Lorenzo Ramadoro: “Con la scrittura do forma ai miei pensieri”

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BIOGRAFIA

LORENZO RAMADORO è nato nel 1981 a Fabriano; nel 2004 si è laureato presso la Facoltà di Economia dell’Ateneo di Ancona.  Affascinato dalla fantascienza umanistica e incuriosito da vari saggi socio-economici, ha raffinato una scrittura tratteggiata d’immagini e realtà possibili. Dopo una prima pubblicazione in formato cartaceo intitolata “I mutevoli sensi dell’Umano”, ha deciso di proporre il suo secondo romanzo autonomamente, editandolo anche in vari formati eBook.

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Lorenzo Ramadoro ospite a CartoonMag, benvenuto. Raccontaci di te e del tuo amore per la scrittura.

La scrittura mi serve per dare forma ad una realtà parallela, a pensieri che si vanno plasmando dentro la testa dopo aver letto un libro o aver visto un anime o un film.

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Quanti scritti hai prodotto sino ad oggi?

Di racconti credo circa un centinaio e all’incirca sei romanzi, due dei quali pubblicati. Ultimamente sono dentro una storia parzialmente autobiografica con cui cerco di riallacciare certi nodi del passato ad altri miei futuri possibili. Tendenzialmente mi piace dedicarmi a generi diversi difatti il mio primo libro “I mutevoli sensi dell’Umano” è di fantascienza umanistica; il secondo, “La forma della Creazione”, pur essendo fantascienza, ha dei tratti in comune con il fantasy. Poi c’è “Crude storie di vita” che è un gotico basato sull’orrore cosmico di Lovecraft. “Recc” e “Giara e i sette sacchi” sono entrambi fantastico. E l’ultimo, “Le intriganti cronache di Giano”,  è narrativa contemporanea. Vari generi che tuttavia sono legati da uno stesso multiverso dentro cui sono inseriti tutti i pianeti e gli universi che narro. (Tutti libri non pubblicati hanno titoli provvisori).

Dove trai ispirazione per le tue opere?

Nei vuoti di pensiero, in quegli attimi in cui sgusciano fuori meccanismi di storie ancora nebulose. Solitamente parto da un’idea e ci creo una storia attorno, senza una trama delineata, intessendo dialoghi surreali e ironici che traggono origine da serie a cartoni assurde come Bakemonogatari. Negli anime trovo molti spunti per i dialoghi in quanto questi sono essenzialmente basati su scambi di battute che devono intrigare il lettore. Per altri aspetti più squisitamente letterari faccio riferimento ai libri letti. Per le idee in generale prendo ispirazione un po’ da tutto.

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Cosa leggi e hai degli scrittori che segui o a cui ti ispiri?

Di Poe adoro la follia, l’ironia che mette nello sbeffeggiare i potenti e gli intellettualoidi come in “Come scrivere un articolo alla Blackwood”. Da Lovecraft ho tratto l’idea di un universo allargato a insospettabili divinità, rielaborandola a modo mio. La fantascienza umanistica mi ha proiettato verso un concetto di evoluzione multiforme. Da Fante ho assorbito il desiderio di scrivere della mia scrittura. E Roth ha esteso quest’intenzione dandogli maggiore vivacità nei dialoghi e nelle silhouette di donne. Dalla Nera Signora attingo da sempre, ma questo lo svelo ne “Le intriganti cronache di Giano”.

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Sul tuo blog presenti diversi personaggi puoi parlarcene?

Le donne che presento sul mio blog sono alcuni dei personaggi che il protagonista incontrerà in Recc. La loro particolarità è che non hanno un nome ma vengono definite da dalle caratteristiche come “la donna che rincorre”, “la donna a ritroso” ecc… perché il protagonista non dà importanza ai nomi; lui stesso non ne ha uno, in quanto non lo considera importante per definire la sua identità. Tutte le mie storie, per quanto ambientate su pianeti/universi differenti, fanno capo ad un’unica realtà, quindi attraverso gli intrecci tesso il multiverso che caratterizza i miei libri. Molti personaggi sono presenti in diversi romanzi, come ad esempio in “Giara e i sette sacchi”, ricompaiono “la donna fragile” e “la donna che rincorre” inserite in Recc; romanzo in cui, a sua volta, compaiono Stella e Aurora, personaggi citati ne “I mutevoli sensi dell’Umano”. Il fatto è che mi piace lasciare delle figure in sospeso, schizzarle appena in un libro per poi riprenderle in un’altro.

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La tua ultima fatica si chiama RECC, una storia che attraversa un aspetto diaristico del protagonista e un aspetto più sociale, come nasce l’idea?

Il protagonista di Recc è un personaggio senza nome, i cui molti appellativi che gli vengono attribuiti sono senza importanza. L’idea di Recc parte da questo personaggio; un essere che ha perso le sue origini e per questo viaggia in realtà differenti. L’idea di sviluppare il protagonista di Recc trae origine anch’essa dal mio primo libro in cui compare sotto forma di leggenda. Un’entità che volevo caratterizzare meglio in modo dare anche maggiore dettaglio all’idea di multiverso e di immortalità.

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Ogni capitolo si svolge in un ambiente diverso, puoi spiegarci questa scelta.

Recc è un esperimento, un romanzo in cui il protagonista si muove su diversi universi pur rimanendo legato alla Terra. Ogni capitolo è un mondo, una realtà differente che scorre sotto gli occhi del protagonista. Diverse realtà che lui analizza per cercare di capire le meccaniche sociali e con esse le varie possibilità di evoluzione dell’umanità.

Puoi raccontarci dello stile di narrazione che hai utilizzato?

Questo romanzo parte da un percorso incoerente attraverso cui il protagonista cerca di carpire indizi che gli permettano di capire chi e che cosa è realmente. Un viaggio vissuto tutto in prima persona che quindi mostra apertamente le incertezze del protagonista dalle quali il lettore dovrà trarre le proprie conclusioni senza il supporto di un narratore esterno che ne garantisca la veridicità. Il lettore farà quindi i conti con una verità nebulosa e con i dialoghi di altri personaggi che offrono nuovi spunti di riflessione.

Un messaggio che vuoi lasciare ai futuri lettori di RECC?

Mi piacerebbe che ognuno pensasse a come vorrebbe il mondo, cercando di creare un proprio modello di società che funzioni, analizzandone la struttura. E una volta fatto, provasse a tracciare un collegamento tra ciò a cui si aspira e la realtà. Chissà non torni utile un bel po’ più di pazzia nel mondo e meno persone con i cervelli direttamente collegati a quelli degli altri.

Al momento a cosa stai lavorando?

Con Recc ho concluso il mio primo esperimento di auto-pubblicazione rilasciandolo anche in formato e-book, una tecnologia che mi attrae parecchio avendo sperimentato in prima persona l’estrema leggibilità di un testo su un ebook reader. (e scusate se mi auto-sbrodolo). Attualmente lavoro ad un romanzo di fantascienza che sto rieditando con una agenzia di consulenza, e a “Le intriganti cronache di Giano” che ho quasi finito di revisionare assieme alla mia ragazza. Sono anche a buon punto con un altro romanzo di fantascienza (Giara e sette sacchi), direttamente collegato all’origine del racconto “Da una lapide” inserito in Recc, che approfondisce alcune questioni lasciate in sospeso. Giara funge da base per spiegare come nasce un essere dotato di poteri sovrannaturali e incontrare per la prima volta gli Evoluti; entità che sembrano giocare un ruolo importante nelle dinamiche del multiverso.

Vuoi ringraziare, salutare, aggiungere altro?

Ringrazio CartoonMag e Veronica Lisotti per lo spazio concessomi. Ringrazio Federica che è la mia ragazza nonché grafica che ha gestito tutto l’aspetto della comunicazione di Recc. Sono convinto che abbia fatto un ottimo lavoro, e devo dire che la copertina che ha creato è davvero coinvolgente. Ma l’ultima parola spetta ai lettori, ovviamente.

Info

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Intervista di Veronica Lisotti

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