Alien: Isolation – l’orrore diventa portatile

Alien: Isolation debutta su Nintendo Switch. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Alien: Isolation
  • Piattaforme –  PS4, Xbox One, Xbox 360, PS3, PC
  • Developer – Feral Interactive
  • Publisher – SEGA Europe
  • Distribuzione – Digitale/Retail
  • Data di uscita5 Dicembre 2019
  • Genere – Survival Horror

Dopo aver conquistato tutti nel 2014, rivelandosi una delle più grosse sorprese di quell’annata videoludica, Alien: Isolation torna nuovamente a spaventarci con una conversione su Nintendo Switch firmata da Feral Interactive, uno studio di sviluppo specializzatosi proprio nella realizzazione di conversioni per PC e MAC, e recentemente avvicinatosi anche all’ambiente di sviluppo per la fortunata console ibrida della casa di Kyoto.

Abbiamo trascorso gli ultimi giorni proprio in compagnia di questo porting, annunciato abbastanza in sordina, ma che riconferma la volontà da parte dei publisher di sfruttare il successo e la popolarità di Switch per riproporre titoli home console già usciti altrove.

Oggi quindi siamo qui per riproporvi la nostra recensione di questo grande survival horror realizzato dagli insospettabili ragazzi di The Creative Assembly.

Nello spazio nessuno può sentirti urlare

Prima di cimentarci nell’analisi di questo porting vogliamo fare una rapida (si spera) premessa su Alien: Isolation, un titolo apprezzato da critica e pubblico all’epoca dell’esordio per una serie di ragioni ben precise: è un gran bel survival horror che si incastra con una precisione quasi chirurgica all’interno del canone cinematografico.

La storia è infatti ambientata cronologicamente 15 anni dopo gli eventi conclusivi del primo film di Alien, diretto da Ridley Scott, in un periodo temporale in cui Ellen Ripley è ancora dispersa nello spazio dopo la distruzione della Nostromo messa in moto per fermare lo Xenomorfo.

In questo lasso di tempo il team di sviluppo ha messo in piedi una storia completamente originale incentrata sul personaggio di Amanda Ripley, ovvero la figlia di Ellen, ormai diventata una donna, ma ancora ossessionata dalla scomparsa di sua madre.

Improvvisamente però si riaccende una speranza: l’androide Christopher Samuels, della Weyland-Yutani, contatta la ragazza per avvisarla che la scatola nera della Nostromo è stata rintracciata dalla nave Anesidora, ed è stata trasferita sulla stazione spaziale Sevastopol. Speranzosa di avere finalmente delle risposte alla scorsa di sua madre, Amanda parte alla volta della stazione, ma ben presto insieme al suo gruppo scopriranno che qualcosa non va, e le comunicazioni sono cessate.

Qualcosa è chiaramente  andato storto, e ben presto si scoprirà che l’intera stazione è stata messa in ginocchio da un predatore spietato, uno Xenomorfo.

Si evince fin da subito come Alien: Isolation sia un prodotto pesantemente legato all’universo creato da Ridley Scott, e non sorprende che molti fan lo abbiano considerato il vero Alien 3, sia per come gestisce le atmosfere horror e claustrofobiche, sia per la ricercatezza proprio stilistica: dalla realizzazione delle navi, passando per gli interni della stazione Sevastopol, ricreata attingendo proprio al materiale cinematografico della pellicola del 1979; suoni, colonna sonora e strumentazioni sono ripresi fedelmente dall’opera originale.

L’opera di The Creative Assembly inoltre prende le distanze dalle derive più action del franchise, cinematografico e videoludico, per abbracciare proprio lo spirito della prima pellicola. Il personaggio di Amanda è una “final girl” al pari di sua madre (al cinema interpretata da Sigourney Weaver) e trattandosi di un survival horror puro, lo sviluppatore offre al giocatore dei mezzi comunque limitati per difendersi dai pericoli celati nella stazione, tra androidi impazziti, umani spaventati, e ovviamente il vero pezzo forte della produzione, lo Xenomorfo.

Un solo Xenomorfo basta e avanza

Lo Xenomorfo di Alien: Isolation è diventato piuttosto famoso in questi anni, all’epoca si sprecavano anche i video divertenti pubblicati su internet dai giocatori, questo perché il team di sviluppo ha concentrato buona parte dei suoi sforzi nella realizzazione di una intelligenza artificiale programmata per cacciare continuamente il giocatore in base alla sua vista, al suo olfatto e ai rumori. Questa tecnica ha fatto in modo di creare una vera e propria illusione che l’alieno modifichi le proprie strategie di caccia, con risultati che spesso sembrano quasi divertire l’alieno a giocare con la preda.

Si tratta di una creatura invincibile che tende a perseguitare Amanda per tutta la durata della lunghissima avventura, e l’unico modo per fronteggiarlo è spaventarlo con il fuoco. Pistole o fucili non avranno alcun danno su di lui, ma sono quella risorsa di contorno utile per superare determinati ostacoli.

La stazione spaziale è letteralmente gigantesca e la struttura adoperata dallo sviluppatore si basa essenzialmente sul backtraking, con l’aggravante però della presenza dell’alieno a perseguitare il giocatore. Una dinamica parzialmente rivista in azione proprio quest’anno nel remake di Resident Evil 2, con il Tyrant integrato nel gameplay come un nemico invincibile attento ai suoni. La differenza in questo caso è che il Tyrant sfrutta degli algoritmi differenti che si traducono in un teletrasporto invisibile all’occhio del giocatore, pensato per avvicinarlo alla posizione di Leon e Claire.



Nel caso dello Xenomorfo abbiamo un segugio inarrestabile di cui si possono udire i passi tra le condutture, elemento che obbliga a giocare l’avventura con un piglio più indirizzato allo stealth, anche con i nemici più tradizionali.

Nell’impianto survival si unisce anche una formula di crafting incentrata sul recupero delle risorse, la costruzione di nuovi medikit, oppure di oggetti “artigianali” che possono confondere i nemici. Alien: Isolation non è quindi un banale walking simulator, ma un survival horror purissimo in cui si hanno tutti gli strumenti per combattere o resistere le minacce, mentre la fuga a gambe levate difficilmente diventerà una solida opzione da percorrere, soprattutto con uno Xenomorfo attentissimo ai suoni. Se siete dunque amanti dell’azione nuda e cruda, lasciate perdere Alien: Isolation, poiché richiede uno stile di gioco più contemplativo.

La conversione su Nintendo Switch

Veniamo ora al piatto forte, come se la cava Alien: Isolation su Nintendo Switch? Avevamo un po’ temuto il peggio in realtà, soprattutto quando di mezzo c’è la necessità di realizzare delle conversioni del genere da titoli usciti su piattaforme più avanzate. Si, all’atto pratico parliamo di un gioco cross-gen uscito a cavallo tra la vecchia e la nuova generazione di console, tuttavia il titolo adottava su Playstation 4, Xbox One e PC alcune tecnologie legate all’illuminazione, e in generale all’effettistica, che erano stati riproposti su PS3 e Xbox 360 con molti compromessi, oltre ad un framerate decisamente ballerino.

La conversione operata da Feral Interactive su Nintendo Switch è semplicemente esemplare: il gioco si presenta esteticamente identico alle controparti dell’attuale generazione di console, tuttavia presenta un comparto grafico visivamente addirittura migliore della versione Playstation 4 (come confermato anche dall’analisi di Digital Foundry).

Il lavoro di conversione è poi andato a coinvolgere anche altri aspetti: non c’è più il tearing su schermo, mentre il framerate adesso singhiozza meno nei momenti più movimentati, questo anche rispetto alle versioni dell’attuale generazione, che in alcuni punti a volte pativano i cali.



L’immagine in generale appare più pulita in modalità dock, ma soprattutto sullo schermo del tablet se giocato in portatile. Parliamo quindi della versione migliore in circolazione? La risposta è Ni!

Allora, la versione Switch nasconde comunque alcuni compromessi che riguardano un leggero abbassamento nel dettaglio delle ombre, mentre la tecnica di ambient occlusion ovvero quella solitamente utilizzata per dirottare l’illuminazione di ogni punto in funzione della geometria della scena, è stata sensibilmente ridotta in alcuni punti. Parliamo ovviamente di dettagli minori che non vanno ad intaccare minimamente l’esperienza di gioco.

Giocando in portatile la resa visiva in generale guadagna comunque ulteriori punti grazie allo schermo di Nintendo Switch, che garantisce immagini ancora più nitide e meno sporche. Quanto ai contenuti che troviamo in questo porting, i giocatori che acquisteranno il gioco avranno un pacchetto completo con tutti i contenuti scaricabili a pagamento, ovvero le sfide survival e due missioni ambientate sulla Nostromo, di cui una che emula proprio l’epilogo del primo film di Alien.

Commento finale

Una conversione di Alien: Isolation su Nintendo Switch a tratti sembrerebbe scontata e semplice da eseguire, essendo basata su un codice cross-gen, tuttavia parliamo di una produzione che faceva leva su alcuni aspetti tecnici studiati per l’attuale generazione di macchine. Essendo un team che lavora proprio nell’ambito dello sviluppo PC, Feral Interactive ha sfruttato tutti i mezzi a propria disposizione per realizzare una conversione con pochissimi compromessi.

Nell’ottica della giocabilità, grazie alla possibilità di passare dalla TV al divano in pochi secondi, la versione Switch di Alien: Isolation è senza dubbio la migliore in circolazione. 



Alien: Isolation

8

VOTO FINALE

8.0/10

Pros

  • Una conversione esemplare
  • Tutti i DLC già inclusi
  • Grandi omaggi al primo Alien
  • Grande lavoro di atmosfere
  • L'IA dello Xenomorfo è grandiosa ancora oggi

Cons

  • C'è qualche leggerissima rinuncia tecnica
  • Nelle fasi finali l'avventura cerca di allungare un po' troppo il brodo
  • Prezzo un po' alto per un gioco del 2014

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