Roberto Zaghi, disegnando racconto e comunico col lettore

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Ciao Roberto è un piacerti averti nostro ospite. 

Ciao Veronica, piacere mio!

Da chimico a disegnatore di fumetti, com’è avvenuto questo passaggio?

 … E prima di iscrivermi a chimica mi sono diplomato in elettronica, un percorso decisamente random scelto da me. All’epoca avevo ventitré anni ed ero un motociclista incallito, i fumetti li avevo lasciati perdere da anni. Invece da bambino ero una specie di otaku, sospeso tra mondo reale, Gundam, Jack Kirby ed Alan Ford. E disegnavo moltissimo. Casualmente un giorno di vent’anni fa venni a sapere (in palestra…) che tra i miei concittadini c’erano nientepopodimeno che Germano Bonazzi e Nicola Mari dello staff di Nathan Never. Andai a trovarli nel loro studio e vederli al lavoro mi colpì moltissimo.  Per la serie “i casi della vita”… Il giorno dopo ebbi un bruttissimo incidente in moto che mi costrinse a letto per diversi mesi. Ne approfittai per riprendere fogli e matite e tuffarmi nella lettura di Dylan Dog e, ovviamente, Nathan Never. Poi frequentai un corso di fumetto di cinquanta ore tenuto dai due suddetti maestri ed i risultati furono positivi. Provai a continuare con la chimica, ma la decisione di lasciare gli studi per concentrarmi sui fumetti era dietro l’angolo… e fu un passaggio naturale, un po’ come ritrovare la strada perduta.

Nel 1994 Antonio Serra scopre alcuni tuoi lavori ed entri a far parte dello staff bonelliano cosa hai provato?

Conobbi Antonio ad una conferenza su Nathan Never. Fu estremamente incoraggiante per un ragazzo agli esordi sentirsi dire che mi avrebbero assegnato delle prove “ufficiali” proprio di Nathan Never. Cosa provai entrando nello staff….. ero ad un tempo galvanizzato e timoroso, come penso accada ad ogni debuttante. Nello studio di Germano trovai la sistemazione ideale (c’erano anche Thomas Campi e Marco Artioli) e diventammo grandi amici. Serra lo persi di vista per qualche tempo perché in realtà il mio primo incarico fu per Zona X, testata per cui disegnai diversi episodi di Magic Patrol. Ma fu proprio Antonio a strigliarmi a dovere per via delle mie orripilanti figure femminili… lezione che mi tornò molto utile in seguito. Negli anni novanta l’atmosfera nel mondo del fumetto era davvero elettrizzante, mi ritengo fortunato ad aver iniziato in quel periodo.

Ultimamente ti abbiamo visto impegnato su Julia, la storia di una coppia che vive nei quartieri degradati di Garden City, cosa puoi dirci a riguardo?

Come tutte le storie di Julia che ho disegnato (ormai più di una decina) anche questa è stata coinvolgente prima di tutto per me, che sono in fondo il primo lettore. Si parla di due adolescenti tra i diciassette e i vent’anni: lei di colore, indipendente e decisa, lui che sembra il fratellino timido di Kurt Cobain. Si conoscono per caso e si ritrovano a condividere i disagi di una condizione di degrado urbano ed umano, tra guai familiari, lavorativi e sociali. Ne esce un’avventura tesa che si vedrà in edicola a breve: è il numero di maggio. Con Julia andiamo d’accordo, ho disegnato anche la sua prima volta, con uno yakuza!. Il metodo di lavoro di Berardi e Calza mi risulta congeniale, in breve consiste in una documentazione approfondita, cura meticolosa di ogni dettaglio narrativo, sintesi grafica. E’ stata (ed è) un’occasione per approfondire tanti aspetti del lavoro come il disegno dal vero ed il linguaggio cinematografico, strumenti che servono per ogni tipo di fumetto ci si trovi a realizzare. Inoltre Julia ha accompagnato alcuni momenti fondamentali della mia vita, anche per questo le sono particolarmente affezionato. Aggiungo che questa è la mia prima storia che Sergio Bonelli non leggerà, purtroppo.

Hai disegnato il numero 4 di Legs Weaver, Il gigante di acciaio,  e il numero 57 di Nathan Never Thor 14, cosa ti ha colpito di questi personaggi?

Il Legs di Michele Medda fu puro divertimento, tra gag surreali ed azione cinematografica. Tra l’altro dovevo disegnare moto e robot, due soggetti a me graditissimi. La mia Legs però non era irresistibile, diciamo la verità, le facevo i capelli cotonati!. Nathan Never invece (con Pasquale Ruju al suo esordio in Bonelli) fu una storia abbastanza toccante, la sentii vicina alle mie corde e spero che questa cosa abbia controbilanciato le mie lacune di disegnatore in erba. Ho sperimentato in entrambi gli albi tecniche e soluzioni per me nuove, a volte azzeccate, altre meno.

Collabori anche con la Bamboo E’dition quali differenze hai riscontrato rispetto al mercato fumettistico italiano?

La prima evidentissima differenza è il colore: l’anello finale che in questo caso diventa fondamentale. Bisogna pensarci mentre si disegna, per offrire al colorista tavole appetibili su cui possa divertirsi. Prima di passargliele le condisco con parecchie informazioni, foto e note di atmosfera. Sarebbe fantastico avere il tempo e soprattutto la capacità di fare tutto da soli, anche il colore. Facile a dirsi… e tutta la mia stima a chi ci riesce!. Altra grossa differenza, almeno nel mio caso, è il fatto che la regia delle tavole è generalmente condivisa tra chi scrive e chi disegna, con una prevalenza finale per il disegnatore, il che rende il lavoro più stimolante, seppur più complesso. Per la Francia disegno le avventure del fotoreporter Thomas SIlane, scritte da Patrice Buendia e Philippe Chanoinat, anche con loro ho un bella sintonia. Con Patrice ho avuto modo di incontrarmi più volte ai festival. I primi tre volumi sono stati realizzati da un’altro disegnatore, che poi ha lasciato la serie. Posso dire che fortunatamente l’avvicendamento è stato accolto positivamente dal pubblico.

Sei appassionato di fumetti o manga? Cosa leggi?

Mia moglie è un’illustratrice giapponese, il manga è di casa:-) Tuttavia non ne sono un grande appassionato, con alcune eccezioni: Urasawa, Ikegami e la cotta recente per Bakuman. Ahimè non sono mai aggiornatissimo come lettore, amo soprattutto i classici americani ed italiani.

Cosa rappresenta per te disegnare? Dove trai ispirazione?

Bella domanda. Raccontare, comunicare, stabilire una profonda intesa con lo sceneggiatore a vantaggio del lettore. Questa è la sostanza del mio lavoro. Non mi preoccupo troppo degli aspetti virtuosistici o narcisistici del disegno (anche se il narcisismo è indispensabile per dare anima a ciò che faccio). Mi piace pensare che le stesse operazioni quotidiane, gli aspetti artigianali (non che ami particolarmente il termine), i piccoli riti sono gli stessi compiuti dai grandi disegnatori che ammiro. L’ispirazione, anche se non so bene cosa diavolo sia, mi viene dalla passione per la fotografia, per il cinema e, va da sé, per i fumetti. E’ soprattutto una sfida con me stesso… cercare di progredire.

Il futuro del fumetto verte verso il digitale oppure c’è ancora speranza per il supporto cartaceo?

Credo che conviveranno in forme e quote al momento impossibili da immaginare. Spero che arrivando per ultimo al digitale il fumetto tragga qualche beneficio dalle esperienze fatte in campo musicale, filmico e letterario, ovvero che non ci siano ripercussioni troppo pesanti sul mercato. Mi auguro cioè che ci vada bene, com’è stato per la radio. Sarà senz’altro una bella palestra per i nuovi autori, sono curioso degli sviluppi perché i bei disegni bucano lo schermo tanto quanto il foglio.

 

Qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori?

Del Julia in uscita abbiamo detto. Sono al lavoro sul prossimi numeri di Thomas SIlane e di Julia, entrambi usciranno nel 2013. In estate dovrebbe venir pubblicata la ristampa del mio Nathan Never.

Dove possono seguirti i nostri lettori? Vuoi fare un saluto?

Ho un blog:

http://robertozaghi.blogspot.it/

Sono su Facebook:

http://www.facebook.com/robizaghi

Ed esiste una mia versione manga sul blog di mia moglie:-)

http://marimari-chan.blogspot.it/

Ciao a tutti e grazie a CartoonMag!

Roberto Zaghi ha creato per noi la sua versione della nostra mascotte Mira, grazie mille Roberto!!!

Questa ed altre versioni di Mira sono visibili cliccando questo link attivo

Veronica Lisotti: Google+

 

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