Davide Cencini ci racconta di Darkwing

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Davide Cencini, torna su CartoonMag, per raccontarci del suo Darkwing La spada dei sette occhi.

Darkwing, un fantasy, che affronta tematiche che si discostano dai classici del genere. In quest’opera infatti tratti di terrorismo, violenza domestica, affidamento. Come mai questa scelta?

Non credo affatto che il fantasy debba essere relegato a un genere di pura evasione. Anzi, mi piace sfruttare le possibilità che offre per parlare di tematiche reali senza preoccuparsi necessariamente di doverle collocare in un contesto reale. Corown è un mondo di fantasia ma non un mondo irrealistico, che ha problemi molto simili al nostro: anche lì esistono la paura del diverso, il fanatismo religioso e la violenza. Allora perché non affrontare queste tematiche? Perché “tanto è féntasi”? Penso che il fantasy odierno, per riacquistare credibilità debba accettare il confronto con problemi veri.

In Darkwing presenti la magia, il Radiant, per gli abitanti di Corown, sotto forma di scienza, mista a misticismo. Fai inoltre riferimento alla teoria delle stringhe e alla particella di Dio. Quali sono state le tue fonti d’ispirazione?

Ho voluto costruire per Darkwing un’ambientazione in cui la “magia” fosse riconducibile a principi scientifici, curandomi però di lasciare un velo di mistero sull’origine di queste forze, perché se poi vai a razionalizzare proprio tutto è la morte del romanzo di fantasia. Sul sito ufficiale ci sono una serie di articoli che ne spiegano il funzionamento dei dettagli, per i più curiosi. Mi diletto di fisica e astronomia e mi è sembrato interessante inserire in un romanzo fantasy una base di fantascienza. D’altronde non mi piace nemmeno distinguere tra i due generi, per me la differenza non esiste!

Per dare un background scientifico il più credibile possibile ho passato parecchie notti sui libri di fisica quantistica, studiando la teoria delle stringhe e gli universi paralleli. Di recente un lettore ha voluto esagerare, dicendomi che spiego le cose come Dan Brown! In realtà non c’è nulla di straordinario, è quello che dovrebbe fare ogni scrittore quando parla di un argomento, solo che molti giovani scrittori oggi trascurano questo aspetto cercando di andare subito al risultato (poi per forza che il fantasy diventa “féntasi”) e quindi se ti sei documentato sembra chissà che hai fatto. Vi racconto una curiosità: l’esistenza del bosone di Higgs, cioè la “particella di Dio”, fu confermata proprio il giorno in cui riscrissi parte del libro basandomi su quella teoria. È sembrato proprio un segno del destino!

In quest’opera si parla spesso di donne e di amore, da quello ossessivo di Lerryt per Lidia a quello puro e innocente ma impossibile di Lyse per Peter, passando per Jasmine che paga un finto marito per ottenere l’affidamento di Amanda. Qual è la figura di donna che vuoi fare emergere dal tuo racconto?

Mi piacciono le figure femminili fragili ma coraggiose. Questi personaggi, pur essendo diversissimi tra loro, esprimono ciascuno a modo suo un aspetto di questo modo di essere.

Il protagonista Peter Klein è un appassionato di giochi di ruolo, quanto dei GDR c’è in quest’opera?

Quanto basta! In questo petto batte il cuore di un nerd, non potevo certo esimermi dal fare ironia sui giochi di ruolo avendoli spesso praticati in prima persona. Spero, in futuro, di poter sviluppare un GDR di Darkwing, e in effetti ho già parecchio materiale da parte.

Peter è un eroe un po’ fuori dai canoni. Come mai la scelta di costruire questo personaggi così particolare?

Ero stanco, stanco da morire di eroi imbalsamati, seri, noiosi. Volevo un cretino, un giovane uomo a cui piacciono le stesse cose che piacciono ai trentenni cresciuti a pane e cartoni, un personaggio che mi facesse ridere, che si esprimesse in modo spontaneo, ma che allo stesso tempo sapesse dimostrare anche il coraggio di chi ha davvero paura. Anche nel suo essere un personaggio oscuro e tormentato, Peter non perde la propria autoironia. Insomma, chi l’ha detto che un nerd non può avere fegato?

Intervista di Veronica Lisotti

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