Barbara Ciardo, dinamicità e stile nei miei disegni

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Abbiamo il piacere di intervistare nuovamente l’illustratrice e colorista Barbara Ciardo

Ciao Barbara benvenuta, illustratrice, colorista quando nasce la tua passione?

Ciao e grazie.! Più colorista che illustratrice devo dire; infatti la professione di colorista occupa la maggior parte del mio tempo lasciandomi al momento spazi minimi per esprimermi nel campo dell’illustrazione. Mi sto organizzando per integrare le due cose…Ma la domanda era un’altra:) Onestamente non saprei individuare un momento preciso in cui ho deciso che avrei seguito questa strada, però recentemente ho ritrovato tra vecchie cartacce salvate dai numerosi traslochi, alcuni fogli (conservati addirittura in folders plastificati!) su cui intorno ai dieci anni ho fatto quelle che potrei definire le mie prime prove colore consapevoli:). Non sono altro che grezzi scarabocchi a pastello a cera che al tempo ovviamente mi sembravano una cosa straordinaria, ma sono contenta di averli ancora perché rappresentano per me l’unica traccia che rimane dei miei primi approcci al colore, che non avrei mai pensato sarebbe diventato il fulcro della mia professione. Anche perché, diciamocelo, tutti da bambini hanno pasticciato con i pastelli almeno una volta e la cosa non è sintomo di un potenziale futuro da colorista!

Recuperando un minimo di serietà…Una grande spinta ad alimentare questa passione e farla confluire in qualcosa di concreto, me l’ha data sicuramente frequentare il corso di disegno e illustrazione alla Scuola Italiana Di Comix di Mario Punzo a Napoli, dove ho trovato da un lato docenti in grado di guidarmi e assecondare le mie inclinazioni e dall’altro un gran numero di allievi motivati e appassionati (molti dei quali ora sono fumettisti professionisti) con cui confrontarmi. Da lì ho iniziato un mio percorso di studio sulla colorazione digitale, praticamente da autodidatta, che continua tuttora.

 

Ti occupi di colorazione digitale e manuale cosa preferisci?

Per motivi pratici legati alla produzione di un fumetto generalmente coloro in digitale, ma dove ho potuto sperimentare una tecnica mista tra manuale e digitale mi sono divertita parecchio. Il digitale mi dà la possibilità di provare, sbagliare e ricominciare rapidamente; alcune soluzioni trovate grazie a questa libertà di sperimentare, con le tecniche manuali avrebbero richiesto maggiore dispendio di tempo e materiali, senza contare che il colore digitale ha un suo “sapore” peculiare (nè migliore, nè peggiore), diverso da quello di qualsiasi altra tecnica. Chiaramente la libertà data dall’abbondanza di strumenti, filtri e varie che Photoshop e altri programmi offrono, è un’arma a doppio taglio: il fatto che in digitale tutto sia possibile non significa che tutto si possa fare e molto spesso colorando un fumetto, la vera sfida è togliere anziché aggiungere effetti su effetti, livelli su livelli nella ricerca di un risultato più elaborato e complesso. Dunque, conoscere più strumenti è possibile, per usarne il minor numero in meno passaggi possibile. E’ solo il mio punto di vista e naturalmente ci sono le dovute eccezioni. Rispondendo finalmente alla tua domanda, mi piace colorare in digitale e ho imparato tantissimo sul colore lavorando in questo modo, anche se non mi dispiacerebbe in futuro avere delle tempistiche più comode e un progetto adatto che mi permetta di approfondire e sfruttare maggiormente le tecniche tradizionali.

Come definiresti il tuo stile?

Dipende moltissimo dal progetto su cui mi trovo a lavorare; per cui è di difficile dare una definizione. Tra l’altro trovo che le definizioni funzionino per le cose statiche mentre considero lo stile un concetto in perenne mutamento, anche minimo. Come colorista credo di essere abbastanza versatile; cerco di trovare un compromesso tra quello che piace a me e le esigenze dettate volta per volta dai disegni e dalla storia, per cui nella pratica posso passare da una colorazione più “piatta” e grafica ma non per questo più semplice da realizzare, ad una che presenta più sfumature ed “effetti speciali “o andare ancora in altre direzioni se storia e disegni mi suggeriscono idee nuove. E lo stesso vale per le scelte cromatiche.

E’ esagerato dire che cerco una colorazione diversa per ogni fumetto, ma il mio intento è quello di contribuire a che ogni progetto in cui vengo coinvolta, abbia un proprio carattere anche dal punto di vista della colorazione, per cui adatto il mio gusto e le tecniche sviluppate nel tempo aggiungendo o togliendo, arricchendo o semplificando dove serve. Se in questo mio percorso dinamico sono anche riconoscibile ne sono felice, certo, ma la leggibilità, l’aderenza al progetto e la soddisfazione del team con cui lavoro hanno per me la priorità su tutto. Senza beninteso sacrificare quelle che sono le mie scelte artistiche. E’ un equilibrio delicato, ma ricercarlo e conquistarlo è parte integrante di questo lavoro.

Matite:Marco Castiello, Chine:Vincenzo Acunzo;

 

Hai qualche maestro di riferimento?

Ho più maestri di riferimento tra disegnatori e pittori piuttosto che tra coloristi; ma in fondo credo che per un colorista la conoscenza del disegno sia fondamentale tanto quella del colore. Ci sono infatti moltissime scelte nella colorazione di un fumetto che richiedono la padronanza del disegno e del chiaroscuro, sia per interpretare correttamente il segno sottostante, sia per potergli conferire la giusta atmosfera mediante il posizionamento di luci e ombre. O quantomeno per ridurre al minimo la possibilità di fraintendimenti col disegnatore.

Tra gli autori che più apprezzo ci sono numerosi maestri del fumetto, primo su tutti Sergio Toppi; ma anche tanti grandi della pittura, in particolar modo alcuni Impressionisti e gli artisti della Golden Age of American Illustration, soprattutto J.C. Leyendecker. Ad ogni modo i riferimenti li cerco ovunque, nella realtà, quindi nella fotografia e nel cinema. A questo proposito dovrei ringraziare almeno un paio di direttori della fotografia da cui ho preso più di uno spunto quando, aperto un nuovo file, non avevo la minima idea di come cominciare a impostare la palette…

Matite: Raul e Gianluca Cestaro

 

Leggi manga o fumetti? Personaggi dei cartoon preferiti?

Da un po’ di tempo a questa parte ne leggo molti di meno. Dopo giornate intere passate a lavorare su tavole di fumetto, attualmente nel tempo libero preferisco fare e vedere tutt’altro. Capitemi. Non è escluso comunque che in futuro riprenda i ritmi di lettura che avevo fino a qualche anno fa. In generale comunque preferisco i one shots o le graphic novels perché, appunto, non riesco a seguire con costanza i progetti seriali. Personaggio dei cartoni animati preferito: Ransie la strega.

 

Sei un po’ la colorista dei supereroi, sino ad oggi quanti ne hai colorati? A quali sei più legata?

“Colorista dei supereroi” è un titolo per cui ringrazio il caro Alessandro Di Nocera che qualche mese fa mi ha dedicato un suo articolo su Repubblica; ma tengo comunque a ricordare che ci sono tanti validissimi coloristi negli States e altrettanto validi coloristi in Italia (e nel resto del Mondo), anche se in numero più esiguo, che pure si dedicano con successo al fumetto supereroistico e non. Detto questo, sì, ho colorato parecchi supereroi; tra i più noti e quelli secondari (comparsi magari in una sola tavola) arriviamo a circa una ventina, credo. Quello che preferisco e finora artisticamente mi ha dato di più, è certamente Batman che ho avuto l’opportunità di trattare su “Batman: Noel”, graphic novel scritta e disegnata da Lee Bermejo, la cui lavorazione mi ha coinvolta durante tutto il 2011. Il lavoro fatto su questo fumetto rappresenta per me la prima volta in cui sono stata soddisfatta al 99% del risultato (quell’ 1% me lo conservo per il prossimo lavoro;) ), nonché la rara combinazione per cui, a tavola finita, disegno e colore sembrano essere stati creati da un’ unica mente e un’ unica mano.

Matite e chine: Lee Bermejo

 

 

Qual è la tua posizione riguardo al print on demand?

Non ho esperienza diretta al riguardo, per cui posso basarmi sull’idea che mi sono fatta più che altro scambiando pareri con i colleghi. Secondo me potrebbe essere una valida soluzione per ciò che riguarda il singolo autore o la piccola realtà editoriale che vuole muovere i primi passi in questo mercato e dare un po’ di visibilità al proprio prodotto senza danneggiarsi troppo economicamente e senza grandi ambizioni; ma un editore che voglia affermarsi come tale o mantenere una posizione competitiva e di rilievo nel settore, che duri nel tempo, penso debba rischiare e investire continuamente, sulla qualità del prodotto prima di tutto, ma anche su strategie che permettano di aumentare il numero dei lettori. E perché no, fare questo puntando oltre che su mezzi propri (necessariamente), anche su aziende avulse dal mercato fumetto che magari possano essere interessate a farsi pubblicità su un supporto cartaceo collezionabile che si sfoglia e si risfoglia. All’americana. Quindi piuttosto che fare patti con il lettore (lo stampo se lo compri), stringere accordi con terzi per offrire un prodotto di qualità a un prezzo accettabile (perfino basso), sempre presente sugli scaffali. Ad ogni modo questa è solo una mia riflessione basata su una conoscenza parziale e superficiale del discorso. Non faccio testo.

 

La tua carriera è in continua evoluzione al momento a cosa stai lavorando?

Da circa tre anni lavoro esclusivamente per la DC Comics e al momento sto completando il secondo volume di “Superman: Earth One” scritto da J. Michael Straczynski, disegnato da Shane Davis e inchiostrato da Sandra Hope, che uscirà in autunno negli USA. Inoltre ho da poco iniziato a colorare le splendide tavole di Lee Bermejo su script di Brian Azzarello relative a “Before Watchmen”, progetto da poco annunciato e già molto discusso, che vedrà coinvolti diversi teams creativi. Impossibile dire di più al momento:)

 

Sogni nel cassetto?

Ce ne sono. Ma generalmente quelli che riesco a realizzare sono quelli di cui non parlo. Per cui… preferisco non rispondere (come direbbe il mio concittadino Alessandro Siani :”Chest’ è cazzimma!”).

Vuoi fare un saluto?

Saluto tutti gli amici di Cartoonmag, augurandomi che questa chiacchierata sia valsa il tempo impiegato a leggere tutte le proposizioni subordinate di cui sono capace. 🙂 Info: barbaraciardo.blogspot.com

Grazie e alla prossima!!!.

E’ la seconda volta che incontriamo per un’intervista Barbara Ciardo e proprio nel nostro primo incontro ci regalò una propria versione della nostra mascotte Mira che vi riproponiamo di seguito.

 

 

 

 

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