Luca Raimondo, da Topolino a Sergio Bonelli Editore

Ciao Luca benvenuto, puoi presentarti ai nostri lettori di Cartoonmag?

Mi chiamo Luca Raimondo, sono di Salerno e in questa (splendida) città vivo dalla nascita. Da una decina d’anni sono disegnatore di fumetti di professione collaborando soprattutto con la Sergio Bonelli Editore.

Da piccolo leggevi Topolino, anche oggi sei un amante dei fumetti? Anche di manga?

Si, la passione per i fumetti è rimasta e credo sia molto positivo, perchè penso che svolgere una professione che al tempo stesso sia anche una passione è un privilegio. Naturalmente il genere di fumetti è cambiato con gli anni: se da piccolo leggevo Topolino, nell’adolescenza ho virato soprattutto verso la produzione bonelliana. Invece non ho mai amato i manga, tranne qualche autore che però ha caratteristiche più “occidentali”.

Da dove è scaturita la tua passione?

Immagino dalla propensione personale al fumetto. Infatti fin da piccolo ho usato la mia capacità di disegnare più per raccontare che per illustrare.

Nel 2002 giungi alla Bonelli con Jonathan Steele cosa può dirci a riguardo?

Sin da quando ho accarezzato l’idea di fare fumetti per professione ho visto come mio approdo naturale la Sergio Bonelli Editore. Innanzitutto perchè, come detto, da appassionato seguivo costantemente diverse sue testate fumettistiche, ma poi anche grazie alla testimonianza di diversi amici che già vi collaboravano. In pratica, sondando il mondo del fumetto “dall’interno”, mi resi subito conto che Sergio Bonelli è stato l’editore italiano che ha dato dignità alla professione di disegnatore di fumetti da molti punti di vista. Dopo tante prove (in un periodo di crisi per il settore per certi versi anche peggiore di quello attuale), l’occasione per pubblicare il mio primo albo bonelliano mi fu data da Jonathan Steele. Federico Memola (l’autore) aveva bisogno di “rinforzi” nello staff per garantire l’uscita mensile e le mie tavole di prova furono giudicate tra quelle più “all’altezza” tra coloro che si erano proposti alla casa editrice. Il mio primo albo piacque molto a Sergio Bonelli in persona che, bontà sua, mi telefonò personalmente a casa per complimentarsi con me. Addirittura, come ebbe modo di raccontarmi il curatore della testata, pare che per qualche giorno girò per la redazione con il mio albo per chiedere se in testate più prestigiose di Jonathan Steele qualcuno avesse bisogno di me. Incredibile…

Sei un amante del genere giallo, quanto c’è di te in Dampyr?

C’è quello che come disegnatore ho il diritto di poterci mettere!. Infatti da disegnatore non ho alcun influenza sulla vicenda raccontata, mi devo attenere a ciò che vuole lo sceneggiatore di turno e Mauro Boselli, che è il creatore e il curatore della serie. In linea di massima il mio lavoro consiste più che altro nel dare forma a idee altrui. Io ho solo il compito di rifinirle, di dare loro veridicità, affinchè il lettore possa usufruire al meglio della vicenda raccontata.

Quale personaggio vorresti disegnare?

Poco tempo fa avrei risposto Dylan Dog. Ma in Bonelli mi hanno accontentato proprio un paio di mesi fa e mi hanno affidato una storia breve dell’indagatore dell’incubo che uscirà in edicola nel 2013 sulla serie Dylan Dog Color Fest. Quindi ora rimane Diabolik. In futuro chissà, se tra un Dampyr e un altro mi rimanesse qualche scampolo di tempo e se in Bonelli non avranno nulla in contrario…

Collabori con il mercato francese, quali sono le differenze con quello italiano?

Beh, innanzitutto al momento ho preferito interrompere la mia collaborazione con la Francia. Per motivi logistici da qualche anno non riuscivo più a gestire una doppia collaborazione, ed essendo io un fedelissimo bonelliano, ho preferito dedicarmi solo a Bonelli. Comunque, venendo al soggetto della tua domanda c’è da dire che lì hanno un diverso approccio al media fumetto. Mentre qui ni Italia è ancora molto poco considerato, ritenuto praticamente materia per bambini o per nerd sfigati, lì in Francia l’albo a fumetti è visto più come un libro disegnato.  E infatti in Francia il fumetto spazia su generi che qui in Italia ancora non riescono ad “attecchire” se non con una minoranza di appassionati. In Italia pubblicare storie a fumetti più “impegnate” significa andare incontro a un suicidio editoriale. Lo riesce a fare soltanto chi riesce a mantenersi molto basso con i costi di produzione, in modo che poi non ha la necessità di avere un gran ritorno di vendite.

Qual è il tuo stile?

Prediligo la linea chiara. Ma essendo impegnato su una testata in cui le atmosfere hanno la loro importanza e non potendo utilizzare il colore, uso sempre di più i neri, il tratteggio e le “sgrigiature”. O almeno ci provo.

Il genere erotico ti attira, nel tuo prossimo futuro disegnerai opere di questo genere?

Il genere erotico è stato più che altro un modo per farmi le ossa. Come la tradizione del disegnatore di fumetti italiano vuole. Infatti in passato (ora questo non avviene più) il disegnatore di fumetti prima di approdare all’editore “importante” aveva solo un modo per esercitarsi e allo stesso tempo essere pagato e pubblicare: il fumetto per adulti!. Quando è capitato a me di dover fare la canonica “gavetta” in Italia si viveva un periodo in cui questo genere di fumetti aveva cominciato a non produrre più materiale nuovo. Le testate che oggi permettono ai giovani di mettersi in mostra non esistevano, alcune storiche stavano chiudendo e io quindi emigrai professionalmente in Francia, dove scoprii che anche il fumetto erotico lì ha una cura diversa nella produzione. Basti pensare che la carta delle riviste con cui ho collaborata era patinata!. Non so se in futuro mi capiterà di disegnare più storie di genere erotico. Penso sia molto difficile perchè dovrebbero propormi un progetto di qualità per convincermi. Oltre chiaramente a un buon compenso!.

Prossimi impegni lavorativi?

Per il prossimo futuro preferisco dedicarmi a Dampyr, una serie che mi piace molto disegnare e che a ogni albo mi permette di cambiare ambientazione. Le storie dei protagonisti infatti si svolgono in ogni parte del mondo. Io non amo molto viaggiare, ma farlo con la matita è divertente.

Un augurio che ti fai per il domani? Dove possono seguirti i nostri lettori?

L’augurio che mi faccio è quello di poter vedere il mio lavoro migliorare di giorno in giorno. E i vostri lettori, beh, come detto, per avere notizie di me non devono far altro che seguire Dampyr.

Grazie mille per la cordialità e disponibilità ti auguro il meglio.

Grazie a voi.

Luca Raimondo ci ha regalato un suo personalissimo sketch della nostra mascotte Mira, gentilissimo!!!

Potete trovare Mira nelle diverse versione eseguite dai vari artisti a questo link:

Veronica Lisotti: Google+

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