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6 Days: La nostra recensione al film originale Netflix

6 Days. Direttamente dal film originale Netflix, tratto da fatti realmente accaduti, vi proponiamo oggi la nostra recesnione

  • Titolo: 6 Days
  • Genere: Azione
  • Anno: 2017
  • Durata: 1h 34m
  • Audio: Italiano
  • Distribuzione: Netflix

Distribuito da Netflix, il film narra un evento realmente accaduto, ovvero la presa in ostaggio, iniziata il 30 aprile 1980 e durata sei giorni (da cui il titolo), dell’ambasciata iraniana a Londra, ordita dal Fronte Rivoluzionario Democratico per la Liberazione dell’Arabistan, nome, quest’ultimo, attribuito alla regione del Khuzestan, situata a sud dell’Iran, dalla minoranza araba lì presente in elevata percentuale.

Lo scopo era ottenere la liberazione di 91 loro connazionali, detenuti nelle carceri iraniane, attraverso la mediazione del governo britannico. La pellicola inizia con alcuni stralci, usati dal regista come introduzione, di vari telegiornali, in cui si discute la sempre più frequente attività del terrorismo internazionale, registrata negli ultimi dieci anni. Subito dopo si parte con l’assalto, da parte dei sovversivi arabi.

Agitazione e panico si impadroniscono dei malcapitati, presenti in quel momento all’interno della struttura, sottomessi dall’azione feroce e violenta del Fronte. Molta azione e suspense, che in seguito però, cede il posto alla dialettica, da parte delle maggiori autorità politiche del Regno Unito, al fine di elaborare un piano valido per liberare gli ostaggi. Viene offerta un’interessante panoramica sull’assetto governativo dell’epoca, che vedeva Margaret Thatcher come premier, con tutte le sue contraddizioni e perplessità.

Si decide di inviare l’Ispettore Capo Max Vernon della Polizia Metropolitana (interpretato da Mark Strong), in qualità di negoziatore, nel tentativo di giungere a una conclusione pacifica. Nel frattempo lo Special Air Service (SAS), viene allertato e fatto insediare all’interno del Collegio Reale di Medicina Generale, proprio a fianco all’ambasciata. Molto toccanti le conversazioni al telefono, tenute da Vernon con Salim, leader del gruppo di assalitori, in cui si mettono in evidenza le preoccupazioni di entrambi, accomunati, almeno in un primo momento, dalla volontà di evitare uno spargimento di sangue. Ben descritte d’altro canto, anche le procedure elaborate dal SAS, in modo da ottenere un’ottimale strategia di attacco, nel caso questo si rivelasse necessario.

Convincente l’interpretazione di Mark Strong, nello sforzarsi di mantenere una ferrea determinazione, messa costantemente a dura prova dall’elevato livello di tensione, alternata però a un atteggiamento più sensibile, tanto che a un certo punto, è disposto addirittura a recarsi da solo all’ambasciata, per portare del cibo. Con la liberazione di alcuni ostaggi, tutto sembra procedere per il meglio, ma una volta compreso che le trattative sono solo un pretesto per prendere tempo, la situazione precipita e uno di questi viene ucciso.

Il tutto commentato in tempo reale dai giornalisti televisivi appostati nei paraggi, in particolare Kate Adie (ruolo affidato a Abbie Cornish), il cui reportage sarà considerato pionieristico, essendosi avvicinata fin dove i suoi colleghi hanno invece preferito astenersi.

A quel punto il SAS riceve l’autorizzazione a intervenire, in quella che sarà denominata Operazione Nimrod, e si ritorna così all’azione, ben strutturata e molto coinvolgente dal lato emotivo. Non viene tralasciato nulla, al contrario, sono inclusi anche gli errori commessi inizialmente dal commando, accompagnati dalle conseguenti incertezze. In questa fase un’altro ostaggio viene ucciso e un terrorista tenta, ma invano, di confondersi coi prigionieri, portati finalmente fuori in salvo e assicurando alla giustizia l’unico estremista sopravvissuto.

Commento Finale:

In conclusione, l’alternarsi di scene al cardiopalma, con momenti dedicati maggiormente all’interazione fra i personaggi, fa sì che il film possa interessare un più ampio ventaglio di spettatori, dai patiti dell’action più spettacolare, fino agli estimatori di storie, in cui è il lato umano ad avere voce in capitolo.

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