rilevai il mio smarrimento per quello che stava accadendo. Il primo a farsi avanti fu la stessa creatura che mi aveva tirato fuori dal lago, enorme, simile a un orso, coperto quasi completamente da placche grigio-scure, simili a scaglie, che ne costituivano il manto. Era privo di  zanne e aveva lunghi artigli adunchi neri come la notte. Gli occhi erano piccoli e ravvicinati, brillavano di quel color cremisi che caratterizzava tutte le creature del posto, non aveva orecchie e dal testone spuntavano numerose protuberanze, simili a tozze corna anch’esse nere.
Mi fissò per qualche secondo, e poi esordì con una mescolanza di grigi e rossi pieni di dubbi e tensioni, cercava di capire cosa stessi facendo lì e, mi stupirono, quali fossero le mie intenzioni.
Subito incalzai le mie pretese di spiegazioni esalando fumi scuri e cupi, ma fui subito fermato da una zampata del mio interlocutore che mi fece accasciare violentemente per terra. La creatura riformulò le sue richieste con la stessa cadenza di colori e forme, dovetti stringere le fauci per non reagire, gli occhi fissi su di me, impassibili e profondi, mi fecero rabbrividire.
Provai allora a descrivere quanto mi era accaduto, da quando balzai fuori da quel guscio, l’essere trascinato via con forza, fino agli spaventosi incontri con le creature intrappolate e fin giù nelle profondità del lago.
Dal mio ultimo sbuffo baluginante, passarono diversi minuti prima che il mio salvatore-carnefice reagisse. Tutt’attorno il buio silenzioso che permeava l’aria fece intendere quanto la situazione fosse tesa e quanto dovesse dipendere tutto dalla risposta dalla creatura.
Mi fece capire di aver compreso, m’impose di seguire il gruppo di creature che ci circondava, e quando esalai richieste di spiegazioni, non me ne diede e si allontanò, immergendosi nelle acque del lago, e sprofondò giu.
Rimasi li fermo a fissare l’acqua increspata del lago lentamente appiattirsi, mi voltai a fissare le altre creature che lentamente si stavano allontanando nel fitto del bosco. Quanta rabbia salì in me riflettendo sull’incapacità di poter trovare una soluzione a quanto stesse accadendo, non potei far altro che seguire il gruppo silenzioso che stava scomparendo alla mia vista.
Percorremmo uno stretto sentiero, dove mi sembrò che gli alberi s’intrecciassero più fittamente, oltretutto le foglie erano di un colore più vivido e il manto erboso più soffice. La creatura che mi precedeva, una sorta di piccolo daino peloso, sembrò tranquillizzarsi una volta che superammo un muro di rami intrecciati, poi scoprii di seguito che delineava una specie di confine, lo attraversammo e procedemmo fino a quando non giungemmo in un ampio spazio aperto dove enormi alberi intrecciavano i loro robusti rami fin su in alto e descrivevano delle volte che si perdevano nell’oscurità. L’ambiente era grande abbastanza da contenere un centinaio di quelle creature, su lato opposto da dove spuntammo, si potevano notare delle piccole vasche rettangolari, cinque in totale, e delle membrane a forma di guscio depositate, qualche spanna più avanti. Riconobbi subito il luogo, dove tutto era accaduto, uno di quei gusci di fianco era sicuramente quello che mi aveva ospitato fino alla mia uscita, sollevai istintivamente la testa per scorgere da dove la creatura che mi aveva afferrato e portato via fosse sbucata, tuttavia  non vidi nulla.
Quel luogo, pensai, doveva rappresentare una sorta di accampamento o luogo di ritrovo, infatti, notai che si radunavano altre creature che all’apparenza mi sembrarono non facessero nulla di speciale, ma presto appresi che così non era.
Il gruppo che avevo seguito si separò e ognuno prese la propria strada, rimasi lì disorientato non sapendo cosa fare. Continuai per un po’ a osservare tutto quello che mi circondava. Notai allora dei piccoli esseri del tutto simili a uccelli, dal becco piccolo e coda lunga e sottile, il corpo snello dal piumaggio arancione e la testolina nera, svolazzare veloci a una certa altezza per poi piombare giù veloci, sfiorare delle creature e risalire velocemente per poi scomparire, e così via per diverso tempo, mentre più in basso degli uccelli simili, ma dal collo più lungo e dal busto, coda e testa marrone, volavano bassi distribuendosi per tutto l’accampamento, ce ne erano molti e sembravano disinteressarsi delle creature che le circondavano.
Osservai a lungo cosa stesse accadendo, e intuii che ogni movimento delle creature e dei volatili non fosse casuale ma faceva parte di uno schema ben più importante.
Presi coraggio e avanzai nel mezzo cercando di catturare l’attenzione di almeno una delle creature. Una di esse, simile a un grosso felino nero dagli arti anteriori molto sviluppati e dotati di mani prensili, mi si accostò fissandomi per alcuni secondi, prima che tornasse sui propri passi, tentai un approccio semplicemente esalando un incomprensibile sbuffo bluastro di saluto.
Mi ci volle più di un semplice saluto per riuscire ad avere una risposta dalla creatura.
Dopodiché, mi fu svelato più di quello che avrei mai potuto chiedere.

Scritto da Vincenzo Di Pino



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