Psycho Pass VS Madoka Magica: un interesse comune

Quando un thriller psicologico di carattere poliziesco si mescola al magico mondo delle mahou shojo cosa ne esce fuori?

Ma cosa potrebbe accomunare due generi che sono l’uno l’opposto dell’altro, esattamente? L’ambiente? L’atmosfera? Le tematiche? I personaggi? Ebbene, miei cari e pazienti lettori, non è nulla di tutto questo.

È qualcosa di ben più semplice. E si trova nelle origini di queste due produzioni animate. La verità è che dietro a entrambi gli anime di Psycho-Pass e Madoka Magica si nasconde un’unica mente: Gen Urobuchi. E se questo non vi fa ancora scattare la lampadina, vi parlerò della famigerata figura di Urobutcher. Un nome difficile da dimenticare quanto la personalità di chi lo possiede. C’è un motivo se il nostro Urobutcher è definito il terrore dell’industria anime: la stabilità non esiste, tutto può ribaltarsi a seconda delle circostanze e discendere inevitabilmente nella pura tragedia. Parole sue. Percorrendo il pensiero di Gen Urobuchi, analizziamo le sue serie animate più note e acclamate dal pubblico e scopriamo cosa le rende tali attraverso un confronto (scontro?) diretto tra i personaggi.

La trama: Psycho-Pass VS Madoka Magica

Eh no, i preamboli non sono finiti. Prima di tutto, cos’è Psycho-Pass e cos’è Madoka Magica? Ecco un breve riepilogo per chi è nuovo a entrambe le serie.

Psycho-Pass è ambientato in uno scenario futuristico cyberpunk portato ai limiti del dominio tecnologico. È il 2112, il Giappone è una nazione isolata dal resto del mondo, e tutti i suoi abitanti sono monitorati dallo “Psycho-Pass”, un sistema di giudizio del crimine installato in ogni singolo cittadino. Non c’è più bisogno di un governo perché tutto è regolamentato dal Sybil System, l’apice dell’impeccabile e imparziale intelligenza artificiale. A tenere sotto controllo i criminali che tentano di sfuggire al sistema sono gli ispettori e gli esecutori, agenti specializzati nella cattura ed esecuzione istantanea dei trasgressori e, nel caso degli ultimi, criminali latenti lasciati in libertà vigilata per essersi messi al volontario servizio del Sybil System. Ma come ci si può aspettare che l’obiettività del sistema sia sempre giusta?

Puella Magi Madoka Magica è la storia di un gruppo di studentesse delle scuole medie a cui viene avanzata una proposta, peraltro dal tipico animaletto che non manca mai nelle serie mahou shojo: “Forma un contratto con me e realizzerò un tuo desiderio. E dopodiché ti farò diventare una maga.” Pur avendo tutta l’aria di una proposta difficile da rifiutare, le ragazzine verranno messe a dura prova a dare la loro approvazione man mano che entreranno nei meandri del mondo delle maghe.

Di seguito, l’analisi delle serie animate senza riferimenti a sequel o relativi film.

Akane Tsunemori VS Madoka Kaname

Un ispettore di polizia alle prime armi e una studentessa delle medie con seri problemi di indecisione. Paragonarle sarebbe come arrampicarsi sugli specchi e restare impigliati dalle schegge… a primo impatto. Potremmo dire che sono loro le protagoniste delle rispettive serie, ma non sarebbe interamente corretto. Psycho-Pass e Madoka Magica iniziano con il punto di vista di Akane e Madoka, che col trascorrere degli episodi si fa sempre più debole e si divide in “branche” in favore di altri personaggi. E la ritengo la scelta perfetta, per una questione narrativa. Perché Akane e Madoka sono ingenue, a modo loro.

Il vantaggio di quest’aria di ingenuità non è solo quello di ingannare le aspettative dello spettatore, ma soprattutto di penetrare nel suo stato d’animo iniziale. Come spettatori, noi siamo portati allo stesso livello di conoscenza dei personaggi principali, anche se fino a un certo punto. Akane ci introduce nel mondo di Psycho-Pass scoprendo qual è la vera entità del suo compito con i suoi stessi occhi, e Madoka riceve una proposta inaspettata da una strana creatura che promette miracoli. La domanda è, cosa faremmo al loro posto? Akane e Madoka reagiscono usando il buonsenso.

È difficile controbattere le loro decisioni una volta che si entra in prima persona nell’atmosfera e nel contesto del loro vissuto. Akane e Madoka sono tutto sommato due ragazze ordinarie, prive di una backstory concreta, e che se ci fosse finirebbe per essere ingombrante ai fini della trama principale. Sono osservanti della legge, ubbidienti e non mancano di un forte senso di giustizia. Quando la faccenda va a farsi problematica, invece, ci troviamo verso la fine delle serie.

Capita che al momento clou di una serie ci si voglia distaccare dal personaggio e pensare con la propria testa, o urlare direttamente contro quel certo personaggio per essere un idiota matricolato. Ma qui non si può. O meglio, si potrebbe, ma il discorso sui punti di vista sarebbe nullo.

Cercherò di formulare quella domanda che vorremmo gridare contro Akane e Madoka dopo il finale: perché con il potere che ottengono non decidono di annientare il sistema? La soluzione che adottano entrambe, anche se in forme nettamente differenti, è di utilizzare il sistema senza distruggerlo. Ed è una scelta che ancora una volta segue il buonsenso e che, se vogliamo, va ben oltre. Akane, nonostante le informazioni ricevute sul Sybil System, persevera nei suoi valori e decide di sfruttare un rapporto di reciproco utilizzo tra lei e il sistema stesso. Mentre per Madoka è qualcosa di drastico, si tratta di un sacrificio: porta i suoi valori a un livello elevato, addirittura estremo, e il tutto sfruttando i marchingegni di Kyubey, quell’animaletto che le aveva offerto un desiderio. Entrambe apportano la loro silenziosa rivoluzione, appena sentita o completamente impercettibile.

Shinya Kogami VS Homura Akemi

Se nel paragrafo precedente ho parlato di “protagoniste iniziali”, qui vi presento i protagonisti veri e propri di Psycho-Pass e Madoka Magica. Kogami è un esecutore tormentato da un passato oscuro, e Homura è una misteriosa ragazzina che già possiede i poteri di maga e sembra conoscere Madoka. L’aura di mistero che portano con sé non serve unicamente per aumentare il loro fascino. Sono un contrasto che turba l’equilibrio stabilito dalle protagoniste iniziali, specialmente quando ci si rende conto che le serie, in realtà, girano attorno a loro. Shinya Kogami diffida del Sybil System, ma conserva il suo ruolo di esecutore solo per vendicare il suo collega morto nelle mani dell’arcinemico Makishima.



Homura è volontariamente intrappolata in un loop infinito di viaggi nel tempo; anche lei conserva i suoi poteri da maga, ma solo per poter salvare il destino di Madoka. La ragione per cui sono sospesi in questo limbo, dove da un lato c’è un desiderio di ripudiare il sistema e dall’altro c’è una fin troppo conveniente osservanza delle regole, deriva da un precedente conformismo. Kogami e Homura in effetti sono stati Akane e Madoka nel passato, e questo è il risultato, o la conseguenza, di come avevano agito nei loro panni. Se le nostre protagoniste iniziali non erano riuscite a dare una risposta alla domanda “perché non annientare il sistema?”, Kogami e Homura sono i personaggi a cui dovete rivolgervi.

I due sono mossi da questioni egoistiche e di principio, pur avendo le stesse idee di Akane e Madoka sono cocciuti, e nel senso dannoso della parola. Hanno mezzi simili per distruggere il sistema, ma non è quello il loro obiettivo. Il problema è che non si riesce a capire dove vogliano andare a parare oltre la questione egoistica. E la fine che ottengono è tanto ambigua quanto le loro intenzioni. È finita davvero come volevano? Sono soddisfatti o pentiti? Certo, mentirei se vi dessi una risposta adesso.

Kyubey VS Sybil System

Lo ammetto. Sono stata tentata di paragonare Kyubey a Shogo Makishima, ma ho pensato che non gli renderebbe giustizia fino in fondo. Il motivo è semplice: non reputo Makishima un antagonista. È vero, ha tutte le carte in regola per esserlo per chi ha già visto l’anime, ma definirlo l’antagonista è riduttivo. Makishima piuttosto è un antieroe, un personaggio che si contrappone al protagonista ma che porta avanti le sue stesse idee, al contrario di Kyubey. Il carattere spietato ed esecutore di Kyubey non basta a metterlo sul piano di Makishima, perché Kyubey è parte integrante del sistema, e ciò può portare a una conclusione: Kyubey e il Sybil System sono un’organizzazione.

Un’organizzazione con scopi camuffati molto bene. A chi sarebbe venuto in mente che le promesse di Kyubey e la sua tanto ostentata magia seguissero una logica umana? Chi avrebbe pensato che il Sybil System fosse in grado di giustificare il suo indice di fallimento con il suo punto di forza? Di sicuro non le persone che subiscono la loro influenza, per la maggior parte. E la fanno franca perché hanno un asso nella manica: l’ignoranza. O meglio, l’impressione del sapere. Kyubey e il Sybil System hanno rivelato il necessario delle loro condizioni, il resto viene ritenuto superfluo, e spesse volte questo “resto” consiste in una sfilza di conseguenze. E così, almeno formalmente, hanno ragione. La loro è una tattica che, sì, viene messa allo scoperto prima o poi, ma solo quando ormai è troppo tardi per annullarla, essendo già implicitamente parte dell’accordo. Del resto, un contratto con soli vantaggi non è già abbastanza sospetto? Sarà, ma per quanto possiamo negarlo è la convenienza che attrae di più.

                        

Il dilemma del conflitto

Abbiamo visto che i personaggi tra di loro hanno delle somiglianze, ma il filo che unisce le due serie è questo: il dilemma del conflitto. E qui torna glorioso Gen Urobuchi con i suoi temi ricorrenti. No, il conflitto non è una coincidenza. Lo troviamo, anzi, al centro di anime come Phantom: Requiem for the Phantom o visual novel come Kikokugai: The Cyber Slayer, tutte naturalmente firmate Urobutcher. In Psycho-Pass abbiamo due nemici con un ovvio colour-swap per rendere meglio l’idea: Shinya Kogami e Shogo Makishima. In Madoka Magica abbiamo Homura Akemi e Kyubey. Ma si può affermare che il conflitto sia meramente un plot device? Può essere. In certi casi sembra proprio l’ossessione di Urobuchi per realizzare quel suo perverso desiderio che emerge quasi come un dispetto: la distruzione.

Quante volte ho usato questo termine e simili? Ecco, tutto si spiega in Gen Urobuchi. Il conflitto non è qualcosa da conquistare, bensì da distruggere. Il destino dei protagonisti è tanto imprevedibile quanto lo è la macabra speranza della distruzione. Nella distruzione si vede l’eliminazione del “problema” in un momento di poca lucidità. E non è detto che questo momento sia questione di brevi secondi. Più il conflitto si accentua più i nostri protagonisti, come peraltro gli antagonisti, si accaniscono contro un vicolo cieco. Chi sarà il vincitore e chi il vinto? Persino lo scontro finale non sarà in grado di dare un indizio. È la furia ad avere la meglio, la cieca brama di prevaricare senza risultato. Perché, una volta consumata la loro presunta battaglia, neanche quello avrà più importanza.

Commento finale

Psycho-Pass e Madoka Magica, pur avendo le loro affinità, continuano ad appartenere a due realtà diverse. In questo articolo mi mantengo sull’imparzialità (come il Sybil System, forse?), ma se avete gradito lo stile peculiare di Urobutcher difficilmente disprezzerete le sue serie più celebri. La struttura narrativa, i punti di vista che si diramano, le situazioni imprevedibili non sono una sorpresa dato che l’autore ha cominciato la sua carriera nell’industria delle visual novel. Ma questo punto lo approfondiremo in un altro articolo. Per ora mi limito a informarvi che la prima serie di Psycho-Pass è attualmente disponibile su Netflix, mentre Madoka Magica è su VVVID. E se siete ancora incerti su quale cominciare, vi lascio i trailer in italiano delle due serie!



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