Marco Garaffo: “sognavo mondi fantastici e ora li disegno!”

La prima è d’obbligo, puoi presentarti ai nostri lettori?

Per mangiare faccio l’informatico. Dopo 12 anni da consulente per multinazionali americane, adesso lavoro stabilmente come Direttore Informatico nel settore pubblico, ma non ho mai smesso di disegnare fumetti. Ho cominciato a guardare le figure degli albi a fumetti che mi comprava mio padre da prima di imparare a leggere e fin da allora passavo ore ed ore a disegnare su risme di fogli A4 che i miei genitori mi portavano insieme a pennarelli e matite per farmi sfogare… A 12 anni ho provato a disegnare il mio primo fumetto (mai terminato, si chiamava “The Moods”). La mia prima pubblicazione risale al 1989 su una fanzine che si chiamava “Lo Zibaldino” di Lucca. Poi ho vinto un paio di concorsi minori e in seguito ho collaborato brevemente con Comixcomunity di Claudio Sacchi. La mia serie a strips “Adventure”, irriverente parodia del mondo della consulenza informatica, è stata pubblicata per intero su CartaigienicaWeb Magazine e tutto il resto della mia produzione è reperibile principalmente online sul mio sito (http://www.marcochico.it), che ho aperto nel 1996 dopo la morte del mio Vate Magnus (ed è a lui dedicato) come vetrina per fumetti, poesia, pittura, artigianato e tutto quanto ci possa essere di creativo sul Web. In cantiere c’è qualche mia autoproduzione cartacea in Self Publishing per Lulu.com che spero di poter rendere nota molto presto.

Sin da piccolo manifestavi una grande propensione per il disegno come nasce la tua passione?

Quando ancora dovevo imparare a leggere e la TV era solo in bianco e nero esistevano solo due canali, RAI 1 e RAI 2. In prima serata su RAI 2 (all’epoca lo chiamavamo “Secondo Canale”) trasmettevano una trasmissione: SuperGulp!. Il sottotitolo di questa trasmissione era “I Fumetti in TV”. Si trattava di una specie di ibrido tra cartoni animati e fumetti. O meglio, si trattava inizialmente solo di fumetti ripresi da una telecamera con doppiatori che ne leggevano i balloons, poi piano piano hanno cominciato a programmare cartoni animati veri e propri. I personaggi che si alternavano erano l’Uomo Ragno (oggi lo chiamano tutti col suo nome originale “Spiderman”, ma per me resta l’Uomo Ragno), SturmTruppen di Bonvi, Tex Willer, Mandrake, L’Uomo Mascherato (Phantom), Corto Maltese e molti altri, tra cui anche Alan Ford (in TV lo disegnava Piffarerio all’epoca, ma giravano ancora ristampe delle precedenti storie disegnate da Magnus)… Quei disegni e quelle avventure mi facevano sognare mondi fantastici e mi hanno da subito fatto venire la voglia di disegnarli!. Nel 1978 SuperGulp ha chiuso i battenti (almeno in prima serata) ed è arrivato qualcosa di straordinariamente nuovo: Goldrake! Da quel momento in poi gli anime mi hanno accompagnato per sempre… Non li ho ancora abbandonati! Certo il mio stile è del tutto diverso, ma anche manga e anime esercitano un grande fascino su di me.

Sappiamo che sei un grande fan degli anime robottoni, quali personaggi dei mecha preferisci?

A costo di sembrare banale, tra i classici su tutti vince Gundam RX 78, a seguire trovo irripetibili i Nagaiani Grendizer (Goldrake) e Kotetzu Jeeg (Jeeg Robot d’acciaio). Il primo è stato forse il più originale tra i mecha degli anni ’70 perchè per la prima volta calato in uno scenario realistico e con trama più “adulta”, il cui messaggio di condanna nei confronti della guerra è diretto senza essere banale. I due Nagaiani perchè in entrambi il “diverso” non viene descritto soltanto come un invasore privo di coscienza. L’alieno (nel caso di Grendizer) o la creatura rappresentativa di una civiltà primordiale (nel caso di Jeeg), benchè spietato e determinato nelle sue brame di conquista ha le sue motivazioni non del tutto trascurabili (il pianeta Vega sta morendo e gli alieni in fondo stanno cercando di salvare la loro specie, seppur con metodi discutibili – Il regno Yamatai è stato relegato nel sottosuolo dalla razza umana che, secoli prima, ha invaso il loro territorio). Tra gli anime più recenti (anche se non si tratta di mecha) ho letteralmente venerato Cowboy Bebop, che ritengo una serie molto ben congeniata e Death Note, veramente geniale.

 

Il tuo grande maestro è Magnus ne hai avuti altri? Quali insegnamenti hai tratto dalle sue opere?

Ho cominciato a disegnare copiando le vignette di Magnus ed ho continuato a studiare incessantemente il suo stile negli anni a seguire. La prima cosa che ho dovuto comprendere è stata che dovevo staccarmi dal suo tratto, per quanto da me amato, per trovarne uno che fosse mio, che mi identificasse. La prima grande lezione che ho imparato dal lavoro di Magnus è che la ricerca non finisce mai, che non bisogna mai avere la presunzione di credere di aver trovato la tecnica definitiva e, soprattutto, che ogni storia che si disegna deve essere uno studio a sè. Insomma ogni lavoro specifico deve trovare la sintesi adatta. Sicuramente dal suo lavoro ho ereditato una caratteristica che è la mia piccola condanna (come per lui è stata una grandissima condanna, tutto in proporzione): la necessità di dover studiare ogni inquadratatura per trovare la sintesi perfetta per quella situazione (perfetta per come la vedo io, s’intende, magari poi al lettore non piace 😉 ). Questo mi porta via un sacco di tempo in bozzetti preparatori e studi e, di conseguenza, disegnare una storia è per me un lavoro piuttosto lungo e sofferto. Altri autori che ho studiato molto sono Carlos Meglia e Davide Toffolo. Di Meglia adoro il connubio tra le fattezze grottesche dei personaggi in contesti architettonici quasi perfetti nei dettagli, mentre a Toffolo invidio mostruosamente le capacità di sintesi. Lui è il contrario di Magnus. Ha cominciato disegnando vignette piene di dettagli per arrivare a storie in cui l’effetto scenografico è ottenuto per sottrazione. Ci sono vignette di Toffolo estremamente liriche solo nell’inquadratura di un personaggio senza fondale…

 

Hai creato personaggi come Superslip, Pepper Gun, Bonzo Gonzo, Mr Egg: quali sono le fonti d’ispirazione per i tuoi Pg? Quali ad essi sei particolarmente legato?

Ogni personaggio nasce da un ricordo, da una storia o anche semplicemente da un’immagine. Mr Egg è una specie di versione a fumetti di un giocattolo di quando ero bambino (ora tornato di moda grazie a Toy Story): Mr Potato. Quella di Superslip invece è più strana come origine. Ricordo che lessi una striscia di Bonvi su un Albo di Cattivik, una di quelle messa lì nella rubrica della posta tanto per riempire uno spazio. In questa striscia c’era Clark Kent che, sentite delle grida d’aiuto, si precipita in una cabina telefonica per il cambio d’abito più famoso dei fumetti e nella vignetta successiva viene cacciato ad ombrellate da una donna che si trovava all’interno. Nel fuggire a gambe levate ovviamente il nostro Superman aveva fatto confusione e si era ritrovato in corsa con tutina blu, mantello rosso più reggicalze e calze a rete della malcapitata. Da lì mi è venuta l’idea di questo supereroe in mutandoni a pois. Superslip è sicuramente il personaggio a cui resterò sempre affezionato.

Nelle tue opere si evince una vena comica, basti pensare al personaggio Clapton Cat, parodia di Dylan Dog o Marcochio, parodia di te stesso. L’ ironia e l’arte possono convivere?

Mi trovo decisamente a mio agio con le storie comiche, per non dire demenziali. Non solo credo che l’ironia e l’arte possano convivere, ma sono convinto che nel mio caso io possa dare il massimo con l’autoironia. Sono anche sicuro che chi riesce a prendere in giro se stesso, i propri difetti e le proprie debolezze riesca in questo modo a vivere meglio. Ridere di me mi fa sentire meglio e mi aiuta ad accettare i miei errori. Del resto nella vita prima o poi si sbaglia, tanto vale riderci sopra!.

 

Come descriveresti il tuo tratto?

Grottesco e sintetico.

Con chi ti piacerebbe collaborare?

Questa sì che è una domanda difficile… Di fumettisti che fanno cose che potrebbero sposarsi col mio genere mi vengono in mente Makkok, Leo Ortolani o Tuono Pettinato… Ma mi sembrano tutti spiriti liberi, non so se siano tipi da lavori a quattro mani. Un autore sempre disponibile quando ho chiesto consigli o confronti è Andrea Domestici. Certo che lui è molto più bravo di me… Magari un giorno posso provare a chiedergli se ha voglia di fare qualcosa insieme :).

Qual è il tuo giudizio riguardo il connubio tra arte e tecnologia?

Conflittuale. Come ho detto prima la maggior parte del mio lavoro viene pubblicato su internet, quindi sicuramente ho sempre considerato il fumetto digitale come un’opportunità. Tuttavia non riesco a non considerare la tecnologia come uno strumento piuttosto che come un obiettivo. Mi spiego. Non riesco a concepire un fumetto digitale come un prodotto finito. Resto sempre dell’idea che non si possa prescindere dal supporto cartaceo. Penso sempre che manoscritti che risalgono a centinaia di anni fa sono giunti tra noi e sono stati letti ed interpretati mentre oggi è già difficile trovare un VCR per una videocassetta VHS di 10 anni or sono. Relegare un’opera d’ingegno ad un supporto tecnologico la rende più fragile, più evanescente. Ricordo una sequenza geniale di una puntata di Cowboy Bebop in cui Spyke riceve un misterioso messaggio inciso in una videocassetta Betamax. L’unico modo per leggerla fu per lui affidarsi ad un collezionista nerd di oggetti tecnologici vintage :)!.

Dove possono ricavare tue info i nostri lettori?

Il posto più sicuro è il mio sito internet: http://www.marcochico.it

Vuoi salutare qualcuno?

Mia moglie Daria che sopporta pazientemente questo eterno bambino!.

Marco Garaffo ci ha regalato una spassosa versione della nostra mascotte Mira.

Mira nelle varie versioni interpretate dai nostri ospiti è presente a questo link:

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